sabato 31 gennaio 2009

OMICIDIO COLPOSO: CASO RASMAN, CONDANNATI I POLIZIOTTI

"Hanno sbagliato e il loro errore ha provocato la morte di Riccardo Rasman, il giovane di 34 anni stroncato da un collasso cardiocircolatorio nel suo monolocale di via Grego 38, a Borgo San Sergio."

Per chi non conoscesse la storia di Riccardo Rasman riporto questa interrogazione parlamentare di un annetto fa scarso...



SENATO DELLA REPUBBLICA

Gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

INTERROGAZIONE AL MINISTRO DELL’INTERNO

Premesso che:

Riccardo Rasman era un giovane nato a Trieste il 5 agosto 1972;

nel 1992 il Rasman, nel corso dell’espletamento del servizio di leva durante, riferì di aver subito atti di “nonnismo” in seguito ai quali iniziò a manifestare una sindrome schizofrenica paranoide;

a seguito di un ricorso promosso contro il Ministero della Difesa, la Corte dei Conti per il Friuli Venezia Giulia con sentenza del 26 settembre 2003 riconobbe il giovane, in relazione alla sindrome maturata, l’infermità dipendente da cause di servizio;

il 27 ottobre 2005, poco dopo le 20, Rasman era da solo nel suo appartamento assegnatogli dall’istituto case popolari a Trieste, presso il quale si recava saltuariamente;

Rasman si trovava probabilmente in uno stato di agitazione psico-fisica dovuto alla sua malattia e, tenendo la musica della radiolina alta si mostrò nudo sul balcone da dove lanciò due petardi sulla strada, uno dei quali cadde vicino alla figlia del portiere dello stabile;

questo episodio, pur non provocando lesioni alla ragazza, spinse a chiedere l’intervento del 113;

quando le forze dell’ordine giunsero sul posto con due volanti il Rasman si era ormai rivestito e steso a letto spaventato, rifiutandosi di aprire la porta di casa;

nonostante il Rasman, secondo le testimonianze dei vicini, si fosse completamente calmato e seduto sul letto, gli agenti chiesero l’ausilio dei Vigili del fuoco per forzare la porta

una volta sfondata la porta di casa vi fu una violenta colluttazione fra il Rasman, di corporatura molto robusta, e i quattro agenti che lo immobilizzarono;

dopo la colluttazione Rasman riportava ferite sanguinanti al volto e alla testa; fu ammanettato con le mani dietro la schiena e gli furono legate le caviglie con un filo di ferro.

gli agenti effettuarono su Rasman una prolungata pressione sul dorso al fine di renderlo inerme, e lo lasciarono nella predetta posizione prona per diversi minuti nel corso dei quali il Rasman iniziò a respirare affannosamente e ad emettere rumorosi rantoli, percepiti anche dai vicini di casa;

Riccardo Rasman cessò di rantolare e divenne cianotico, ma solo tardivamente gli agenti chiesero l’intervento del 118, senza ancora - nel frattempo - provvedere a voltare l’uomo in posizione supina;

giunto sul posto il 118, viene constatato il decesso di Rasman.

Considerato che:

le indagini vennero effettuate su delega del PM dagli stessi poliziotti coinvolti nella colluttazione;

dopo due anni di indagine, nell’ottobre 2007, il Pubblico Ministero dott. Mortone, ha richiesto l’archiviazione del caso ritenendo che i quattro agenti intervenuti, indagati per omicidio colposo, abbiano agito nell’adempimento di un dovere e quindi con pieno diritto, pur essendo stato accertato dalla perizia medico legale disposta dallo stesso PM che il decesso è avvenuto per “asfissia posturale” del Rasman causata dall’azione dei quattro agenti;

effettuata opposizione all’archiviazione da parte dei legali della famiglia Rasman (*), il prossimo 28 febbraio si celebrerà davanti al GIP l’udienza che dovrà decidere sulla richiesta di archiviazione;

questo episodio presenta delle inquietanti similitudini con quanto pare sia accaduto al giovane Federico Aldrovandi, il giovane di 18 anni morto a Ferrara pochi minuti dopo essere stato fermato e malmenato dalla polizia.

Per sapere:

se il ministro intenda chiarire quali siano i motivi per i quali siano stati utilizzati metodi tanto brutali con un invalido psichico;

se il ministro intenda verificare se la scelta di assegnare l’indagine agli stessi poliziotti coinvolti nella colluttazione e quindi nella morte di Rasman;

come il ministro intenda intervenire per far chiarezza su questi episodi di fermi di polizia che troppo spesso si tramutano in colluttazioni ed a volte, come nel caso di Rasman e del giovane Aldrovandi, sfociano in tragedia.

Roma, 27/2/2008

Sen. Adelaide Gaggio Giuliani



da il Piccolo di Trieste del 30/01/2009

"Era il 27 ottobre 2006 e ieri il giudice Enzo Truncellito ha condannato con rito abbreviato a sei mesi di carcere tre dei quattro agenti della «volante» che avevano fatto irruzione nel piccolo appartamento. Erano accusati di omicidio colposo. Il capopattuglia Mauro Miraz e i suoi colleghi Maurizio Mis e Giuseppe De Biase dovranno versare ai genitori e alla sorella della vittima una provvisionale immediatamente esecutiva di 60 mila euro. È stato concesso ai tre poliziotti il beneficio della condizionale e della non menzione. Resta aperto il capitolo risarcimento complessivo del danno che verrà stabilito da un giudice del Tribunale civile.

Il quarto componente della pattuglia che aveva fatto irruzione nel monolocale, l'agente Francesca Gatti, è stata invece assolta con quella che un tempo era definita «formula dubitativa». Ha partecipato all'irruzione ma quando Riccardo Rasman era stato ridotto all'impotenza, ammanettato e tenuto fermo sul pavimento coi piedi legati dal filo di ferro, era rimasta estranea all'azione. È emerso che in quei momenti segnati dai rantoli del giovane era stata in contatto via radio con la sala operativa della Questura. Il pm Pietro Montrone nell'udienza dello scorso 21 gennaio aveva chiesto la condanna di tutti e quattro gli agenti di polizia, proponendo nove mesi di carcere per il capopattuglia e sei per gli altri tre. La sentenza è stata pronunciata ieri sera mentre tutto il palazzo di Giustizia era immenso nella penombra e nel silenzio. Nel corridoio antistante l'aula si erano radunati attorno ai familiari di Riccardo Rasman alcuni militanti «no global». Con loro l'ex consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz e il consigliere comunale Alfredo Racovelli. Non ci sono state reazioni scomposte. Alcuni si sono stretti attorno alla mamma e alla sorella della vittima. Singhiozzi carezze, ma anche un paio di telecamere e microfoni, puntati direttamente sul volto dell'avvocato Giovanni Di Lullo che è riuscito prima a evitare l'archiviazione dell'indagine e poi ad ottenere la condanna dei tre agenti. Determinante è risultato anche il lavoro svolto in precedenza dall'avvocato Alessandro Cuccagna."

Riccardo Rasman non c'è più e nessuno potrà restituirlo ai suoi famigliari, un minimo di Giustizia in questo Paese però sembra ancora esserci...

giovedì 29 gennaio 2009

Bravo Ratzinger, la prossima volta chi ti metti in casa, Hitler in persona?

"Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dire se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione"

Fonte: La Tribuna di Treviso

Le dichiarazioni del prelato - che rifiuta di definirsi antisemita - riaccendono la polemica sul negazionismo dopo il mea culpa pronunciato dal leader del movimento tradizionalista all'indomani della dichiarazione di monsignor Williamson che negava l'esistenza delle camere a gas.
Bei personaggi sti lefebriani, niente da dire, adesso mancano Osama Bin Laden, qualche Naziskin ed il mostro di Dusseldorf poi abbiamo fatto il pieno ...

mercoledì 28 gennaio 2009

Si stupendo, mi viene il vomito, è più forte di me...

Questo lo riporto paro paro: stupendo!


Ripasso generale

di Alessandra Daniele

- Le so, le so, le so a memoria – cantilenò il ministro con aria supplichevole. Il Prop-trainer scosse la testa, severo
- Mi dispiace, ma dobbiamo ripassarle bene tutte di nuovo. Dunque: la criminalità?
Il ministro partì deciso
- Dilaga! Impazza! Straripa! Straborda! Srb..sbr….sburdega!
Il Prop-trainer annuì. Il ministro continuò
- Tolleranza zero! Il cittadino è in allarme, e noi saremo inflessibili! La gente ha paura a uscire di casa! I musulmani ci pregano contro! Gli sbarchi nelle periferie urbane di negri rumeni e zingari cinesi non sono più tollerabili! Sono dappertutto! Sono dappertutto! Escono dalle fottute pareti!…
- E la corruzione?
- Dilaga!…Cazzo, no, stavolta ho sbagliato!…
- La corruzione politico-economica è….- suggerì il Prop-trainer
- …tutta una montatura delle toghe rosse! – si corresse il ministro - La magistratura è pericolosamente politicizzata! È una casta fuori controllo! Il cittadino è in allarme, e noi saremo garantisti!
- Anche coi latitanti?
- Quali “latitanti”? Gli esuli, come lo fu il grande statista Craxi, si sono giustamente sottratti al minaccioso clima di linciaggio giustizialista e forcaiolo qui in Italia! …
- Anche Battisti?
- Sì…No! Porca puttana troia, ho sbagliato di nuovo! Ma lei mi fa le domande troppo in fretta – protestò il ministro - i giornalisti non fanno così!…
- Io non sono un reggimicrofono – disse il Prop-trainer, serio – sono il suo personal propaganda-trainer, e il mio dovere è tenerla sempre ben allenato. Allora, Battisti?
- In galera! Ci vorrebbe la pena di morte! Il Belgio deve ridarcelo!
- Il Brasile
- Il Brasile deve ridarcelo! È un terrorista islamico…
- Non è islamico
- È un terrorista comunista, e la scusa che qui in Italia ci sarebbe un minaccioso clima di linciaggio giustizialista e forcaiolo è pretestuosa e del tutto infondata! Battisti non corre assolutamente nessun rischio qua! Deve tornare subito, che gli facciamo un culo così!…
Il Prop-trainer alzò gli occhi al cielo.
- Ministro, quante volte le ho detto di non fare quel gesto?…- sospirò. Poi riprese
- Eluana Englaro?
- In galera! Ci vorrebbe la pena di morte!
- Eluana Englaro è la ragazza in coma vegetativo.
- Allora no..deve vivere!..La vita è sacra!
- Bene. I subprime?
- Malati! Non devono potersi sposare né tanto meno adottare bambini!…
- I subprime sono dei mutui. Si ricorda la crisi economica?…
- Ah sì, la gente non arriva a fine mese!…
- Ma no, quello è il programma dell’anno scorso, col passato governo! Col nuovo invece…
Il ministro sfoderò i denti in un rictus porcellanato - Bisogna essere ottimisti!…
Il Prop-trainer annuì - Bene. Gli intellettuali?
- Devono smetterla di approfittare del fatto che noi non riusciamo a capire una parola di quello che dicono, per tramare alle nostre spalle!
- Ma ministro! Quelli sono i musulmani che pregano nella loro lingua!…
- E gli intellettuali allora?…Aspetti, la so! Sono tutti antisemiti! Come osano pensare di boicottare il commercio con Israele? Non lo sanno quanto ci tengono gli ebrei al com…cosa c’è, ho sbagliato di nuovo?
Il Prop-trainer lo fissava con le mani nei capelli.
- Mi sono confuso.. – bofonchiò il ministro – lo sa, io per anni degli ebrei ho detto anche molto di peggio, adesso ho imparato a controllarmi, ma ogni tanto mi scappa!…
Il Prop-trainer scosse la testa, sconsolato.
- Lasciamo perdere. Passiamo a Obama. Perché ci preoccupa?
- Perché è negro?…
- Per le sue recenti iniziative a sostegno del diritto di aborto. L’ aborto è…
- Un crimine! – scattò il ministro – Il crimine più infame, uccidere un bambino non ancora nato! Uccidere un bambino! – ripetè con voce grave.
- Nella striscia di Gaza i bombardamenti israeliani hanno ucciso centinaia di bambini.
- Che c’entra, quelli erano già nati. E poi erano comunisti. Cioè, no, zingari. Insomma, negri. – il ministro sbuffò, asciugandosi la fronte – Basta negri, basta tasse, la gente ha paura a uscire di casa a fine mese, in galera Baglioni!
- Battisti.
- Sì, giusto. – il ministro chinò la testa. – Giuro che a casa le sapevo.
- Per fortuna ha ancora un po’ di tempo per ripassare.
- Non vado in onda stasera?
- No. La notizia che i militari per le strade con funzioni di ordine pubblico aumenteranno di dieci volte la darà direttamente il premier al Tg, dopo i soliti stupri.
- Ma il premier non dice sempre che le donne gliela danno volentieri?…
- Le solite notizie di stupri.
- Ah. Quindi io domani dovrò annunciare solo il divieto di manifestare in tutte le piazze d’Italia.
- Sì. È preferibile separare almeno di un giorno questi due annunci, perché il nesso non risulti troppo evidente. E poi lei non dovrà parlare di “divieto di manifestare in tutte le piazze d’Italia”, ma solo in quelle dove c’è….ricorda? L’abbiamo studiato ieri, in quelle dove c’è?….
- …una piazza? – provò il ministro
- Esatto – annuì il Prop-trainer.

martedì 27 gennaio 2009

Preghiera in gennaio ricordando Tenco.

Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi,
Dio, fra le sue braccia,
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte,
che all'odio e all'ignoranza
preferirono la morte



Gennaio era cominciato ricordando Faber e gennaio lo chiudo, grazie a Faber stesso, ricordando un compositore (così lui amava definirsi) suicidatosi il 27 gennaio 1967: Luigi Tenco.
Tra le canzoni con le quali da bambino sono cresciuto non potevano mancare quelle di Tenco: Lontano Lontano, Cara Maestra, Mi sono innamorato di te, Un giorno dopo l'altro, Io si, I miei giorni perduti, Una vita inutile e molte altre le ho imparate a memoria ascoltandole nella autoradio a cassetta della vecchia Kadett di mio padre.
Raccontare di questo uomo nato nel basso Monferrato e diventato ligure d'adozione da un modestissimo blogger come il sottoscritto è compito improbo, per chi vuole approfondire non posso che consigliare lo spazio su MySpace, questo bel sito non ufficiale ed il simpatico forum della verde isola di Tenco.
Di mio, non posso che regalarvi la sua canzone che preferisco: Vedrai vedrai.



Quando la sera me ne torno a casa
non ho neanche voglia di parlare
tu non guardarmi con quella tenerezza
come fossi un bambino che ritorna deluso
si lo so che questa non è certo la vita
che hai sognato un giorno per noi
vedrai, vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà
vedrai, vedrai
non son finito sai
non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà
preferirei sapere che piangi
che mi rimproveri di averti delusa
e non vederti sempre così dolce
accettare da me tutto quello che viene
mi fa disperare il pensiero di te
e di me che non so darti di più
vedrai, vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà
vedrai, vedrai
no, non son finito sai
non so dirti come e quando
ma un bel giorno cambierà.

lunedì 26 gennaio 2009

Senza pudore: i preti ci fottono pure i (pochissimi) soldi delle social card!

Senza parole...


25/01/2009 Comunicato stampa Codacons

SOCIAL CARD: NE HANNO DIRITTO ANCHE SUORE E FRATI!



ALLORA I PENSIONATI ITALIANI CHIEDANO UN SUSSIDIO AL VATICANO



Numerose le segnalazioni dei cittadini i quali, in fila alla Posta per ritirare la social card, hanno notato come in coda per ottenere il rilascio della carta voluta dal Governo, vi fossero anche suore e frati.

Anche i religiosi infatti – spiega il Codacons – se risultano nullatenenti, possono chiedere ed ottenere la social card.

''A questo punto ci chiediamo: se suore e frati hanno diritto alla social card, perché i pensionati italiani non possono ottenere un sussidio dallo Stato Vaticano, considerando che la Chiesa incamera parecchi soldi con l'8 per mille e con le offerte ai parroci? – si domanda ironicamente il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – Sarebbe più giusto un trattamento equo e bilaterale, così da accontentare tutti e non commettere ingiuste discriminazioni. Chiediamo quindi al Vaticano di elargire 40 euro mensili a ciascun pensionato italiano con reddito minimo''.

Ma come? La legge di dio, come diceva il monsignor Poletto, non veniva prima di quella degli uomini? E che legge è quella di togliere risorse per i cittadini bisognosi per darla a chi riceve già dallo Stato milioni di euro ogni anno?
Signori del Vaticano, volete anche una fettina di culo per gradire?

domenica 25 gennaio 2009

Berlusconi e stupri: "In Italia troppe belle donne". Ma anche a coglioni non scherziamo...

Un amico blogger mi aveva inviato questa immagine.


"Che ne diresti Russo di fare un post con questi preservativi di colore nero e dedicarli al Vaticano che inizia la sua (ennesima) crociata, stavolta contro Obama ed il suo programma di fondi per il controllo delle nascite?"

Mentre ero lì che ci pensavo leggo questa notizia:



'Al termine di un comizio a Sassari - nel corso del tour elettorale in appoggio al candidato del Pdl alla presidenza della regione - il capo dell'esecutivo ha dichiarato che tutto sommato "non si può pensare di mettere in campo una forza tale, dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai". E poi, per minimizzare l'accaduto, ha soggiunto: "Anche in uno Stato il più militarizzato e poliziesco possibile, una cosa del genere può sempre capitare". Insomma, son cose che capitano.'

Allora facciamo così: mezza scatola la regaliamo a Obama per portare avanti il suo programma, mezza scatola la regaliamo al presidente così, ogni volta che va in posti dove il sole picchia in testa anche in gennaio come in Sardegna, li può indossare come copricapo e così evita di dire certe castronerie...

La storia degli uomini liberi è vera, quella degli uomini di dio no.

''Credo che le prove storiche, in misura preponderante, vadano contro il fatto che sei milioni di ebrei siano stati uccisi nelle camere gas come effetto di un ordine deliberato di Adolf Hitler''

''Credo che le camere a gas non siano mai esistite''



E' ufficiale: Benedetto XVI ha revocato la scomunica ai quattro vescovi ultratradizionalisti ordinati illegittimamente da Marcel Lefebvre il 30 giugno 1988 tra i quali il negazionista Richard Williamson.
Quest' ultimo, in un'intervista alla tv svedese rilasciata nello scorso novembre ma mandata in onda tre giorni fa, ha affermato di non credere all'esistenza delle camere a gas naziste.
Parafrasando Mons. Poletto: la storia degli uomini laici è vera, quella degli uomini di dio no.

giovedì 22 gennaio 2009

Caso Englaro 2: io, Piemontese, amo questa donna.

Dopo il mio post di ieri torno sul caso Mercedes Bresso, governatora del Piemonte, a proposito di Eluana Englaro.


"Non viviamo in una repubblica di ayatollah, nella quale il diritto religioso fa premio sul diritto civile".

Faccio outing: IO AMO QUESTA DONNA!

Maroni mette in discussione il diritto a manifestare per compiacere la Chiesa?

ROMA - Niente più manifestazioni davanti ai luoghi di culto. Lo ha deciso il ministro dell'Interno Roberto Maroni sulla scia delle polemiche seguite alla preghiera islamica in piazza Duomo a Milano a conclusione di un'iniziativa di solidarietà con la popolazione della Striscia di Gaza.


Bene ministro, io la prendo alla lettera:
quest'anno, per la prima volta dal 1945, il tradizionale comizio di piazza Duomo del 25 aprile lo facciamo a casa sua o preferisce nel giardino di Arcore?

mercoledì 21 gennaio 2009

Caso Englaro: fiero di essere Piemontese

Ho spesso difficoltà nel sentirmi italiano (e ne ho ben donde) ma, nonostante tutte le storture degli ultimi anni che spesso mi hanno allontanato dalla mia regione matrigna, ieri ho nuovamente provato l'orgoglio di quella cultura contadina e solidaristica Piemontese che da troppo non vedevo!


La presidente del Piemonte Mercedes Bresso si è detta disposta ad accogliere Eluana in una struttura pubblica. "A noi non è stato chiesto niente e non ci offriamo, però se ci viene richiesto per noi non ci sono problemi", ha affermato Bresso rispondendo ad una domanda dell'Ansa.
"Se ci viene richiesto, noi siamo disposti. Ovviamente in strutture pubbliche - ha aggiunto Bresso - perchè quelle private sono sotto scacco del ministro".

Questa mia Terra ha dato tanto alla Resistenza, ha tirato fuori menti e scrittori illuminati, è stata fatta da gente chiusa ma che quando è stata l'ora di rimboccarsi le maniche e aiutare gli altri non si è tirata indietro.
Certo, non è il paradiso, ma gli errori fatti spesso hanno insegnato (vedi le resistenze alle grandi migrazioni a Torino dal meridione nel dopoguerra per poi ritrovarsi tutti davanti ai cancelli delle fabbriche a manifestare insieme) e ancora una volta ci proviamo là dove nessuno sembrava riuscirci, anche per le ingerenze di un Vaticano sempre più arrogante e sfacciato e di un esecutivo che tramite il ministro Sacconi non si ferma neanche davanti alle sentenze.

"Non posso che ringraziare il presidente Bresso e rivolgerle tutto il mio apprezzamento: dalle sue parole limpide e precise mi rendo conto che ha colto perfettamente la natura del nostro dramma". Lo ha detto il padre di Eluana, Beppino Englaro, interpellato sulle dichiarazioni del presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso. "Credo che da un presidente di regione non ci si poteva aspettare di più - ha aggiunto Englaro - Noi naturalmente prendiamo in considerazione e valutiamo questa disponibilità".

Adesso caro Sacconi e cari Ratzinger dovete fare anche i conti con noi piemontesi (e Porta Pia insegna che non dovete dormire sonni tranquilli), con buona pace del cardinal Poletto di Torino e di tutti quelli che antepongono le proprie credenze ai diritti della persona.

p.s. Qualcuno venga ancora a dirmi che una giunta di centrosinistra o una di centrodestra in regione pari sono, guardate cosa gli ha combinato in Lombardia Formigoni alla disgraziata famiglia Englaro...

domenica 18 gennaio 2009

Ve lo meritate Berlusconi!

«Un kapò all'interno di un campo di concentramento dice ai prigionieri che ha una notizia buona e un'altra meno buona - spiega il Cavaliere dal palco -. Quello dice: "metà" di voi sarà trasferita in un altro campo". E tutti contenti ad applaudire...». Poi Berlusconi arriva alla «battuta»: «La notizia meno buona è che la parte di voi che sarà trasferita è quella che va da qui in giù...», indicando la parte del corpo dalla cintola ai piedi.


...Probabilmente senza pensarci, Silvio Berlusconi è però andato a toccare un tema che di questi tempi di forte pressione su Israele potrebbe essere considerato piuttosto «sensibile». Alla folla che lo ascoltava al teatro Eliseo ha infatti narrato una storiella ambientata in un campo di concentramento....

Berlusconi a Nuoro, 17 gennaio 2009 fonte
Corriere della Sera

Complimenti a tutti quei coglioni di religione ebrea che votano questa destra perchè gli fà due moine di facciata sulla delicata situazione Israele-Palestina.

venerdì 16 gennaio 2009

Tutti occupati a dare addosso a Cesare Battisti? Il Russo fa controinformazione

Tutti impegnati a scandalizzarsi per la decisione del governo brasiliano di non estradare Battisti, il caso è delicato ma le boiate sentite in questi giorni sono intollerabili persino per chi come il sottoscritto attraversa un momento di discreto distacco e lo costringe a tornare sul web.
Il culmine è stato raggiunto con l'intervento in carrozzella l'altroieri a pranzo a Studio Aperto del figlio del gioielliere assassinato Torregiani, ma già una volta Grillo (e che caso..) sull'argomento ci aveva fatto una pessima figura, lo stesso Studio Aperto nel suo insopportabile uso di internet per confezionare un telegiornale (???) tira fuori una lista per screditare diversi intellettuali che il settimanale del suo padrone aveva smentito esistesse più facendo altra figura di m..., su Repubblica di ieri Merlo arriva a dare elegantemente a Lula ed al suo Paese dei terzomondisti della Democrazia (forse dimenticandosi che a capo del governo Italiano c'è un vecchio piduista che sta per fare una splendida riforma della Giustizia), insomma: l'informazione embedded che abbiamo già visto in questi giorni a proposito del genocidio a Gaza tutta pro-israeliana si concentra ora col mostro Battisti attribuendogli il ruolo di deux ex machina di tutto il terrorismo (rosso, nero e se possibile bordeaux) italiano.
Ora invece il Russo vi da qualche altra notizia tratta da un bellissimo pezzo di Valerio Evangelisti (che non può competere certo coi vari Belpietro, Siria Magri ecc.) tratto da Carmilla e forse scoprirete che non ve l'hanno contata proprio giusta giusta, giudicate voi...


Ripubblichiamo in versione aggiornata agli eventi, le FAQ su Cesare Battisti già proposte un anno fa. Crediamo che non vi sia una sola riga contestabile, e che la loro lettura faccia capire a chiunque sia dotato di sufficiente onestà intellettuale come la colpevolezza di Battisti sia ancora tutta da provare. Con l'occasione ringraziamo, per la prima volta pubblicamente, i tanti giornalisti che, pur appartenendo a testate partecipi del linciaggio di Battisti, ci hanno aiutato nella ricerca della verità.


Perché Cesare Battisti fu arrestato, nel 1979?

Fu arrestato nell’ambito delle retate che colpirono il Collettivo Autonomo della Barona (un quartiere di Milano), dopo che, il 16 febbraio 1979, venne ucciso il gioielliere Luigi Pietro Torregiani.

Perché il gioielliere Torregiani fu assassinato?

Perché, il 22 gennaio 1979, assieme a un conoscente anche lui armato, aveva ucciso Orazio Daidone: uno dei due rapinatori che avevano preso d’assalto il ristorante Il Transatlantico in cui cenava in folta compagnia. Un cliente, Vincenzo Consoli, morì nella sparatoria, un altro rimase ferito. Chi uccise Torregiani intendeva colpire quanti, in quel periodo, tendevano a “farsi giustizia da soli”.

Cesare Battisti partecipò all’assalto al Transatlantico?

No. Nessuno ha mai asserito questo. Si trattò di un episodio di delinquenza comune.

Cesare Battisti partecipò all’uccisione di Torregiani?

No. Anche questa circostanza – affermata in un primo tempo – venne poi totalmente esclusa. Altrimenti sarebbe stato impossibile coinvolgerlo, come poi avvenne, nell’uccisione del macellaio Lino Sabbadin, avvenuta in provincia di Udine lo stesso 16 febbraio 1979, quasi alla stessa ora.

Eppure è stato fatto capire che Cesare Battisti abbia ferito uno dei figli adottivi di Torregiani, Alberto, rimasto poi paraplegico.

E’ assodato che Alberto Torregiani fu ferito per errore dal padre, nello scontro a fuoco con gli attentatori.

Perché dunque Cesare Battisti viene collegato all’omicidio Torregiani?

Perché, per sua stessa ammissione, faceva parte del gruppo che rivendicò l’attentato, i Proletari Armati per il Comunismo. Lo stesso gruppo che rivendicò l’attentato Sabbadin.

Cos’erano i Proletari Armati per il Comunismo (PAC)?

Uno dei molti gruppi armati scaturiti, verso la fine degli anni ’70, dal movimento detto dell’Autonomia Operaia, e dediti a quella che chiamavano “illegalità diffusa”: dagli “espropri” (banche, supermercati) alle rappresaglie contro le aziende che organizzavano lavoro nero, fino, più raramente, a ferimenti e omicidi.

I PAC somigliavano alle Brigate Rosse?

No. Come tutti i gruppi autonomi non puntavano né alla costruzione di un nuovo partito comunista, né a un rovesciamento immediato del potere. Cercavano piuttosto di assumere il controllo del territorio, spostandovi i rapporti di forza a favore delle classi subalterne, e in particolare delle loro componenti giovanili. Questo progetto, comunque lo si giudichi (certamente non ha funzionato), non collimava con quello delle BR.

Il magistrato Spataro, tra i PM del processo Torregiani, ha detto di recente che gli aderenti ai PAC non superavano la trentina.

Ha cattiva memoria. Gli indagati per appartenenza ai PAC furono almeno 60. La componente maggiore era rappresentata da giovani operai. Seguivano disoccupati e insegnanti. Gli studenti erano tre soltanto.

30 o 60 fa poca differenza.

Ne fa, invece. Cambiano le probabilità di partecipazione alle scelte generali dell’organizzazione, e anche alle azioni da questa progettate. Teniamo presente che, se le rapine attribuite ai PAC sono decine, gli omicidi sono quattro. La partecipazione diretta a uno di questi diviene molto meno probabile, se si raddoppia il numero degli effettivi.

Cesare Battisti era il capo dei PAC, o uno dei capi?

No. Questa è una pura invenzione giornalistica, creata negli ultimi mesi. Né gli atti del processo, né altri elementi inducono a considerarlo uno dei capi. Del resto, non aveva un passato tale da permettergli di ricoprire un ruolo del genere. Era un militante tra i tanti.

In sede processuale Battisti fu però giudicato tra gli “organizzatori” dell’omicidio Torregiani.

In via deduttiva. Avrebbe partecipato a riunioni in cui si era discusso del possibile attentato, senza esprimere parere contrario. Solo con l’entrata in scena del pentito Mutti – dopo che Battisti, condannato a dodici anni e mezzo, era evaso dal carcere e fuggito in Messico – l’accusa si precisò, ma ancora una volta per via deduttiva. Poiché Battisti era accusato da Mutti di avere svolto ruoli di copertura nell’omicidio Sabbadin, e poiché gli attentati Torregiani e Sabbadin erano chiaramente ispirati a una stessa strategia (colpire i negozianti che uccidevano i rapinatori), ecco che Battisti doveva essere per forza di cose tra gli “organizzatori” dell’agguato a Torregiani, pur senza avervi partecipato di persona.

Eppure, di tutti i crimini attribuiti a Battisti, quello cui si dà più rilievo è proprio il caso Torregiani.

Forse si prestava più degli altri a un uso “spettacolare” (si veda l’impiego ricorrente di Alberto Torregiani, non sempre pronto, per motivi anche comprensibili, a rivelare chi lo ferì). O forse – viste certe proposte recenti del ministro Castelli, in tema di autodifesa da parte dei negozianti – era l’episodio meglio capace di fare vibrare certe corde nell’elettorato di riferimento.

Comunque, chi difende Battisti ha spesso giocato la carta della “simultaneità” tra il delitto Torregiani e quello Sabbadin, mentre Battisti è stato accusato di avere “organizzato” il primo ed “eseguito” il secondo.

Ciò si deve all’ambiguità stessa della prima richiesta di estradizione di Battisti (1991), alle informazioni contraddittorie fornite dai giornali (numero e qualità dei delitti variavano da testata a testata), al silenzio di chi sapeva. Non dimentichiamo che Armando Spataro ha cominciato a fornire dettagli – per meglio dire, un certo numero di dettagli – solo quando ha visto che la campagna a favore di Cesare Battisti rischiava di rimettere in discussione il modo in cui lui e gli altri magistrati coinvolti (Corrado Carnevali, Pietro Forno, ecc.) avevano condotto istruttoria e processo. Non dimentichiamo nemmeno che il governo italiano ha ritenuto di sottoporre ai magistrati francesi, alla vigilia della seduta che doveva decidere della nuova domanda di estradizione di Cesare Battisti, 800 pagine di documenti. E’ facile arguire che giudicava lacunosa la documentazione prodotta fino a quel momento. A maggior ragione, essa presentava lacune per chi intendeva impedire che Battisti fosse estradato.

In tutti i casi, quello a Cesare Battisti e agli altri accusati del delitto Torregiani fu un processo regolare.

No, non lo fu, e dimostrarlo è piuttosto semplice.

Perché il processo Torregiani, poi allargato all’intera vicenda dei PAC, non fu regolare?

Precisiamo: non fu regolare se non nel quadro delle distorsioni della legalità introdotte dalla cosiddetta “emergenza”. Sotto il profilo del diritto generale, il processo fu viziato da almeno tre elementi: il ricorso alla tortura per estorcere confessioni in fase istruttoria, l’uso di testimoni minorenni o con turbe mentali, la moltiplicazione dei capi d’accusa in base alle dichiarazioni di un pentito di incerta attendibilità. Più altri elementi minori.

I magistrati torturarono gli arrestati?

No. Fu la polizia a torturarli. Vi furono ben tredici denunce: otto provenienti da imputati, cinque da loro parenti. Non un fatto inedito, ma certo fino a quel momento insolito, in un’istruttoria di quel tipo. I magistrati si limitarono a ricevere le denunce, per poi archiviarle.

Forse le archiviarono perché non si era trattato di vere torture, ma di semplici pressioni un po’ forti sugli imputati.

Uno dei casi denunciati più di frequente fu quello dell’obbligo di ingurgitare acqua versata nella gola dell’interrogato, a tutta pressione, tramite un tubo, mentre un agente lo colpiva a ginocchiate nello stomaco. Tutti denunciarono poi di essere stati fatti spogliare, avvolti in coperte perché non rimanessero segni e poi percossi a pugni o con bastoni. Talora legati a un tavolo o a una panca.

Se i magistrati non diedero seguito alle denunce, forse fu perché non c’erano prove che tutto ciò fosse realmente accaduto.

Infatti il sostituto procuratore Alfonso Marra, incaricato di riferire al giudice istruttore Maurizio Grigo, dopo avere derubricato i reati commessi dagli agenti della Digos da “lesioni” a “percosse” per assenza di segni permanenti sul corpo (in Italia non esisteva il reato di tortura, e non esiste nemmeno ora, grazie al ministro Castelli e al suo partito), concludeva che la stessa imputazione di percosse non poteva avere seguito, visto che gli agenti, unici testimoni, non confermavano. Dal canto proprio il PM Corrado Carnevali, titolare del processo Torregiani, insinuò che le denunce di torture fossero un sistema adottato dagli accusati per delegittimare l’intera inchiesta.

Nulla ci dice che il PM Carnevali avesse torto.

Almeno un episodio non collima con la sua tesi. Il 25 febbraio 1979 l’imputato Sisinio Bitti denunciò al sostituto procuratore Armando Spataro le torture subite e ritrattò le confessioni rese durante l’interrogatorio. Tra l’altro, raccontò che un poliziotto, nel percuoterlo con un bastone, lo aveva incitato a denunciare un certo Angelo; al che lui aveva denunciato l’unico Angelo che conosceva, tale Angelo Franco. La ritrattazione di Bitti non fu creduta, e Angelo Franco, un operaio, fu arrestato quale partecipante all’attentato Torregiani. Solo che pochi giorni dopo lo si dovette rilasciare: non poteva in alcun modo avere preso parte all’agguato. Dunque la ritrattazione di Bitti era sincera, e dunque, con ogni probabilità, anche le violenze con cui la falsa confessione gli era stata estorta.

Anche ammesso il ricorso alle sevizie in fase istruttoria, ciò non assolve Cesare Battisti.

No, però dà l’idea del tipo di processo in cui fu implicato. Definirlo “regolare” è a dir poco discutibile. Tra i testi a carico di alcuni imputati figurarono anche una ragazzina di quindici anni, Rita Vitrani, indotta a deporre contro lo zio; finché le contraddizioni e le ingenuità in cui incorse non fecero capire che era psicolabile (“ai limiti dell’imbecillità”, dichiararono i periti). Figurò anche un altro teste, Walter Andreatta, che presto cadde in stato confusionale e fu definito “squilibrato” e vittima di crisi depressive gravi dagli stessi periti del tribunale.

Pur ammettendo il quadro precario dell’inchiesta, c’è da considerare che Cesare Battisti rinunciò a difendersi. Quasi un’ammissione di colpevolezza, anche se, prima di tacere, si proclamò innocente.

Può sembrare così oggi, ma non allora. Anzi, è vero il contrario. A quel tempo, i militanti dei gruppi armati catturati si proclamavano prigionieri politici, e rinunciavano alla difesa perché non riconoscevano la “giustizia borghese”. Battisti vi rinunciò perché disse di dubitare dell’equità del processo.

Tralasciate violenze e testimonianze poco attendibili in fase istruttoria, il processo fu però condotto a conclusione con equità.

Non proprio. Accusati minori furono colpiti con pene spropositate. Il già citato Bitti, riconosciuto innocente di ogni delitto, fu ugualmente condannato a tre anni e mezzo di prigione per essere stato udito approvare, in luogo pubblico, l’attentato a Torregiani. Era scattato il cosiddetto “concorso morale” in omicidio, direttamente ispirato alle procedure dell’Inquisizione. Il già citato Angelo Franco, pochi giorni dopo il rilascio, fu arrestato nuovamente, questa volta per associazione sovversiva, e condannato a cinque anni. Ciò in assenza di altri reati, solo perché era un frequentatore del collettivo autonomo.

Secondo Luciano Violante, una certa “durezza” era indispensabile a spegnere il terrorismo. E Armando Spataro sostiene che, a questo fine, l’aggravante delle “finalità terroristiche”, che raddoppiava le pene, si rivelò un’arma decisiva.

Spezzò anche le vite di molti giovani, arrestati con imputazioni destinate ad aggravarsi in maniera esponenziale nel corso della detenzione, pur in assenza di fatti di sangue.

Ciò non vale per Cesare Battisti, condannato all’ergastolo per avere partecipato a due omicidi ed eseguito altri due.

Al termine del processo di primo grado Battisti, arrestato in origine per imputazioni minori, si trovò condannato a dodici anni e mezzo di prigione. Le condanne all’ergastolo giunsero cinque anni dopo la sua evasione dal carcere. Ma qui è tempo di parlare dei “pentiti” e, soprattutto, dell’unico pentito che lo accusò. Per poi entrare nel merito degli altri tre delitti.

Vediamo di capire che cos’è un “pentito”.

Se ci riferiamo ai gruppi di estrema sinistra, vengono così chiamati quei detenuti per reati connessi ad associazioni armate che, in cambio di consistenti sconti di pena, rinnegano la loro esperienza e accettano di denunciare i compagni, contribuendo al loro arresto e allo smantellamento dell’organizzazione. Di fatto una figura del genere esisteva già alla fine degli anni ’70, ma entra stabilmente nell’ordinamento giuridico prima con la “legge Cossiga” 6.2.1980 n. 15, poi con la “legge sui pentiti” 29.5.1982 n. 304. Manifesta i pericoli insiti nel suo meccanismo sia prima che dopo questa data.

Quali sarebbero i “pericoli”?

La logica della norma faceva sì che il “pentito” potesse contare su riduzioni di pena tanto più elevate quante più persone denunciava; per cui, esaurita la riserva delle informazioni in suo possesso, era spinto ad attingere alle presunzioni e alle voci raccolte qui e là. Per di più, la retroattività della legge incitava a delazioni indiscriminate anche a distanza di molti anni dai fatti, quando ormai erano impossibili riscontri materiali.

Esistono esempi di questi effetti perversi?

Il caso più clamoroso fu quello di Carlo Fioroni, che, minacciato di ergastolo per il sequestro a fini di riscatto di un amico, deceduto nel corso del rapimento, accusò di complicità Toni Negri, Oreste Scalzone e altre personalità dell’organizzazione Potere Operaio, sgravandosi della condanna. Ma anche altri pentiti, quali Marco Barbone (oggi collaboratore di quotidiani di destra), Antonio Savasta, Pietro Mutti ecc. seguitarono per anni a spremere la memoria e a distillare nomi. Ogni denuncia era seguita da arresti, tanto che la detenzione diventò arma di pressione per ottenere ulteriori pentimenti. Purtroppo ciò destò scandalo solo in un secondo tempo, quando la logica del pentitismo, applicata al campo della criminalità comune, provocò il caso Tortora e altri meno noti.

Pietro Mutti fu l’accusatore principale di Cesare Battisti. Chi era?

Figurò tra gli imputati del processo Torregiani, sebbene latitante, e l’accusa chiese per lui otto anni di prigione. Fu catturato nel 1982 (dopo che Battisti era già evaso), a seguito della fuga dal carcere di Rovigo, il 4 gennaio di quell’anno, di alcuni militanti di Prima Linea. Mutti fu accusato di essere tra gli organizzatori dell’evasione.

Di quali delitti Mutti, una volta pentito, accusò Battisti?

Tralasciando reati minori, per tre omicidi. Battisti (con una complice) avrebbe direttamente assassinato, il 6 giugno 1978, il maresciallo degli agenti di custodia del carcere di Udine Antonio Santoro, che i PAC accusavano di maltrattamenti ai detenuti. Avrebbe direttamente assassinato a Milano, il 19 aprile 1979, l’agente della Digos Andrea Campagna, che aveva partecipato ai primi arresti legati al caso Torregiani. Tra i due delitti avrebbe partecipato, senza sparare direttamente ma comunque con ruoli di copertura, al già citato omicidio del macellaio Lino Sabbadin di Santa Maria di Sala.

L’omicidio Sabbadin è quello di cui più si è parlato. In un’intervista al gruppo di estrema destra francese Bloc Identitaire, il figlio di Lino Sabbadin, Adriano, ha dichiarato che gli assassini del padre sarebbero stati i complici del rapinatore da questi ucciso.

O la sua risposta è stata male interpretata, o ha dichiarato cosa che non risulta da alcun atto. Meglio tralasciare le dichiarazioni dei congiunti delle vittime, la cui funzione, nel corso della canea contro Battisti, è stata essenzialmente spettacolare.

Cesare Battisti è colpevole o innocente dei tre omicidi di cui lo accusò Mutti?

Lui si dice innocente, anche se si fa carico della scelta sbagliata in direzione della violenza che, in quegli anni, coinvolse lui e tanti altri giovani. Qui però non è questione di stabilire l’innocenza o meno di Battisti. E’ invece questione di vedere se la sua colpevolezza fu mai veramente provata, nonché di verificare, a tal fine, se l’iter processuale che condusse alla sua condanna possa essere giudicato corretto. In caso contrario, non si spiegherebbe l’accanimento con cui il governo italiano, con il sostegno anche di nomi illustri dell’opposizione, ha cercato di farsi riconsegnare Battisti dalla Francia.

A parte le denunce di Mutti, emersero altre prove a carico di Battisti, per i delitti Santoro, Sabbadin (sia pure in ruolo di copertura) e Campagna?

No. Quando oggi i magistrati parlano di “prove”, si riferiscono all’incrocio da loro effettuato tra le dichiarazioni di un pentito (nel nostro caso Mutti) e gli indizi indirettamente forniti dai “dissociati”.

Cosa si intende per “dissociato”?

Chi prenda le distanze dall’organizzazione armata cui apparteneva e confessi reati e circostanze che lo riguardino, senza però accusare altri. Ciò comporta uno sconto di pena, anche se ovviamente inferiore a quello di un pentito.

In che senso un dissociato può fornire indirettamente indizi?

Per esempio se afferma di non avere partecipato a una riunione perché contrario a una certa azione che lì veniva progettata, pur senza dire chi c’era. Se nel frattempo un pentito ha detto che X partecipò a quella riunione, ecco che X figura automaticamente tra gli organizzatori.

Cosa c’è che non va, in questa logica?

C’è che sia la denuncia diretta del pentito, che l’indizio fornito dal dissociato, provengono da soggetti allettati dalla promessa di un alleggerimento della propria detenzione. La loro lettura congiunta, se mancano i riscontri, è effettuata dal magistrato che la sceglie tra varie possibili. Inoltre è comunque il pentito, cioè colui che ha incentivi maggiori, a essere determinante. Tutto ciò in altri paesi (non totalitari) sarebbe ammesso in fase istruttoria, e in fase dibattimentale per il confronto con l’accusato. Non sarebbe mai accettato con valore probatorio in fase di giudizio. In Italia sì.

Nel caso di Battisti mancano altri riscontri?

Vi sono solo dei riconoscimenti di testi che lo stesso magistrato Armando Spataro ha definito poco significativi. Espressione a dir poco “benigna”. Nel caso dell’agente Campagna, i testi indicarono due autori dell’attentato: una donna e un uomo barbuto alto 1,90. Il pentito Mutti fornì i nomi per identificarli. Ebbene, Battisti è di bassa statura (e all’epoca non portava la barba, anche se naturalmente poteva averne una falsa). La “complice” accusata da Mutti fu completamente prosciolta nel 1994, per non avere commesso il fatto.

Ma il pentito Pietro Mutti non può essere ritenuto credibile? Vi sono motivi per asserire che sia mai caduto nel meccanismo “Quanto più confesso, tanto meno resto in prigione”?

Sì. Le denunce di Pietro Mutti non riguardarono solo Battisti e i PAC, ma furono a 360 gradi, e si indirizzarono nelle direzioni più svariate. La più clamorosa riguardò l’OLP di Yasser Arafat, che avrebbe rifornito di armi le Brigate Rosse. In particolare, elencò Mutti, “tre fucili AK47, 20 granate a mano, due mitragliatrici FAL, tre revolver, una carabina per cecchini, 30 chilogrammi di esplosivo e 10.000 detonatori” (mica tanto, a ben vedere, a parte il numero incongruo dei detonatori; mancava solo che Arafat consegnasse una pistola ad aria compressa). Il procuratore Carlo Mastelloni poté, sulla base di questa preziosa rivelazione, aggiungere un fascicolo alla sua “inchiesta veneta” sui rapporti tra terroristi italiani e palestinesi, e chiamò persino in giudizio Yasser Arafat. Poi dovette archiviare il tutto, perché Arafat non venne e il resto si sgonfiò.

Ciò ha a che vedere con le armi, provenienti dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, mercanteggiate nel 1979 da tale Maurizio Follini, che Armando Spataro dice essere stato militante dei PAC?

Questo Follini era mercante d’armi e, secondo alcuni, spia sovietica. Fu tirato in ballo da Mutti, ma in relazione ad altri gruppi. Conviene stendere un velo pietoso. Dopo avere notato, però, quanto le rivelazioni di Mutti tendessero al delirio.

Mutti non sarà attendibile per altre inchieste, ma nulla ci garantisce che, almeno sui PAC, non dicesse la verità.

Ho già detto che nel 1994 la Cassazione mandò assolta una coimputata di Battisti, anche lei denunciata da Mutti per il delitto Campagna. Parlo del 1994. Per dieci anni la magistratura aveva creduto, a suo riguardo, alle accuse del pentito. Ciò dovrebbe commentarsi da solo. Ma c’è da aggiungere che molte volte, nel corso dei processi, Mutti addossò a Battisti colpe proprie o di propri amici, salvo essere costretto a ritrattare di fronte all’evidenza dei fatti.

Un esempio?

Il delitto Santoro, materialmente eseguito dallo stesso Mutti e da un complice di nome Giacomin (che confessò). Sulle prime, il pentito addossò a Battisti la responsabilità di avere sparato. Successivamente, messo alle strette, declassò la funzione di Battisti a quella di autista.

Armando Spataro parla di valide testimonianze a carico di Battisti.

E’ vero. Peccato che resti sul vago, e non sappia indicarne nemmeno una.

Anche ammesso che il processo che ha portato alla condanna di Cesare Battisti sia stato viziato da irregolarità e imperniato sulle deposizioni di un pentito poco credibile, è certo che Battisti ha potuto difendersi nei successivi gradi di giudizio.

Non è così, almeno per quanto riguarda il processo d’appello del 1986, che modificò la sentenza di primo grado e lo condannò all’ergastolo. Battisti era allora in Messico e ignaro di ciò che avveniva a suo danno in Italia.

Il magistrato Armando Spataro ha detto che, per quanto sfuggito di sua iniziativa alla giustizia italiana, Battisti poté difendersi in tutti i gradi di processo attraverso il legale da lui nominato.

Ciò è vero solo per il periodo in cui Battisti si trovava ormai in Francia, e dunque vale essenzialmente per il processo di Cassazione che ebbe luogo nel 1991. Non vale per il processo del 1986, che sfociò nella sentenza della Corte d’Appello di Milano del 24 giugno di quell’anno. A quel tempo Battisti non aveva contatti né col legale, pagato dai familiari, né con i familiari stessi. E’ stato provato che, circa la nomina del difensore, lasciò mandati in bianco, poi compilati da altri.

Questo lo dice lui.

Be’, lo dice anche l’avvocato Giuseppe Pelazza di Milano, che si assunse la difesa, e lo dicono i familiari. Ma certamente si tratta di testimonianze di parte. Resta il fatto che Battisti non ebbe alcun confronto con il pentito Mutti che lo accusava. Si era sottratto al carcere, d’accordo; però il dato oggettivo è che non poté intervenire in un procedimento che commutava la sua condanna da dodici anni di prigione in due ergastoli, e gli attribuiva l’esecuzione di due omicidi, la partecipazione a svariato titolo ad altri due, alcuni ferimenti e una sessantina di rapine (cioè l’intera attività dei PAC). Questo era ed è ammissibile per la legge italiana, ma non per la legislazione di altri paesi che, pur prevedendo la condanna in contumacia, impone la ripetizione del processo qualora il contumace sia catturato.

Riferisce Armando Spataro che la Corte dei Diritti umani di Strasburgo ha giudicato garantito l’imputato nella prassi italiana del processo in contumacia.

Vero. Ma il magistrato Spataro si riferisce a una sola sentenza, e dimentica tutte quelle in cui la stessa Corte ha raccomandato all’Italia di adeguarsi alle norme vigenti nel resto d’Europa in tema di contumacia. D’altra parte è giurisprudenza costante della Corte dei Diritti umani ritenere legittimo il processo in contumacia solo se l’imputato è stato portato a conoscenza del procedimento a suo carico. Ciò nel caso di Cesare Battisti non è dimostrabile. E non basta nemmeno che il suo avvocato sia stato avvisato. Secondo l’art. 42 del codice di deontologia della Corte di Strasburgo, l’avvocato rappresenta effettivamente il cliente solo se 1) il primo si conforma alle decisioni del secondo circa le finalità del mandato a rappresentarlo; 2) l’avvocato si consulta col cliente circa i modi per perseguire tali finalità. Il punto 2), per quanto riguarda il processo d’appello del 1986, non è sicuramente stato applicato, e anche il punto 1) è dubbio. Nulla dimostra che Battisti abbia avuto notizia del processo che lo riguardava, e gli elementi esistenti tendono a provare il contrario.

Questi sono cavilli che non dimostrano nulla, e che dimenticano la sostanza della questione seppellendola sotto forme giuridiche.

Ma Battisti non è tenuto a provare niente! L’onere della prova spetta a chi lo accusa. Quanto alla sostanza della questione, vediamo di ricapitolarla: 1) un’istruttoria che nasce da confessioni estorte con metodi violenti; 2) una serie di testimonianze di elementi incapaci per età o facoltà mentali; 3) una sentenza esageratamente severa; 4) un aggravio della stessa sentenza dovuta all’apparizione tardiva di un “pentito” che snocciola accuse via via più gravi e generalizzate, cadendo in infinite contraddizioni. Il tutto nel quadro di una normativa inasprita e finalizzata al rapido soffocamento di un sommovimento sociale di largo respiro, più ampio delle singole posizioni.

Inutile menare il can per l’aia. Cesare Battisti non ha mai manifestato pentimento.

Il diritto moderno – l’ho già detto - reprime i comportamenti illeciti e ignora le coscienze individuali. Reclamare un pentimento qualsiasi era tipico di Torquemada o di Vishinskij.

Battisti ha persino esultato quando è stato liberato.

Non è un comportamento così bizzarro. Figurarsi come si può esultare all’uscita da una prigione, e per il rinvio di una trasferta forzata verso il carcere a vita. Ne sa qualcosa Paolo Persichetti, che da quando è stato estradato viene sbattuto da un penitenziario all’altro, e inizialmente si è visto persino negare gli strumenti per scrivere.

Non si può liquidare così, in una battuta, un problema più complesso.

Esatto. Non si può liquidare così il problema più generale dell’uscita, una buona volta, dal regime dell’emergenza, con le aberrazioni giuridiche che ha introdotto nell’ordinamento italiano.

martedì 13 gennaio 2009

Benvenuto compagno Carboni!

No, non l'avrei mai detto.
Per la prima volta in vita mia venerdì mi recherò in un negozio di dischi a comprare un lp di Luca Carboni, si avete letto bene, Luca Carboni. Perchè? Ascoltatevi questa per iniziare...



Dopo aver ascoltato la rivisitazione di questa splendida canzone di Lolli e tutte le altre contenute nell'album di cover di belle canzoni degli anni '70 (non a caso il titolo del lavoro è Musiche Ribelli!) devo ammetterlo: ha fatto un gran bel lavoro!
Con il suo nuovo album, in pubblicazione il prossimo 16 gennaio, Carboni rende un sorprendente omaggio agli anni 70: una decade di grande impegno politico e sociale, che ha segnato profondamente gli anni successivi e che è stata caratterizzata da un grande fermento, anche creativo.
In Musiche Ribelli il cantante bolognese rilegge alcuni brani simbolo di quello straordinario periodo, portandoci alla riscoperta di alcune bellissime canzoni (di Jannacci, Lolli, Bennato, Guccini, De Gregori, Finardi, Battiato, Bertoli) che lungi dagli oltre 30 anni trascorsi sono ancora straordinariamente attuali per tematiche, situazioni ed atmosfere. Di più, riarrangiando i brani Carboni li ha resi incredibilmente propri, creando un vero e proprio album di inediti.

La forza di Musiche Ribelli è quella di essere lp in grado di raggiungere e affascinare un pubblico quanto mai vasto ed eterogeneo: ci sarà chi ritroverà nel fondo del proprio cuore canzoni importanti per la propria personalissima memoria e ci sarà chi si emozionerà nello scoprire la grandezza di quei meravigliosi pezzi.
Musiche Ribelli è prodotto dallo stesso Carboni, con Riccardo Sinigallia (anima dei momenti più fortunati dei Tiromancino): i due artisti duettano nel primo singolo, Ho visto anche degli zingari felici del cantautore Claudio Lolli che appare anche nello splendido video sopra (l'avete riconosciuto vero?).

1. CARBONI, LUCA · HO VISTO ANCHE DEGLI ZINGARI FELICI
2. CARBONI, LUCA / SINIGALLIA, RICCARDO · RAGGIO DI SOLE
3. CARBONI, LUCA · VENDERO'
4. CARBONI, LUCA · EPPURE SOFFIA
5. CARBONI, LUCA · VINCENZINA E LA FABBRICA
6. CARBONI, LUCA · MUSICA RIBELLE
7. CARBONI, LUCA / SINIGALLIA, RICCARDO · LA CASA DI HILDE
8. CARBONI, LUCA · UP PATRIOTS TO ARMS
9. CARBONI, LUCA · QUALE ALLEGRIA
10. CARBONI, LUCA · L'AVVELENATA

Se volete avere un assaggio di queste belle canzoni andate qua, io mi sono veramente stupito di quanto questo lavoro sia uscito bene, qui invece il video della bella cover di "Benvenuto raggio di sole" scritta a suo tempo da De Gregori.

domenica 11 gennaio 2009

Quanto cazzo ci manchi Faber...

"Il De André Fabrizio, noto cantautore, pur essendo studente universitario fuori corso in giurisprudenza, si interessa di questioni artistiche, provvede alla incisione dei dischi delle proprie canzoni, ha effettuato qualche spettacolo in televisione, ma non appare mai nei pubblici teatri. Accompagnato sempre dalla moglie, viaggia a bordo dell'auto Fiat 600 targata GE-293864 ed è titolare del passaporto nr. 5191279 rilasciato a Genova il 10.12.1969. Non risultano precedenti penali a suo carico, salvo una denuncia, risalente al 28.8.1959 ad opera della Polizia di frontiera di Bardonecchia, per danneggiamento su edificio destinato al culto. In linea politica, pur non essendo aderente ad alcun partito o movimento - viene indicato come simpatizzante per l'estrema sinistra extraparlamentare e frequenta, in Genova, persone note per tale orientamento o favorevoli al PCI e al PSIUP".


La perla sopra riportata fa capire in che stato di merda siamo, dove uno degli artisti più illuminati del nostro novecento viene visto come eversore mentre un cumulo di ominicchi rovinava (e continua a farlo) il nostro mediocre Paese.
Dov'ero l'11 gennaio 1999? Torno indietro con i ricordi, la notizia della morte di Faber, un grande vuoto dentro, la consapevolezza di un qualcosa di fondamentale che si perde e che non tornerà più.
Hanno voglia a dire che restano le sue canzoni, per carità, canzoni che ci hanno accompagnato anche negli ultimi dieci difficilissimi anni: la Canzone del Maggio dopo i fatti di Genova 2001, Khorakhanè a proposito del nuovo razzismo contro i Rom, un Giudice per descrivere personaggi alla Brunetta, la Guerra di Piero buona per ogni conflitto e così via...
Però sarebbe stato fondamentale sentire da lui commentate o cantate le nuove forme di razzismo contro gli stranieri, i deboli, le prostitute, i "diversi, lui che in Anime Salve già arrivò prima che questi argomenti irrompessero definitivamente e violentemente nel nostro vissuto di tutti i giorni, lui che faceva musica etnica con Creuza de mar agli inizi degli anni '80 quando Peter Gabriel era ancora ben distante dalla cosiddetta world music, lui che ci spiegava lo schifo dell'italica società italiana riuscendo a farci sorridere amaramente con canzoni come Don Raffaè o il Giudice, lui che ci ha fatto vivere a Genova con la Città Vecchia o via del Campo...
Sto diventando retorico come mai avrei voluto essere ricordando una persona anti retorica per eccellenza: e per chi De Andrè non lo conosce oltre alle sue canzoni più famose?

In questi giorni a Palazzo Ducale in Genova c'è una interessante mostra per ricordarlo, ci sono stato e l'ho visitata nei primi giorni d'apertura, il mio consiglio? Se volete andatela a vedere ma assolutamente non di sabato o domenica (la mostra è interattiva, ma quando ti trovi ad ogni postazione 50 persone davanti fai lo spettatore a dispetto degli organizzatori che volevano coinvolgere i visitatori) e 8 euro, prezzo tuttaltro che politico, come li ho spesi io sono stati decisamente buttati.
Volete conoscere il vero De Andrè? Scendete a Porta Principe e prendete a destra facendovi tutta via di Prè fino a via del Campo: per quelle stradine dove il sole del buon dio non da i suoi raggi perchè ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi, in mezzo a tutte quelle facce che arrivano da diversi angoli del mondo, a quei profumi, a quei colori e a quegli odori capirete chi era e chi amava Faber.



Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia
quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.

E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l'esperienza
dove sono andati i tempi di una volta per Giunone
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione.

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino
li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno
a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.

Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere
per dimenticare d'esser stati presi per il sedere
ci sarà allegria anche in agonia col vino forte
porteran sul viso l'ombra di un sorriso tra le braccia della morte.

Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti può dare una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie
quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.

Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
quando incasserai delapiderai mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire "micio bello e bamboccione".

Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
In quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.

Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo.

Fabrizio De Andrè - La città vecchia (Canzoni, 1974)

Perchè ricordate che, come ci ha insegnato Faber in Via del Campo, ogni volta che incontrerete qualcuno sulla vostra strada "diverso" da voi o qualcuno che lo discrimina

"dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior"

Ciao Faber, mi manchi troppo.

venerdì 9 gennaio 2009

Un sabato non qualunque, un sabato italiano.

Sabato 10 gennaio, giornata internazionale contro l'aggressione internazionale a Gaza



Alessandria, ore 15,00 con raduno in piazza S. Stefano;

Cagliari, ore 16,00 con raduno in piazza Costituzione;

Caserta, ore 18,00 in Via Mazzini;

Catania ore 17.00 Villa Bellini;

Empoli, ore 17,00 Piazza della Vittoria;

Firenze, ore 16,00 Piazza San Marco;

Follonica ore 17.00 Via Roma;

Modena ore 15.30 presidio Piazza Torre;

Massa ore 15.30 Teatro Guglielmi;

Milano ore 15.30 Piazzale Loreto;

Napoli ore 11.00 presidio davanti la sede Rai di viale Marconi;

Pordenone ore 16.00 Piazza Risorgimento;

Reggio Emilia, ore 9,00/19,00 Piazza Prampolini;


Rimini, ore 15,30 con raduno presso Arco d'Augusto;

Salerno, ore 10,00 presidio piazza Amendola;


Taranto ore 18,00 presidio in Piazza Vittorio

Torino, ore 15,00 corso Giulio Cesare / via Andreis;

Vicenza, a Porta Castello;

Palermo, ore 17.00 concentramento da Piazza Politeama.

Pavia ore 15.30 piazza Vittoria

Venezia ore 14.00 Piazzale Roma


Bologna 19.00-22.00 Cena di beneficenza in Solidarietà con Gaza
Centro Culturale Islamico di Bologna Via Pallavicini, 13
Cena di beneficenza per i palestinesi. Costo cena 15 euro comprensiva di cus cus, dolci arabi e the alla menta. I soldi saranno devoluti in beneficenza. Organizzata da Islamic Relief e Gmi ( Giovani Musulmani d'Italia )Bologna.
Per informazioni: meriem86@gmail.com
Meriem, cellulare: 3288439433
http://www.facebook.com/event.php?eid=55672519615&ref=ts

altre iniziative presso il sito: http://www.forumpalestina.org/iniziative.asp


Segnalate pure tutte le altre manifestazioni delle quali siete a conoscenza, saranno pubblicate, un grazie a Marte e a tutti quelli che si stanno spendendo per fare informazione "dal basso".

mercoledì 7 gennaio 2009

Genova per noi

No, questo post non riguarda solo chi sta a Genova e dintorni, questo post riguarda tutti noi.


Mentre molti ieri aprivano la propria calza in quel di Piazza Matteotti, a Genova, qualcuno ci ricordava che per l'occidente l'unica cosa che ci si poteva trovare dentro era del gran carbone.
Ora, Genova tranne che per gli analfabeti della democrazia significa Resistenza, significa ribellione nel '60, significa il no secco (non senza un durissimo prezzo da pagare) ai grandi della terra nel 2001.
Genova a dieci anni dalla morte di Faber, che come lo fu per i Balcani sarebbe sicuramente al nostro fianco anche contro questo nuovo mattatoio che si sta verificando a Gaza, può e deve diventare un simbolo.
Parte infatti un movimento che propone un ponte per Gaza gemellando "la Superba" con quei martoriati territori e la sua disperata popolazione: che ne dite se ci adoperiamo tutti affinchè il movimento d'opinione rompa il muro di silenzio di tutte le istituzioni e diventi un imperativo?

Ecco il testo definitivo che sarà sottoposto al Sindaco Marta Vincenzi.

Alla Sindaco di Genova, Marta Vincenzi

Cara Marta,

ti scriviamo perche' vorremmo che Genova assumesse una forte e significativa posizione contro i massacri che stanno avvenendo in questi giorni nella striscia di Gaza.

Siamo consapevoli che la guerra non sia mai un metodo di risoluzione dei conflitti, che sempre i conflitti armati moderni coinvolgano in prima persone le popolazioni civili e che non ci possa essere Pace senza Giustizia e Giustizia senza Pace.

In questo senso riteniamo insopportabile l'invasione armata di uno stato (anche se costretto ad alcuni territori assediati) e la continuazione dell'occupazione dei territori che secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite avrebbero dovuti essere restituiti alla Palestina.

Ti chiediamo pertanto di:

1.. prevedere un simbolico gemellaggio con la martoriata citta' di Gaza;
2.. elevare una forte pressione verso il governo italiano, affinche' abbandoni una politica giustificazionista dei massacri di Gaza;
3.. offrire supporto alle istituzioni e alle associazioni genovesi che in questi giorni di stanno mobilitando per affrontare la situazione umanitaria;
4.. attivarsi affinche' anche i nostri ospedali, in primo luogo il Gaslini, siano disponibili a curare le persone coinvolte in questa terribile aggressione.


Antonio Bruno, Bruno Delpino, Arcadio Nacini


Bravo Loris, io ci credo.

Per informazioni: genova_gaza@yahoo.it

sabato 3 gennaio 2009

Palestina: eppur la piazza si muove...

In Italia oggi sono previste numerose manifestazioni in varie città, la più grande a Roma dove, hanno detto gli organizzatori, si alzerà la voce anche “contro l’informazione manipolata che uccide le coscienze”.


Fermiamo il massacro a Gaza
Sabato 3 gennaio tutti in piazza al fianco del popolo palestinese che resiste

L'elenco e gli appuntamenti di tutte le manifestazioni nelle città italiane previste nella prima giornata nazionale di mobilitazione di sabato 3 gennaio per fermare il massacro dei palestinesi a Gaza da parte di Israele.

ROMA , Sabato 03 Gennaio 2009, ore 16,30 P.zza della Repubblica
Manifestazione Cittadina- Corteo
(le realtà di Napoli convergeranno nella manifestazione di Roma)

VICENZA , Sabato 03 Gennaio 2009
Fermiamo il massacro a Gaza
MANIFESTAZIONE
ore 14.00 alla Stazione Ferroviaria

MILANO , Sabato 03 Gennaio 2009
Manifestazione organizzata dalla Comunita' palestinese della Lombardia
DALLE ORE 15.00 A MILANO IN ore 15 Porta Venezia

BOLOGNA , Sabato 03 Gennaio 2009
Presidio in solidarietà con il popolo palestinese
ore 15.30 piazza Nettuno

PARMA , Sabato 03 Gennaio 2009
Presidio in solidarietà con il popolo palestinese
ORE 16.00, PIAZZA GARIBALDI

BARI , Sabato 03 Gennaio 2009
CONTRO LA PULIZIA ETNICA E IL TERRORISMO DI STATO ISRAELIANO
FERMIAMO IL MASSACRO DI GAZA!
MANIFESTAZIONE REGIONALE PUGLIESE
ORE 17.00 IN PIAZZA PREFETTURA

Torino. Sabato 3 gennaio
Presidio a Corso Giulio Cesare

Pisa, Sabato 3 gennaio
presidio manifestazione
ore 17 piazza XX settembre, di fronte al Comune di Pisa

forumpalestina@libero.it