sabato 6 novembre 2010

La merda e il cioccolato, il berlusconismo e l'Italia.

Reduce dalla prima bagna caoda di stagione, accompagnata da un doppio litro di dolcetto d'Acqui, mi sono seduto al computer e ho emesso un peto nauseabondo che m'ha fatto pensare: "dio mio che roba disgustosa: cosa c'è di più vomitevole di tutto ciò?".
Sono stato purtroppo immediatamente sbugiardato da quella che credevo una domanda retorica, dalla visione di questa foto.



ROMA - Un cumulo di macerie. E' quel che resta della Schola armaturarum juventis pompeiani, la palestra degli atleti di Pompei. Andata completamente distrutta alle 6 del mattino, poco prima dell'apertura del sito archeologico, poco prima che i turisti, in un sabato mattina di ottobre, si recassero a visitare gli scavi. Un disastro che ha suscitato indignazione e sconcerto. E lo sdegno del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che l'ha definito "una vergogna per l'Italia" .

Io ho avuto il privilegio di visitare Pompei quando questo scempio, dovuto non ad un inaspettato bombardamento nucleare bensì all'incuria della politica che ha concesso ad una semplice pioggia di fare tutto ciò, non era immaginabile neanche nel peggiore dei miei incubi.
Questa immagine rappresenta perfettamente sedici anni di berlusconismo, sedici anni di leggi ad personam dimenticando (se non addirittura criminalizzando) le battaglie per la cultura, il buon gusto, l'ambiente, la nostra storia, il patrimonio storico italiano perchè "con la cultura non si mangia", come affermato da una delle tante creature partorite da questi infausti sedici anni di regressione politico-culturale per colpa di Silvio Berlusconi.
Sognare un Paese dove vengono anteposti l'amore per i monumenti, per la propria Storia, per la Cultura, per la Democrazia rispetto ai pompini della escort di turno, è cosa così rivoluzionaria, sovversiva e veterocomunista?
Sono incazzato nero per questa ferita di Pompei che vivo sulla mia pelle.
Incazzato nero, non rosso che è il colore del cuore, del sole e della passione, non blu, che è il colore del mare e del cielo, non verde che non è certo il colore della padania bensì della speranza e della natura, ma ribadisco nero, che è il (non) colore più brutto che esista: quello della notte, del fascismo, della cecità e  quindi del berlusconismo.

9 commenti:

Gap ha detto...

Il 28 settembre 2009 chiudevo un mio post con queste parole "Andate a vedere Pompei, affrettatevi, quello che non ha fatto il Vesuvio lo stanno facendo gli italiani."
Non avrei mai immaginato che potesse accadere l'irreparabile. Non ne ho voluto scrivere e mi sono inventato un post di politica.

Harmonica ha detto...

spero che crolli il colosseo, la torre di pisa, la cupola del Brunelleschi, Ponte Vecchio, che si sbricioli il David, la pietà di Michelangelo, che coli l'ultima cena di Leonardo. Forse questo paese di testine di cazzo si sveglierà una buona volta? O forse ci sarà ancora qualche fava che dirà che è meglio chiavare che stare dietro a dei marmi e a delle pietre?

Luz ha detto...

...del resto il "buon Bondi" dice che non ci sono soldi, che altro può fare? E poi lui non ha tempo da perdere con macerie millenarie quando al suo dolce amato stanno tirando bordate di fango solo perché si scopa qualche mignottella! Deve preparare i suoi interventi e affilare le armi per ben altre battaglie piuttosto che pensare ai gladiatori di Pompei!

Arguzia ha detto...

Che poi basta fare un giro per la mia splendida Roma per restare tra il terrorizzato e lo schifato: pezzi di storia letteralmente lasciati a marcire nella merda.
In quale altro paese mediamente civile è permesso questo scempio?

Bastian Cuntrari ha detto...

L'altra sera, a quste notizia, mi sono messa a piangere. Per me, che ho avuto la fortuna di visitare Pompei anni fa, ma consapevole che - se anche ci tornassi - non sarebbe quella di un tempo. Per chi non l'ha mai vista e che non la vedrà mai così come - da almeno 150 anni a questa parte - milioni di persone l'hanno fruìta e ne hanno goduto. Ho pianto per questo povero mio sfortunato paese, Russo. E sono sicura di aver pianto con te.

Tina ha detto...

Ho avuto la fortuna di visitarla a più riprese e non mi sono mai sentita sazia, l'archeologia è storia e questo crollo fa parte della storia attuale, deriva.

Spero che il prossimo crollo sia quello di montecitorio mentre sono tutti dentro.

listener ha detto...

Bondi al riguardo della domus dei Gladiatori dichiara: Io non ho colpa è stato quel comunista di Spartacus!

giudaballerino ha detto...

E' la triste metafora di ciò che stiamo vivendo. Crollano gli edifici, le opere d'arte, crollano le istituzioni, crolla la dignità. Ma la cosa davvero triste è che l'unica preoccupazione sembra quella di imparare a camminare sulla macerie, e niente più.

Alessandro ha detto...

Caro Russo, è un pò che non passavo in queste pagine. Da persona che lavora, precaria of course, nella produzione di cose che non danno da mangiare e nella ricerca non posso che piangere di fronte all'ennesimo scempio. Dopo aver visto validissimi colleghi partire per Berlino, Chicago o Shangai in cerca di un futuro accademico migliore. Ora che mi ritrovo precario in attesa di un risposta che permetta anche a me di andarmene a Berlino. Unica consolazione: il mio attuale precario incarico è di fare una ricerca sulle repubbliche partigiane e i territori liberi durante la guerra di liberazione. Rileggendo vecchi numeri dei bollettini degli Istituti per la Storia del Movimento di Liberazione ho almeno la consolazione di ritrovare uno spirito che in Italia sembra via via sparire ma che ritrovo nelle pagine del tuo blog.
Un caro saluto.