Europa, anno 1945, la loro colpa? Essere ebrei.

Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: Considerate se questo è un uomo che lavora nel fango che non conosce pace che lotta per mezzo pane che muore per un si o per un no. Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome senza più forza di ricordare vuoti gli occhi e freddo il grembo come una rana d'inverno. Meditate che questo è stato: vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi, alzandovi. Ripetetele ai vostri figli. O vi si sfaccia la casa, la malattia vi impedisca, i vostri nati torcano il viso da voi.Primo Levi - Se questo è un uomo.*
Rosarno, anno 2010. La loro colpa? Avere fame e la pelle di colore.

Di nuovo, considerate di nuovo
Se questo è un uomo,
Come un rospo a gennaio,
Che si avvia quando è buio e nebbia
E torna quando è nebbia e buio,
Che stramazza a un ciglio di strada,
Odora di kiwi e arance di Natale,
Conosce tre lingue e non ne parla nessuna,
Che contende ai topi la sua cena,
Che ha due ciabatte di scorta,
Una domanda d´asilo,
Una laurea in ingegneria, una fotografia,
E le nasconde sotto i cartoni,
E dorme sui cartoni della Rognetta,
Sotto un tetto d´amianto,
O senza tetto,
Fa il fuoco con la monnezza,
Che se ne sta al posto suo,
In nessun posto,
E se ne sbuca, dopo il tiro a segno,
“Ha sbagliato!”,
Certo che ha sbagliato,
L´Uomo Nero
Della miseria nera,
Del lavoro nero, e da Milano,
Per l´elemosina di un´attenuante
Scrivono grande: NEGRO,
Scartato da un caporale,
Sputato da un povero cristo locale,
Picchiato dai suoi padroni,
Braccato dai loro cani,
Che invidia i vostri cani,
Che invidia la galera
(Un buon posto per impiccarsi)
Che piscia coi cani,
Che azzanna i cani senza padrone,
Che vive tra un No e un No,
Tra un Comune commissariato per mafia
E un Centro di Ultima Accoglienza,
E quando muore, una colletta
Dei suoi fratelli a un euro all´ora
Lo rimanda oltre il mare, oltre il deserto
Alla sua terra - “A quel paese!”
Meditate che questo è stato,
Che questo è ora,
Che Stato è questo,
Rileggete i vostri saggetti sul Problema
Voi che adottate a distanza
Di sicurezza, in Congo, in Guatemala,
E scrivete al calduccio, né di qua né di là,
Né bontà, roba da Caritas, né
Brutalità, roba da affari interni,
Tiepidi, come una berretta da notte,
E distogliete gli occhi da questa
Che non è una donna
Da questo che non è un uomo
Che non ha una donna
E i figli, se ha figli, sono distanti,
E pregate di nuovo che i vostri nati
Non torcano il viso da voi.
Adriano Sofri - Questo non è un uomo
Sono sempre stato cauto nell'accostare la Shoah con quello che in Italia accade da una ventina d'anni a questa parte con le grandi migrazioni, i CPT, le espulsioni, lo sfruttamento, la violenza, il razzismo becero e animale di chi fa politica (ma la si può definire tale?) sulla pelle degli ultimi inneggiando all'odio ed alla diversità non come ricchezza ma come colpa.
A Rosarno con la caccia al negro e le deportazioni di massa , negli accampamenti zingari nei dintorni di Roma, nei centri di "detenzione temporanea" da Lampedusa sino a Gradisca d'Isonzo, nello sfruttamento che diventa schiavismo della raccolta di pomodori in Campania come nei mercati della frutta a Milano, nei cantieri edili nel nord Italia come nella raccolta delle olive in Puglia, nell'indifferenza di chi si volta dall'altra parte, nelle urla becere degli stadi, nella coscienza di chi fa offerte per "i bambini poveri dell'Africa" e poi non reagisce quando i figli dell'Africa in Italia trovano l'inferno in Terra, negli assalti agli stranieri in tutta la Penisola ho visto l'orologio della Storia tornare indietro, ho visto l'odio farsi carne, ho visto il Male farsi uomo.
Non è questo Paese ad essere malato, ma la stragrande maggioranza della sua gente che di umano oramai non ha più nulla se non le sembianze fisiche.