mercoledì 31 marzo 2010

Post per imbecilli.

Questo è un post discriminatorio e quindi un pò leghista (il trend è questo d'altronde): esso è infatti ad uso e consumo per gli imbecilli, i belli addormentati, i grillini, i qualunquisti tutti e gli astensionisti, astenersi persone normodotate politicamente, donne che vogliono essere padrone del proprio corpo e non solo.

Ci son voluti ben due giorni, ma ecco la prima differenza fra Cota e la Bresso, ma chi l'avrebbe mai detto? E si che l'uno o l'altra pari erano, o no?


TORINO
- La pillola abortiva va somministrata in ospedale e le confezioni già arrivate in Piemonte potrebbero restare al momento nei magazzini: è quanto ha detto il neopresidente leghista della regione Piemonte, Roberto Cota, ai microfoni di "Mattino Cinque" durante la rubrica "La telefonata" di Maurizio Belpietro. Sulla Ru486 Cota ha idee "completamente diverse" da quelle dell'ex presidente Mercedes Bresso: farà quanto in suo potere per fermarla. Da domani le farmacie ospedaliere potranno avviare la procedura per richiedere la pillola, e già il percorso della Ru486 in Piemonte potrebbe incontrare lo stop della regione, nel caso in cui non venisse inserita nel prontuario regionale.

Aspetto con ansia che i due consiglieri grillini, i qualunquisti del "tanto son tutti uguali" e i duri e puri si assumano la responsabilità di tutto ciò:

ANCHE SE VOI VI CREDETE ASSOLTI,
SIETE LO STESSO COINVOLTI.


p.s.
Questa me la manda un lettore e la pubblico volentieri:

Sembra che i grillini questa frase se la siano passata.
"Avere due (o uno) consiglieri serve a sapere di cosa si discute in consiglio regionale."

Basta andare a sentire le sedute, che sono pubbliche, e si sa di cosa si discute e, se non bastasse, in base alla legge 142 sulla trasparenza (potrei sbagliare il numero ma la legge esiste) tutti gli organismi pubblici sono tenuti a dare notizie verbali e scritte di ciò che accade in quegli enti.
Ma una scusa più plausibile per giustificare l'esistenza in vita del movimento di grillo non erano in grado di trovarla?

IDIOTIIIIIIII!!!!!!!!!!!

martedì 30 marzo 2010

Grazie, grazie, grazie.

Grazie, grazie e ancora grazie a tutti i Piemontesi.
Non sentendomi degno di azzardare un analisi sul voto a livello nazionale, permettetemi di magnificare la mia splendida Regione e la sua gente, tutta.


Grazie a tutti i cuneesi aperti e cosmopoliti come non mai, ai novaresi fieramente piemontesi e non succubu della Lombardia, ai Verbani (o come cazzo si dice, ma stanno veramente in Piemonte?), agli Astigiani che loro sì che sono il vero motore del Piemonte, ai bicciolani, pardon Vercellesi, che fieri di aver appena perso un presidente di provincia di centrodestra dopo la sua villeggiatura in gattabuia, rinnovano il voto alla parte onesta e infine agli alessandrini: potevano forse loro esser da meno per l'ennesima volta con gli istinti più valligiani, retrivi e montagnini delle sopraccitate province?


Grazie a questo tizio sopra, che a molti di voi nulla dirà ma se andate a rivedere la prima immagine sopra e le relative cifre capirete tante cose, e al di lui mandante genovese con l'utilissimissima lista 5 stelle.
Il tizio qua sopra, mentre chi rifiutava le centrali nucleari e si batteva per la laicità perdeva per uno 0,4% la Regione, si portava a casa un bel 4 % di voti (sicuramente sottratti a elettori di destra come lui dice, e come no? E il sole magari gira intorno alla Terra...) che faranno si che ben due consiglieri della lista 5 stalle, pardon, stelle saranno nel consiglio Regionale Piemontese mentre si faranno centrali nucleari, la Tav andrà avanti ne più ne meno (se non peggio) come prima, e mi fermo qua per amor di Patria...
Vorrei solo ricordare che sto tizio è fra quelli che predicano la rivoluzione del e su web, nel frattempo non riesce non dico ad avere un sito, ma manco uno straccio di blog suo....



Un grazie da tutti i Piemontesi che per questa Nazione si sono battuti per unirla dalle Alpi alla Sicilia e da quelli che durante la Resistenza si sono battuti fieramente contro l'assurda Repubblica di Salò, agli elettori e agli astenuti tutti per aver fatto si che l'anno prossimo saremo una regione barzelletta: il 2011 sarà il 150° anniversario dell'Unità d'Italia partito proprio da queste terre, terre che saranno governate da gente che parla di stato-Padania, non c'è da scompisciarsi dal ridere?
Chiudo con una frase dell'ex governatrice della regione Bresso, mi è capitato di essere in disaccordo con certe sue scelte (Tav in primis), ma stavolta non posso che concordare con le sue ultime dichiarazioni...

"Non credo che abbia influito sul voto la componente dei programmi elettorali - - ma credo che il senso di contrapposizione politica nel nostro paese abbia svantaggiato i partiti tradizionali e avvantaggiato le componenti quali la Lega, le liste civiche e Di Pietro. La politica urlata paga, questo è il problema".

Sulla mia Regione non posso che concordare, non mi risparmio però dal ringraziare nuovamente i grillini, gli astensionisti ed i fenomeni da baraccone del "Tanto son tutti uguali".
Cota sarà uguale a vostra madre magari, a vostra madre...

lunedì 29 marzo 2010

Tanto sò tutti uguali...

BRESCIA - Renzo Bossi con ogni probabilità sarà eletto consigliere regionale della Lombardia. Il figlio del segretario confederale della Lega Nord Umberto Bossi è infatti in testa alle preferenze del suo partito in provincia di Brescia dove è candidato.


Mmmmhh, aspettiamo a tirar le somme, ma gli spunti non mancheranno: tanto so' tutti uguali chiunque abbia vinto, no?

domenica 28 marzo 2010

Pallottole, buste esplosive e schizzi di merda.

Ora, questo Paese è di un prevedibile da far schifo: arrivano le elezioni e che succede? Misteriosi attentatori spediscono a getto continuo buste esplosive e pallottole casualmente a chi è al governo.



Ma chi, mi domando io innocentemente, avrà mai interesse a far si che gli organi d'informazione parlino a tutto spiano il giorno prima delle elezioni e nella domenica del voto di vergognosi attentati a Silvio Berlusconi e alla Lega che ha candidati in regioni come Piemonte e Veneto? Chi potrebbe mai gettare merda sulla massima espressione di Democrazia che è il voto ottenendo come possibile effetto quello di indurre parte dell'elettorato a far fronte comune a difesa degli aggrediti dai "vili attentati"?
Chissà...
Arrivati alla fine di una campagna elettorale che ha messo la mordacchia a tutte le voci di dissenso e letti gli incredibili dati dei due maggiori teleschifogiornali, l'unico messaggio che è passato è stato questo:


Allora questa volta non starò qua a sprecare tempo e spazio per ricordare una cosa, palese pure per i bambini, come il fatto che andare a votare è questa volta più necessario che mai per arginare questo mare di merda che ci sta sommergendo.
No, no, dico solo che chi non va a votare perchè "tanto son tutti uguali", di quella merda è parte integrante.
Buon voto di sinistra a tutti quelli che Resistono.



Vieni a vedere sono tornati
Con la camicia nera che non cambia mai
Rissosi faccendieri soci della mafia
Servi del potere e guerrafondai.
Hanno imbavagliato l'informazione
La televisione non deve far pensare
Rubare da padrone non è reato
La polizia che pesta, è tutto organizzato.
Tutti al servizio del presidente-re
Alla corte del re.
Parole inneggianti alla nostra cultura
Sono razzisti è cosa sicura
Marchiano i diversi come animali
E' una vergogna le impronte digitali.
Tutti i più deboli saranno eliminati
Gli agitatori saranno eliminati
Tutti i servizi privatizzati
Solo i più ricchi saranno aiutati.
Tutti al servizio del presidente-re
Alla corte del re.
S.o.s. tutti a raccolta
Fai la cosa giusta
Chiama la rivolta
S.o.s. non è fantasia
Qui si sta bruciando
La democrazia!
Alla corte del re...

Casa del Vento - Alla corte del re (Pane e rose - 2002)

mercoledì 24 marzo 2010

Domani parto per Cuba

Sono stanco.
Stanco.
Stanco.

Domani parto per Cuba.



Domani parto per Cuba e lascio qua Maalox, preoccupazioni, delusioni, frustrazioni e tutte le peggio cose che la vita ogni giorno si guarda ben bene di non farci mancare.

Domani parto per Cuba stufo di non avere un domani sicuro e lascio qua la precarietà, un lavoro che oggi c'è e domani speriamo, una flessibilità che mi porta spesso a piegarmi e mai a realizzarmi.
Domani parto per Cuba per lasciarmi alle spalle quest'aria velenosa e avvelenata, il cemento che anno dopo anno ha spazzato via il verde dalla mia città e la polvere d' amianto che giorno dopo giorno mi uccidono l'anima mentre aspettano di terminare il loro compito colpendo alfine il mio fisico.
Domani parto per Cuba perchè ho voglia di Malecon, di Havana veja, di Vinales, di Trinidad, di Pinar del Rio, di Santiago mentre il mio paese è oramai diventato un'ernorme Milano fatta di migliaia di piazze San Babila.
Domani parto per Cuba per sognare ancora la gioia, l'amore e la voglia di vivere.

Domani parto per Cuba, perchè morire una volta ed una volta sola si può accettare, farlo ogni maledetto e fottuto giorno no.

lunedì 22 marzo 2010

Don Tardani, il prete che fa vergognosamente campagna alla Polverini

“In coscienza, quanti credono nell’amore, nella vita, nella famiglia non possono votare lo schieramento avversario, che nega concretamente tali Principi. (…). Anche l’ipotesi di astenersi dal voto, è una scelta inopportuna perché sono in ballo valori troppo alti ed è un momento molto critico in cui bisogna uscir fuori per difendere particolarmente i valori della vita e della famiglia e fermare la disgregazione ormai già in atto da molti anni nel nostro Paese. Per questo, si può essere convinti che nel Lazio è meglio votare l'attuale schieramento di Renata Polverini come nelle altre Regioni coloro che sostengono tali valori”.


Questo l'assurdo appello di tale Don Tardani, parroco di San Tommaso ai Cenci, una chiesa di Roma centro.
Io credevo che fra un prete ed un militante che fa campagna elettorale ci fosse differenza, ma d'altro canto ero scioccamente convinto che esistesse un Concordato...
Questo post lo dedico a tutti gli idioti che parlano di "valori" cattolici quando si tratta di decidere chi ci deve governare: e sticazzi come direbbe un mio caro amico romano (non vaticano)...

sabato 20 marzo 2010

Da grande.

Vi capita mai di fermarvi un attimo e di ripensare a voi stessi a seconda della carta d'identità a 20, 30 o addirittura 40 anni fa?
O meglio: cosa vi aspettavate dalla vita, come vi vedevate da adulti, siete diventati quello che pensavate o addirittura speravate di diventare?


Quante volte prima di coricarci, dopo un bicchiere di troppo, al termine di una lite in casa o sul lavoro, facciamo una sorta di bilancio, spesso mugugnando, su ciò che siamo, quello che abbiamo ottenuto dalla vita e che tipo di persona siamo diventati?
Il giochino diventa più difficile, e ahinoi spesso più crudele, quando rapportiamo le prospettive e aspettative di quello che potremmo definire "un bilancio preventivo" messo giù tra l'infanzia e l'adolescenza e il "bilancio consuntivo" con il quale, da persone adulte, dobbiamo fare duramente i conti.
Il primo passo, al di là della mitizzazione della nostra gioventù, è ricordarci com'eravamo.
Cosa rispondevate ad esempio quando, ancor piccini, vi chiedevano: "Cosa vuoi fare da grande?".
Vi ricordate il primo bacio? Ed i primi timidi rapporti con l'altro sesso: che idea avevate dell'amore? Come vi immaginavate il vostro compagno per la vita, che rapporto immaginavate di aver avuto un giorno con i vostri figli per differenziarvi dai vostri genitori?
Cos'era per voi l'amicizia e che fine hanno fatto quegli amici che insieme a voi attraversarono gli anni più importanti della vostra formazione umana: sono ancora qui con lo stesso ruolo che avevano allora, restano per sporadiche rimpatriate nelle quali l'unico argomento di conversazione oramai in comune è il rivangar "i bei tempi andati" oppure li abbiamo "smarriti" come si fa con un ombrello dimenticato in un bar?
Che cos'erano per voi e cosa sono adesso, siano ancora in vita o meno, i vostri genitori?
E il vostro primo grande amore, quello che sarebbe stato per tutta la vita, che fine ha fatto? E il vostro miglior amico? E le canzoni che ascoltavate allora, che spesso solo a sorprenderci a canticchiarle ce ne vergognamo manco fossimo dei ladri, le ascolte tutte-tutte ancora?
E soprattutto: è questa la vita che, compromesso dopo compromesso, volevamo e ci aspettavamo?
Adesso viene il difficile, guardate chi vi sta accanto, se qualcuno vi sta accanto, guardate quello che fate (o non fate) per vivere, contate quelli che vi vogliono veramente bene, pensate a ciò che avete detto e a ciò che avreste dovuto dire, ascoltate la musica di allora e quella di oggi, guardatevi allo specchio e dopo aver confrontato ciò che siete diventati con ciò che credevate di diventare e aver messo da parte il pragmatismo che l'età porta con sè, chiedetevi: sono felice come sognavo allora?



Mio figlio ha cinque anni
e cinque convinzioni
facendo bene i conti
ne ha cinque piu' di me
se il nero fosse bianco
se il bianco fosse nero
sarei poco sicuro
di quello che ora so'
io che mi fido solo
di chi mi ha dato il cuore
quando non ce l'avevo io
e sono ancora qui
qui con le mie domande
e sono ancora qui
cosa faro' da grande
non seguo l'uomo bianco
che parla delle donne
non lo capisco quando
parla di belzebu'
nell' uomo piu' feroce
nel serpe piu' cattivo
se cristo fosse vivo
io lo vedrei anche qui
anche se non lo vedo
non mi comporto male
corro da indipendente sempre
e sono ancora qui
qui con le mie domande
e sono ancora qui
cosa faro' da grande
e sono ancora qui
qui con le mie mutande
e sono ancora qui
cosa faro' da grande
il tizio che ha rubato
stanotte in casa mia
non ha portato via
un dubbio che c'e' in me
se non mi andava bene
con le canzoni forse
ero dalla sua parte
e c'era un ladro in piu'
le strade sono giuste
anche quelle sbagliate
basta non esser certi mai
e sono ancora qui
qui con le mie domande
e sono ancora qui
cosa faro' da grande
e sono ancora qui
qui con le mie mutande
e sono ancora qui
cosa faro' da grande

Gino Paoli - Cosa farò da grande (Cosa farò da grande - 1986)

lunedì 15 marzo 2010

Polverini, ma il senso del ridicolo sai dove sta di casa?

Ora, lungi da me far di tutta l'erba un FASCIO, ma bendetto iddio Renata Polverini, è proprio vero che i voti (come la pecunia di millenaria memoria) non puzzano...



Mi domando se sia più patetico vedere una signora di mezza età sulla balaustra di una curva di tifosi tristemente noti per i loro comportamenti razzistoidi e fascisti e l'aver inneggiato al comandante Arkan oppure i tifosi stessi che si prestano a una marchetta di questo genere.

domenica 14 marzo 2010

Essere storti in un mondo che va conformisticamente diritto...

Il Paese va a puttane e io che faccio? Mi taglio i capelli. Dio in che stato...


Oggi, nonostante in questo Paese di merda dove i prepotenti impunemente prepotenteggiano, i venduti continuano a presidiare la postazione nella quale sono stati messi per fare da cani da guardia del potere non si schiodano ed i corrotti fanno le vittime, al primo sole ho deciso che era ora di tirare fuori la bici.
Purtroppo la mia Poderosa aveva un pedale spanato, al che ho deciso di andare dal mio ciclista di fiducia, ossia un tizio che magari con le bici non è proprio un artista, però ci mette talmente tanta passione nel suo lavoro che mi risulta impossibile non andare da lui quando il mio velocipede richiede di cure.
Arrivato da lui gli spiego il problema e mi invita o a lasciargliela lì oppure ad aspettare una ventina di minuti al fine di metterci sopra le sue sapienti (sic!) mani e risolvere il problema: opto per la seconda opzione ed esco a fumarmi una sigaretta.
Davanti al ciclista c'è un "Tattoo Center", passano i minuti ed una coppia con bambino entra là dentro mentre il mio indefesso riparabici batte sulla pedalina, dopo cinque minuti un'altra coppia suona il campanello (si, c'è pure un campanello manco fosse un'oreficeria...) ed entra dal tatuatore mentre dal retro bottega arrivano bestemmie varie e assortite, altri cinque minuti ed un paio di tizi con tute adidas e occhiali scuri tipo saldatore, dopo aver rigorosamente lasciato la loro vettura in divieto di sosta con i lampeggianti accesi, suonano alla porta del marchiatore.
Mezzora per cambiare una pedalina e nessuno tranne il sottoscritto è entrato, dal tatuatore (mentre nel frattempo la prima coppia esce e lui tirandosi su il pantalone fiero rimira la sua caviglia segnata a vita) invece sono entrate sei persone...
Ora, in un Paese dove in una giornata di sole primaverile il rapporto fra chi si dedica alla bici rispetto a chi si fa un tatuaggio che sfoggerà nella bella stagione in piscina e/o al mare, è di uno a sei circa e in più ti trovi come casistica dalla parte della sparuta minoranza, che cavolo puoi ancora sperare?
Dopo il prezioso operato del mio vecchio romantico ciclista che mi ha montato una pedalina diversa dall'altra (e il grave è che a me questa soluzione piace pure), vado a casa pedalando e appena arrivato mi armo della macchinetta tagliacapelli: diverso per diverso sono come sono e porto via anche quelli alla faccia di Berlusconi e dei suoi capelli finti e di tutti quelli che alla bici in un giorno di sole preferiscono un tatuaggio...



Avrei potuto essere un famoso pianista
sarei potuto diventare un d.j.
giuravo che avrei fatto il portiere
era l'unico a differenziarsi
pensavo che non fosse della squadra
era vestito meglio e stava fermo

e quando io sto fermo
e' perche' ho qualcosa in mente

sono come sono
sono cosa sono
sono come sono
sono come suono

avrei potuto fare l'ingegnere chimico
o smplicemente terminare gli studi
sarei riuscito a costruirmi la casa
invece cosi' mi devo fidare

e quando mi fido
non serve che ti fidi tu

sono come sono
sono cosa sono
sono come sono
forse neanche buono

Bluvertigo - Sono come sono (Zero, 1999)

sabato 13 marzo 2010

C'e' chi vuole un direttore dimezzato, ma io non lo saro' mai

'C'e' chi vuole un direttore dimezzato, ma io non lo saro' mai': lo ha detto il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, in un editoriale trasmesso durante il Tg1 delle 20, commentando le vicende della Procura di Trani.

Non c'è problema Minzo: tu per me un direttore di telegiornale non lo sarai MAI.

venerdì 12 marzo 2010

Inferno Minzolini

Sapete poi cos'è la cosa che mi sta letteralmente in culo?



E' che le persone ONESTE come me che non evadono il canone pagano lo stipendio a soggetti come questo indegno persino di essere nominato.

giovedì 11 marzo 2010

lunedì 8 marzo 2010

Che ci faccio qui?

Che ci faccio qui in questa chiesa, cos'è questa litania recitata da un dieci per cento scarso dei presenti, perchè queste facce mi son tutte famigliari ma nessuna delle stesse mi guarda, mi sorride, guardando tutti i propri piedi mugugnano qualcosa o soltanto pensano così intensamente da farmi sentire un pesce fuor d'acqua?



PRIMO MISTERO.

Ora ricordo: siamo qua per Fabietto.
Stamane Paolone ha mandato un sms a tutti: "Stasera alle sette alla chiesa di Santa Chiara, Fabietto ha perso il papà", non servivano altre parole.
Puoi non vederti per settimane, mesi, anni, ma quando è ora sai che ci devi essere, c'è qualcosa che lega un gruppo di persone all'interno di questa chiesa che più estranee ad essa non potrebbero essere.
Ci riconosci anche se separati qua dentro, da come siamo vestiti, dal fatto che non uno di noi spiccica una parola delle preghiere, da facce stropicciate che sono storie solo a guardarle: vedo capelli bianchi, quando addirittura non chieriche, visi scavati da scelte sbagliate o da lavori usuranti, barbe non fatte da più giorni, occhi stanchi di chi ha lavorato troppo nella propria vita o di chi è stanco solo della vita stessa, ma questi siamo noi.

SECONDO MISTERO.

Accanto a me c'è Mariolino: padre, fratello, amico.
Ero ancora un bocia quando lui ne aveva già viste di tutti i colori, lavorava la notte in un forno, arrivava a casa verso mezzogiorno ma non mancava giorno che non fosse al bar per le quindici.
Mariolino ha quasi tredici anni più di me, è più basso ma una mia coscia è grande come un suo muscolo.
Me lo ricordo ancora una volta passando nel corso centrale in pieno inverno dopo un'abbondante nevicata, sto parlando di un quarto di secolo fa: al bar dei fighetti fascistoidi paninari lo videro arrivare con la sua camminata dinoccolata e la sua toppa del Che che doveva costare sicuramente di più del giaccone sulla quale era cucita (ma non lo sapremo mai, figuriamoci se l'aveva comprata...), credendo di fare i grandiosi iniziarono a raccogliere palle di neve dal marciapiede e a tirargliele.
Poverini, non dimenticherò mai la scena: anche lui si chinò per fare munizioni.

Come potrebbe mai farcela uno contro quindici? Semplice.: il compagno Mariolino raccoglieva da terra munizioni, ma non eran fatte di neve gelata.
Il gelo e la cattiva manutenzione del porfido dell'allora amministrazione comunale trasformarono Mariolino in una macchina sparasanpietrini, le palle di neve smisero di volare mentre sotto una gragnuola di cubetti i coglionazzi sprovveduti scapparono alla bella e meglio: da quel giorno Mariolino entrò nella leggenda cittadina.

TERZO MISTERO.

A un tizio accanto alla seconda navata suona improvvisamente il cellulare: che chiamata così importante dovrà mai aspettare per tenerlo acceso anche durante una funzione funebre?
Il Titti lo guarda per un secondo, basta e avanza per consigliare al tizio di uscire dalla chiesa con il suo merdoso telefonetto in un nanosecondo.
Si diceva che il Titti fosse andato in Venezuela, troppe canne e cattiveria per restare in questo buco di culo di provincia, un giorno salutò genitori e amici e disse: "Me ne vado, andate affanculo voi e questo posto di merda, io inizio una nuova vita dall'altra parte del mondo!".
Perdemmo le sue tracce, di Titti il bolivariano (ma chi cazzo sapeva da ragazzo chi era Simon Bolivar oltre Titti? Per noi esistevano solo il Che e i nonni partigiani) arrivavano le voci più assurde: allevatore di capre, impiegato in una piattaforma petrolifera, sguattero in un baraccio che c'era da farsi l'antitetanica solo a entrarci, gigolò per ricche turiste statunitensi.
Poi un giorno Titti è riapparso in città, smagrito, invecchiato come se fosse stato via non cinque ma ventanni, ora lavora in un ristorante in collina e se la fa con la padrona dello stesso, ma non è più il Titti di prima se non nello sguardo allucinato di chi sta per scappare un'altra volta...

QUARTO MISTERO.

Quanti sono i misteri chiedo a Paolone. "Nove!" mi risponde secco a bassa voce, l'unica speranza è nella sua inesistente conoscenza del cattolicesimo...
Paolone è da sempre il miglior amico di Fabietto, lavorano insieme sin da ragazzi nella stessa fabbrica e, mentre Fabietto si diletta nel fare il rappresentante sindacale, Paolone si diletta ad appendere al muro la gente durante le assemblee in sala mensa.
Paolone è la persona più buona al mondo, ve lo giuro, ma quando si tratta di diritti sul lavoro e di aver a che fare con ruffiani e crumiri si trasforma in un'altra persona, non chiedetemi perchè ma è così: l'ho visto restare imperturbabile fuori da uno stadio mentre un moscerino che avrebbe potuto schiacciare in un secondo lo provocava, l'ho visto altresì salire con i suoi quarantacinque anni ed i suoi 100 chili sul monumento principale della nostra città con una pezza con su scritto: "Ammazziamo chi non fa rotazione con la cassa integrazione".
L'estate scorsa la loro fabbrica è entrata ulteriormente in crisi, a settembre in assemblea Fabietto cercava di mediare fra azienda e operai, cercando di far passare l'ennesimo periodo di cassa ordinaria, Paolone si è messo a urlare: "Tutti sul tetto, tutti sul tettooooooooo!".
Siccome nessuno lo seguiva c'è andato da solo, alle 17.00 però, al suono della sirena, disgustato s'è ne è sceso.
"Hai già finito la tua lotta?" gli hanno chiesto irridendolo due impiegati che mai hanno conosciuto la cassa in tutta la loro insignificante vita incrociandolo alla timbratrice.
Si dice che il doppio SCIAF si sia sentito sin dall'altra parte della fabbrica...

QUINTO MISTERO

Siamo già al quinto? Porca troia, vuoi vedere che Paolone memore di quei due mesi che ha fatto il chierichetto (prima che il Don lo cacciasse perchè ciulava le monete delle elemosine quando le raccoglieva nel cestino durante le funzioni) ci abbia beccato?
Fabietto è la, nel primo banco della chiesa, vicino alla madre ancor più minuta di lui e le due sorelle più piccole.
Con qualche pagina letta in più ed un filo di malizia potrei oggi affermare che era il radical chic della compagnia, o per lo meno ci provava, anche se alla prova dei fatti la sua natura veniva sempre fuori...
Io non ho mai voluto fare tatuaggi, mentre mariolino ne sfoggiava un paio di inchiostro blu di pessima fattura che si diceva avesse fatto nei carrugi di Genova in uno dei suoi sabati sera da zingaro su è giù per l'A26, gli altri ne avevano ma un giorno Fabietto si presentò garrulo e giulivo: "Anch'io ho il mio tatuaggio, ma non certo una roba da animali come voi!".Al che tirò su la manica destra e mostrò una candela col filo spinato attorno.
La cattiveria e l'ignoranza presero il sopravvento: il simbolo di amnesty venne deriso in tutti i modi possibili, le allusioni sull'uso che doveva fare di quella candela quando si imboscava con le giovani studentesse (che chissà perchè finivano sempre le serate in discoteca con lui e mai con nessuno di noi) si sprecarono.
Ma Fabietto era uno di noi, quindi non era normale.
Il giorno dopo si presentò con due tatuaggi del Che: uno sull' avambraccio sinistro e l'altro sulla caviglia.
Alla follia di un amico rispondemmo con un ammirato e invidioso silenzio mentre si beava davanti a noi, alla follia di un figlio che in due giorni si era fatto tre e dico tre tatuaggi, la buonanima del padre rispose con una massiccia dose di cinghiate sulle zone epidermiche del suo corpo ancora libere da cheguevari e candele.


O BEATA O PIA O DOLCE VERGINE MARIA

Il Rosario termina, come volevasi dimostrare Paolone in materia religiosa non ci capisce un cazzo quanto noi altri.
Aspettiamo che la gente vada a fare le condoglianze e sfolli poi, per ultimi, ci presentiamo davanti a Fabietto che ci guarda e dice:

"Eccoli. Gli ultimi. I compagni ci sono sempre".

Non è solo un abbraccio quello che segue.
E' una funzione nella funzione, e la sua breve omelia vale più di quella di mille preti.
Ci abbracciamo, ci ritroviamo, ci sentiamo di nuovo una cosa unica nel momento del dolore come mille altre volte lo siamo stati invece, in tempi passati, nei momenti di euforia.

Che ci faccio qui? Adesso l'ho capito.
Sono con i miei fratelli, quelli veri.

domenica 7 marzo 2010

Cari Blogger: M'AVETE ROTTO I COGLIONI!

"Ai tempi del fascismo non sapevamo di vivere ai tempi del fascismo"

(Enzensberger)


E' vero: tra venerdì notte e sabato è stata fatta una porcata di quelle che gridano vendetta.
Ieri giro per i blog e cosa leggo? Invocazioni all'astensione, demoralizzazione, scoramento, inviti ad alzare le mani consegnandosi mani e piedi alle bestie, per citare De Andrè ci si costerna, ci s'indigna, ci s'impegna salvo poi gettar la spugna "con gran dignità".
Poi, per fortuna, m'imbatto in una voce fuori dal coro che reagisce dicendo: "Sono schifata, ma io continuo per cambiare qualcosa".



Fare Resistenza non significa soltanto lagnarsi, piangere miseria, compatirsi vicendevolmente beandosi del "l'avevo detto io che questi eran fascisti!": secondo voi, chi si ribellò al regime settantanni fa, passava le proprie giornate scribacchiando a destra e a manca su quanto si era sfortunati a vivere in un paese così di merda?
Ho sostenuto e sostengo Silvia alle regionali del Lazio, Pierprandi a quelle Emiliane e da oggi nel mio piccolo cerco di fare Resistenza sostenendo Pamela nel basso Piemonte.
Pamela ha 31 anni, fa politica perchè ci crede e non certo perchè velina, è quindi mediamente più giovane di molti bloggers che predicano la Rivoluzione in ciabatte davanti a un piccì, si paga i manifesti ed i bigliettini per la propria campagna elettorale, si mette su un blog su blogspot a zero spese da un paio di settimane perchè non può certo permettersi una campagna pubblicitaria tramite altri mezzi di informazione, si batte e sbatte nonostante la sua giovane età perchè crede di poter cambiare questa merda di paese da sinistra e in giro che facciamo alla faccia di chi come lei si mette in gioco in toto?
E' questo il mondo blogger? Gente che si piange addosso, che guarda quasi con soddisfazione la barca che affonda, che invita all'astensionismo facendo il gioco delle merde che barano, che intavola processi alla sinistra ogni 5 minuti ?
Ecco la mia (terza) risposta ai piagnoni che dovrebbero sciacquarsi la bocca ogni volta che parlano di Partigiani: sostenere una persona per bene per combattere e resistere alla deriva reazionaria di destra che affligge questo paese.
Non mi azzardo a chiedervi di fare come abbiamo fatto io e Gap di linkarla nella home page del vostro blog come per tutti i candidati che vengono "dal basso" e sono quindi vicini a noi, sia mai, vuoi mettere un bel banner di un Grillo et similia con persone non ricche che hanno bisogno del nostro sostegno come il pane?
Almeno andate da Pamela, ditele di continuare e non abbattersi nonostante la sua giovane età e i pochi mezzi che ha a disposizione, ditele di fare politica anche per noi, abbiamo maledettamente bisogno di qualcuno che creda e faccia politica alla faccia (mi si perdoni l'involontario gioco di parole) di tutte le porcherie, abbiamo maledettamente bisogno di essere rappresentati da persone perbene!
Allora, che aspettate, volete muovere il vostro blogculo e reagire a sta porcata ai danni dei candidati onesti?

sabato 6 marzo 2010

44

Segnatevi questo numero: QUARANTAQUATTRO.



GENOVA - Nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 dell'estate 2001, i no-global furono picchiati, umiliati, sottoposti a "trattamenti inumani e degradanti". Ci fu tortura, e gli imputati sono colpevoli. Generali della polizia penitenziaria, guardie carcerarie, ufficiali dell'Arma e militari, agenti e funzionari di polizia, persino quattro medici: questa sera la Corte d'appello del tribunale di Genova li ha condannati tutti e 44.
...
La sentenza di primo grado è stata completamente ribaltata. Allora, nel luglio del 2008, erano state pronunciate 15 condanne e ben 30 assoluzioni.

Questa sentenza, sporcata dalle prescrizioni, a nove anni di distanza da quella che fu una vergogna mondiale, non potrà restituire a noi che c'eravamo fiducia in istituzioni che la Giustizia stessa ha riconosciuto marcie sino al midollo, sia ben chiaro.
Diciamo però che, in una giornata dove l'uguaglianza della Legge per tutti ed il rispetto della stessa sono stati per l'ennesima volta calpestati dai desiderata del regime al potere, lenisce un poco il senso di disgusto che abbiamo per un Paese (giustamente visto lo stato di degrado dei suoi stessi cittadini) governato quasi ininterrottamente da 9 anni dalla destra berlusconiana con i risultati che sono sotto gli occhi di tutte le persone normodotate.

lunedì 1 marzo 2010

Il popolo delle incapacità

Non avevamo ancora finito di ghignare per il panino che avrebbe impedito al PDL di registrarsi in tempo per le elezioni regionali nel Lazio...



...che il governatore (a vita?) dell'intelligentissima popolazione lombarda che continua imperterrita a votarlo ne combinava una simile...

La Corte d'Appello di Milano ha escluso dalle elezioni la lista 'Per la Lombardia' di Roberto Formigoni per la non validità di 514 firme, accogliendo il ricorso presentato dalla lista Bonino-Pannella. La legge impone che le firme siano non meno di 3.500 e non più di 5 mila. In particolare le irregolarità riguardano la "mancanza di timbri sui moduli", mancanza di data dell'autenticazione e "mancanza del luogo dell'autenticazione.

la Repubblica 01/03/2010

Ma quanto sono incapaci questi? E pensate che ci sono fenomeni disposti ad essere governati da questi dilettanti allo sbaraglio, manco fossimo alla Corrida di Corrado...