Altrochè Nike, Adidas, Puma.
Oggi vi parlo di uno status symbol per noi ex bambini figli di operai o impiegatucci, per noi che non abbiamo preso una laurea perchè in casa non c'erano i soldi per farci studiare fino all'università, per noi che siamo cresciuti calciando un Super Tele su un cortile di cemento.
Oggi vi parlo di uno status symbol per noi ex bambini figli di operai o impiegatucci, per noi che non abbiamo preso una laurea perchè in casa non c'erano i soldi per farci studiare fino all'università, per noi che siamo cresciuti calciando un Super Tele su un cortile di cemento.
Il Super Tele era un pallone particolare, il cuoio non l'aveva mai visto neanche in cartolina, ma aveva una peculiarità che nessun pallone ha mai più avuto: era il pallone di noi "ragazzi di strada".
Il Super Tele veniva prodotto in tutti i colori : giallo, blu, rosso, verde e naturalmente bianco ma i rombi (ah, i rombi classici del pallone) erano rigorosamente neri. Il Super Tele era leggerissimo. cosicchè ogni tiro ero storia a sè, calciandolo ti riscoprivi Zico, Cruijff, Maradona o, come il sottoscritto, Leovigildo Lins da Gama detto Junior.
Il Super Tele lo trovavi dappertutto: nei negozi di giocattoli, dai tabaccai, negli autogrill, nelle edicole al mare e nei negozietti in montagna, nel negozio dove mamma faceva la spesa, in cartoleria e non solo, aveva un prezzo politico e vista la durata media dello stesso (si bucava solo se una zanzara gli si poggiava sopra) ogni settimana aveva il suo Super Tele.
Il Super Tele, grazie al cielo, esiste ancora.
Ieri mattina io e il Russino siamo entrati in un negozio di giocattoli, al che ho domandato: "Vorrei un pallone leggero per lui, tipo un Super Tele per intenderci".
La negoziante mi ha sorriso è m'ha detto: "Il Super Tele per l'appunto. Lo vuole giallo o bianco?".
Ora, anche sul colore le scuole di pensiero all'epoca divergevano: quello bianco era il classico da tirarci i calci (all'epoca un pallone da calcio che non fosse bianco NON era un pallone da calcio), il problema era che si sporcava subito e che ricordava i colori della squadra più ladra d'Italia, quello blu con rombi neri era dell'Inter, poche palle, quello rosso valeva per noi del Toro, ma l'incrocio con i rombi neri ricordava il Bilan, quello giallo d'altro canto faceva troppo pisciazza...
"Bianco!" ho risposto, dati i miei due euro e venti il Russino è uscito dal negozio tenendo la retina di plastica che conteneva il pallone.
Il Super Tele lo trovavi dappertutto: nei negozi di giocattoli, dai tabaccai, negli autogrill, nelle edicole al mare e nei negozietti in montagna, nel negozio dove mamma faceva la spesa, in cartoleria e non solo, aveva un prezzo politico e vista la durata media dello stesso (si bucava solo se una zanzara gli si poggiava sopra) ogni settimana aveva il suo Super Tele.
Il Super Tele, grazie al cielo, esiste ancora.
Ieri mattina io e il Russino siamo entrati in un negozio di giocattoli, al che ho domandato: "Vorrei un pallone leggero per lui, tipo un Super Tele per intenderci".
La negoziante mi ha sorriso è m'ha detto: "Il Super Tele per l'appunto. Lo vuole giallo o bianco?".
Ora, anche sul colore le scuole di pensiero all'epoca divergevano: quello bianco era il classico da tirarci i calci (all'epoca un pallone da calcio che non fosse bianco NON era un pallone da calcio), il problema era che si sporcava subito e che ricordava i colori della squadra più ladra d'Italia, quello blu con rombi neri era dell'Inter, poche palle, quello rosso valeva per noi del Toro, ma l'incrocio con i rombi neri ricordava il Bilan, quello giallo d'altro canto faceva troppo pisciazza...
"Bianco!" ho risposto, dati i miei due euro e venti il Russino è uscito dal negozio tenendo la retina di plastica che conteneva il pallone.
Sole sul tetto dei palazzi in costruzione,
sole che batte sul campo di pallone e terra
e polvere che tira vento e poi magari piove.
Nino cammina che sembra un uomo,
con le scarpette di gomma dura,
dodici anni e il cuore pieno di paura.
Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro a un bar,
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai.
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai.
Nino capì fin dal primo momento,
l'allenatore sembrava contento
e allora mise il cuore dentro alle scarpe
e corse più veloce del vento.
Prese un pallone che sembrava stregato,
accanto al piede rimaneva incollato,
entrò nell'area, tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare.
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
questo altro anno giocherà con la maglia numero sette.
sole che batte sul campo di pallone e terra
e polvere che tira vento e poi magari piove.
Nino cammina che sembra un uomo,
con le scarpette di gomma dura,
dodici anni e il cuore pieno di paura.
Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori
che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro a un bar,
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai.
Chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai.
Nino capì fin dal primo momento,
l'allenatore sembrava contento
e allora mise il cuore dentro alle scarpe
e corse più veloce del vento.
Prese un pallone che sembrava stregato,
accanto al piede rimaneva incollato,
entrò nell'area, tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare.
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia.
Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette,
questo altro anno giocherà con la maglia numero sette.
Francesco De Gregori - La Leva Calcistica Della Classe '68 (Titanic 1982)
17 commenti:
già, che ricordi il super-tele, e le scarpe della tepasport te le ricordi? erano quelle che noi figli di operai ci potevamo permettere. ho riscoperto il vero calcio da quando mio figlio gioca nella squadra del paese ed essendo nei pulcini, ancora si respira aria di sport e basta, tanta voglia di giocare e divertirsi senza guardare troppo al risultato.
nota a margine: spero che lo scudetto non vada a Roma, un'altra canzone di Venditti non la sopporterei.
Ah Russo, non so perché ma questo post mi ha dato una stretta la cuore. Il pallone me lo ricordo anch'io, e mi ricordo le tepasport, come no, Harmonica, ce le avevamo tutti nel quartiere!
Perché ho questa sensazione che tu sia un padre tenerissimo? Sai tornare anche tu bambino assieme a lui lasciandoti cullare dai ricordi...
Mia figlia gioca a calcio in una squadra di un club, tutti belli organizzati, fanno le trasferte, i campionati... tutto l'equipaggiamento, i parastinchi, le scarpe chiodate... ma manca qualcosa, appunto, quel calciare il pallone di plastica per strada (in caso vi chiediate, anch'io giocavo a calcio insomma, anche da bambina sfidavo gli stereotipi sessuali :D)... buona domenica, spero la passerai con il junior a rincorrere il vostro nuovo pallone (se non si e' ancora bucato ;))
Datosi la mia provenienza dal rugby, quando mi toccava di giocare al "calcio" con amici e compagni di scuola, inesorabilmente mi mettevano in porta. Provare a parare la sfera super tele era come cercare di acchiappare la farfalletta della vispa teresa con i gomiti.
grandissimo il super tele, che ricordi, che ricordi, Russo!
io per quello sport mi sono immolato, e ora son qui in poltrona con un ginocchio operato che aspetto con ansia di poter tornare a dare un calcio al pallone
grandissimo Russo, tra vent'anni io te e il Russino saremo a Mosca a vedere la finale di champions Torino vs Roma... (ancora meglio: il Russino a giocarla :p)
che belli i voli pindarici :)
@Harmonica
ok, passi se preferisci lo scudetto all'Inter, ma tra Milan e Roma meglio la Roma nonostante Venditti :p
Sono della generazione del SuperTele, dalle traiettorie assolutamente imprevedibili. Le congetture sulla "valvola" del pallone... il papá che "ai miei tempi lo facevamo con gli stracci"... Mito solo appena lambito dall'arancione del Super Santos, piú adatto alle spiagge per la sua versatilitá beach-pallavolistica...
E le cerimonie druidiche bruciando la gomma "schisciata" del Super Tele scoppiato...
Hai ragione: ci sono gioie che non hanno prezzo, per tutto il resto, che se la ficchino su per il colon la mastercard.
Ah, il pallone che "vola", come in Holly e Benji!
Comunque vadano le cose... Ci sono soddisfazioni che rimangono come questa....
Chi non ricorda quel pallone? Quando palleggiavi, al minimo soffio di vento cambiava traiettoria e rischiavi che il pallone cadesse a terra.
Ogni tiro verso la porta, che null'altro era che due cespugli, il pallone sembrava prendere mille direzioni.
C'è di bello che, ogni volta quando venivi ammonito della presenza di macchine, avevi la scusa per dire che tanto era leggero e non potevi fare danni.
Anche grazie a quei ricordi,e alle sensazioni che rievocano, siamo le persone che siamo.
Un abbraccio Russo.
ricordi meravigliosi ...
le mie tepasport Romeo Benetti , e la maglia dell'Olanda dei mondiali del 74 che gelosamente conservo ancora ...
Ho fatto un rapido calcolo , di supertele ne avrò comprati una cifra , effettivamente duravano pochino , a meno che non si sgonfiassero leggermente ( ricordate ? ) e allora durava un po di più .... e poi leggero ok , ma io c'ho infranto comunque un paio di vetrate ...
un saluto
e chi ricorda i palloni di carta, ricoperti di nastro adesivo?
Soprattutto a scuola.
Mi sa che chi scrive quà sia nato per la maggioranza negli anni 70
Ti scrivo senza leggere i commenti, al volo.
Tu non lo ricordi, perché sei scemo, ma uno dei primi post che ti commentai fu quello in cui parlavi del Russino del calcio e pubblicasti la canzone di De Gregori. Allora come adesso ti dico che sono cose che non si possono de3scrivere i giochi con i figli come non si può commentare una delle più belle canzoni di De Gregori.
Ciao paparino.
Oh madonna, il primo posto in classifica da' alla testa a certa gentaglia....
Grazie di questo post.
grande super tele dalle traiettorie impossibili... diventava un pallone perfetto quando era leggermente sgonfio secondo me!
un saluto
E che cavolo, ti sei scordato una cosa importantissima.
Quando un adulto ha ancora voglia di giocare, che sia con i figli o per il gusto...il mondo ha ancora speranza, accanto alla rabbia sappiamo mettere la tenerezza.
Un baciotto al Russino ;-))
Notte buona Russo.
Che meraviglia ripensare a come eravamo... anche se so di essere più vecchiotta di te, caro Russo, e di molti (forse tutti) dei tuoi lettori.
Il mio pallone era blu e nero... e le mie sorelle e cugine non capivano perchè a me non piacesse giocare con loro a truccarci e a fare le casalinghe.
Già! Perchè anche nei giochi noi ci accontentavamo di traguardi semplici.
Mi è venuto il magone leggendo "noi che non abbiamo preso una laurea perchè in casa non c'erano i soldi per farci studiare fino all'università". Ma sono contenta di quello che sono, anche senza laurea.
Anzi, da Interista... con ZERU TITULI!!!
Un bacio al Russino.
Certo giocare col Tango era un'altra cosa :)
Comunque, se posso dare un consiglio, non tenerlo vicino alla caldaia, rischi che diventi un uovo.
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