domenica 5 dicembre 2010

Ripensando a Luca

Ce l'ho ancora davanti agli occhi e sulla pelle del gomito (tenuto fuori dal finestrino aperto, altrochè aria condizionata!) quel pomeriggio in viaggio sulla Genova-Ventimiglia nel settembre del 1992, dove l'estate sembrava non voler finire più e su una Ipsilon 10 verde (quegli scatolini col culo piatto, per intenderci) a più di 160 all'ora in terza corsia superando tutto e tutti sulle note dei viaggi e dei miraggi di De Gregori, Luca al volante si gira, mi fissa un attimo, vede che faccio altrettanto e mi domanda: "Stai pensando quello che penso io?", "Mi sa di si", rispondo "Qua se becchiamo anche un sassolino di ghiaia co' sta scatoletta del cazzo sotto il culo voliamo via". "Quindi?" mi fa lui. "Accelera" rispondo io.
E scoppiamo a ridere, correndo in macchina in autostrada come pazzi e sentendoci immortali, come solo la gioventù ti permette di fare.


Io me lo ricordo bene come conobbi Luca, le prime sbronze difficilmente si dimenticano, quella poi coincise con una nevicata di quelle che al giorno d'oggi i vari tiggì ci farebbero un'edizione di un'ora, tanto che in preda ai fumi dell'alcool a mo' di sfida decidemmo di andare a casa a piedi rifiutando tutti i passaggi in auto che ci vennero offerti e dopo un'ora e mezzo di cammino vagavamo ancora per la città sembrando due pupazzi di neve.
Io me la ricordo bene la prima vacanza con Luca, mentre c'era chi ancora cedeva al fascino dell'InterRail, mentre i più correvano ancora verso i lidi romagnoli, mentre quelli più lungimiranti andavano in Grecia o in Spagna a prezzi che a dirlo oggi non sembra neanche vero, noi coinvolgemmo un terzo malcapitato a venire con noi in Croazia dove la guerra sarebbe ufficialmente finita dopo un paio d'anni, non sto a raccontarvi che minchia di vacanza fu...
Io me le ricordo bene le serate con Luca nella sua tavernetta con personaggi strani che ci gravitarono attorno per anni e anni, le partite a scopone scientifico con i portacenere che a metà serata strabordavano e mai una donna che una che osava metterci il naso là dentro.
Io me li ricordo bene certi fine settimana quando staccavamo di lavorare e partivamo senza meta per la Liguria con nel bagagliaio solo un paio di cartoni di lattine di birra, alle sei del pomeriggio si era già sbronzi, alle sette di sera si dormiva, alle 23 ci si svegliava e si montava sulla macchina poi, alle sei del mattino al ritorno dalla solita notte inconcludente, scarpinata a piedi fin sulla torre per vedere sorgere il sole.
Io me lo ricordo bene, lui che non fumava manco le sigarette, la notte che volle dimostrarmi che si poteva fare tutte le canne che voleva: quando alla settima arrivò a fumarsi anche il filtro capii che era un caso disperato.
Io me li ricordo bene i concerti di Guccini a Torino, a Pavia, a Milano, a Genova decisi magari la sera stessa, così come mi ricordo che la macchina era da noi usata con la stessa facilità con la quale uso l'accendino oggi per accendere l'ennesima sigaretta, come quel capodanno che solo alle 11.00 di sera decidemmo che in città non c'era nulla d'interessante e ci ritrovammo allo scoccare della mezzanotte in un'autostrada deserta a brindare, dopo aver messo la macchina con le quattro frecce in corsia d'emergenza, nella corsia centrale con una bottiglia a testa di spumante, raccattata al primo autogrill incontrato, bevendo a gollone.
Io mi ricordo le prime divergenze sulla politica con Luca, sulle donne, su chi frequentare e chi no, sul lavoro, ma pensavo che la nostra amicizia fosse impermeabile a tutto.
Luca non lo vedo oramai da tre anni e mezzo, ho saputo da altri che ha avuto anche lui un figlio ma so di per certo che lo sta tirando su in maniera diversa da come sto tirando su il mio.
Forse un giorno si incontreranno e scopriranno che i loro papà sono stati grandi amici, ma non credo proprio che loro potranno mai esserlo.
La dedico a Luca questa canzone di musica leggera di quando, per quanto la musica fosse leggera, non parlava di quando Luca era gay ma di amicizia, ricordandolo nel bene come nel male, proprio lui che mi prendeva in giro perchè sentivo soltanto "quella palla di una musica di sinistra"...


Tu riri, tu riri, tu ririri...
anni questi anni passati così...
aridi, sterili, vuoti, è l'era delle immagini...
ci ha rubato il cuore, l'inventiva, le idee, le parole
ma certo che provo qualcosa per te...
ma dire amore è difficile, l'epoca del "tun tun cha ci pa tu pa tum"
ci ha stordito il cuore, siamo isole senza valore
ma la sera a casa di luca torniamo a parlare,
ma la sera a casa di luca che musica c'è
pochi amici a casa di luca, lo stato ideale
perché ognuno a casa di luca è nient'altro che sé,
certe sere a casa di luca facciamo le tre, cantando le canzoni
che belle vibrazioni...ancora
tu riri, tu riri, tu ririri....
sai che dovresti venirci anche tu
anche se a casa stai comodo...questa è un'era subdola
che ti inchioda il cuore e la vita ad un televisore
ma la sera a casa di luca torniamo a parlare
ma la sera a casa di luca che musica c'è
si discute a casa di luca e non sai quanto vale
sembra niente e invece è importante....ci devi venire
dal balcone a casa di luca si vede anche il mare
e parte una canzone...che bella dimensione, ancora
possiamo ritrovare...........
tu riri, tu riri, tu ririri....
ma la sera a casa di luca torniamo a parlare
ma la sera a casa di luca che musica c'è
dal balcone a casa di luca si vede anche il mare
e passa una canzone........
tu riri, tu riri, tu ririri....

Silvia Salemi - A casa di Luca ( Caotica - 1997)

9 commenti:

listener-mgneros ha detto...

è proprio vero che esiste un atlante dei sentimenti

Gap ha detto...

Bello. Mi piacerebbe cosa ti ha fatto pensare di nuovo e in maniera così intensa a Luca. Ogni volta che ripenso agli amici perduti ...

il Russo ha detto...

La verità? Ascoltando ieri, per caso, la canzonetta che ho postato da una radio commerciale mentre viaggiavo in auto.

Rouge ha detto...

C'è molta nostalgia in quello che scrivi, non solo per l'amicizia ma per un sacco di altre situazioni che ricordi. Tempo fa scrissi un post del genere, su un amico che non vedevo da tempo con cui avevo condiviso molto. L'ho chiamato un paio di volte, pare gli avesse fatto piacere e si sarebbe fatto vivo, disse. Mai più visto.
Le cose cambiano, andiamo avanti.

il Russo ha detto...

E infatti non lo richiamerò Rouge, bisogna saper accettare la fine delle cose per quanto le rimpiangiamo.

Chica ha detto...

sto imparando a aper accettare gli amici lasciati lungo la strada, credo (lo dico comunque con immensa malincnia) di essere a buon punto, perchè non mi chiedo più ilperchè di certi accadimenti.
Il rischio (almeno il mio) o la realtà (almeno la mia) è che non ci si "lega" più a nessuno profondamente per la paura di vederli andar via.
Amen.
The show must go on.

silvano ha detto...

Bello e nostalgico. Ci siamo dentro tutti con i nostri Luca, ognuno il suo. Molte volte poi si è Luca noi rispetto agli altri. Mi hai fatto ricordare una notte folle (tra l'altro manco farlo apposta in Liguria - se non ricordo male era Alassio o una frazione immediatamente vicina), in cui in piena notte (le 1? le 2?) ci siamo avventurati con l'auto su un sentiero che era possibile percorrere solo a piedi - credo si chiamasse la passeggiata di Byron. Non so come siamo sopravvissuti con le ruote che giravano sull'orlo del precipizio...ma ce l'abbiamo fatta.
ciao.

giudaballerino ha detto...

Di quei racconti che ti arrivano dentro sensa mediazione. Così personale eppure così universale.

maurob ha detto...

Gli amici, si trovano e si perdono, ce chi resta un minuto e non se ne va, anche se non ce più.
La vita d'altronde porta a continui bivi e non tutti seguono il nostro percorso.
Tieni stretto i ricordi che sono importanti.