lunedì 31 marzo 2008

Quello che non riusciamo ad ammettere sulla morte di ieri in Autogrill

Di fronte a un ragazzo che muore c'è sempre il dolore, e l'abbraccio ai genitori. Ma il rischio è non voler guardare, e usare la retorica per creare altri martiri che martiri non sono. Gabriele Sandri non era un boy scout. Matteo Bagnaresi era alla prima trasferta dopo tre anni di diffida. I gruppi degli ultrà vanno allo stadio per picchiare e all'autogrill per minacciare, aggredire, rubare e sfasciare tutto. A volte sono regolamenti di conti: gli ultrà di Parma e Juve si odiano da tanto tempo, è lì che Bagnaresi si prese la diffida. Il problema sarebbe evitare che certa gente si sposti, compreso chi cerca grane e può avere la sventura di trovarle, pagando il prezzo più alto. Perché nel calcio, oggi, si muore di spranga e di pallottola ma anche per leggerezza, tentando di bloccare un pullman che riparte di corsa dopo un agguato.


MAURIZIO CROSETTI




Ecco,il solito benpensante completamente avulso al mondo del tifo ed alle sue pratiche che legge il solito articolo moralista ed ha la sua indignazione già bella e confezionata, dipinge come mostri tutti gli ultras indifferentemente e tranquillizza l'opinione pubblica che dal caldo delle proprie casette e davanti al proprio televisore può tornare ad occuparsi di Beautiful e boiate tipo Striscia la notizia.
No, non sono quel tipo di “cittadino medio”, ho seguito (seguo?) il movimento Ultrà dall’interno, tifando , gioendo, pippandomi trasferte, domeniche sacrificate al culto del tifo, condivisione di gioie e delusioni con altre persone, ho avuto tante soddisfazioni ma negli ultimi tempi sempre più delusioni.
No, non sono un delinquente, non sono feccia che non vede l’ora di scontrarsi negli autogrill o dove capita, il colore della maglia della mia squadra è basilare ma non è tutto, ho ben chiaro cosa significano valori come solidarietà, altruismo, ecc.
Anch’io come il ragazzo morto ieri ho partecipato alle giornate del G8 nell’ala “moderata”, anch’io mi indigno davanti alle ingiustizie, anch’io combatto, come lui faceva contro un inceneritore, contro abusi edilizi o ambientali.
Non tutti gli Ultras sono persone a perdere, inizio però a pensare che i più importanti e visibili di essi, quelli per intenderci che rappresentano i Gruppi Organizzati, quelli che preferiscono la “cassa” ed il “materiale” allo spontaneismo ed al tifo, quelli che “comunisti bastardi”, quelli “più scontri meno incontri”, bé quei signori lì insomma, stiano facendo definitivamente tramontare la visione romantica dell’appassionato Ultras lazzarone ma portatore sano di amore calcistico, stiano facendo passare il messaggio che Ultras è innanzitutto CONTRO qualcuno a tutti i costi poi, in subordine, PER i propri colori.
Iniziai a prendere più consapevolezza di tutto ciò un paio d’anni fa quando, commentando con quello che si sarebbe poi rivelato un povero mentecatto esagitato il libro “L’odio in rete” di Antonio Roversi (ex frequentatore di curva “pentito”) , così mi fu recensito il libro: “L’odio in rete di Roversi? Spazzatura! Roversi è un nemico degli ultrà, non bisogna neanche leggerlo”.
Alle mie orecchie sembrò una fatwa, e cominciai a capire che quelli che intendevano il mondo Ultras come il sottoscritto erano una minoranza, ed il nostro tempo lì in mezzo era finito…

Chi sono le Damas de Blanco ?

Traggo dal bel blog Cubanite , del quale prima o poi racconterò, questa foto:


Chi sono le Damas de Blanco? A Cuba, come reazione all'ondata di arresti nella primavera del 2003 di 75 persone, nasce questo movimento che si ispira al ben più noto movimento delle Madri di Plaza de Mayo. Abitualmente le donne che sfilano per la Havana la domenica mattina sono circa 25/30 dopo la messa in Santa Rita (delle quali la maggior parte neanche è parente degli incarcerati ma simpatizzante della causa), attirando l'attenzione più dei turisti che degli altri cubani, questo può essere certamente dovuto alla paura nei confronti del regime, così come può essere a causa del regime se spesso le stesse Damas siano contestate da altre cubane... Resta il fatto che, vuoi a causa del regime vuoi per obnubilamento delle coscienze, a Cuba non se le fila nessuno mentre all'estero si fa a gara ad accreditarle come "Ultimo baluardo nella difesa della libertà d'opinione in Cuba", la lista che potrei fare sarebbe ben lunga: dai nostri Democratici all' ong Human Rights First (la stessa che quando parla di un'aumento intollerabile di antisemitismo e omofobia in Europa non se la fila nessuno) fino al Parlamento Europeo. Loro invece invitano dal loro sito ad aderire alle loro marce (cosa che hanno fatto 5 esponenti dei radicali italiani, noti nemici della democrazia secondo i cattolici italiani più conservatori, lo scorso anno sperando in una bella repressione a favore di telecamere, ma non se li è filati neanche la polizia cubana ...), a scrivere lettere ed e-mail.
Insomma, dove sta la verità: si tratta delle parenti di 75 intellettuali contro il regime, giornalisti obiettivi e liberi cittadini cubani ingiustamente incarcerati oppure, come dice la campana castrista, delle parenti e simpatizzanti di 75 persone che al soldo della Cia tramavano contro la Rivoluzione? Torniamo all'origine del loro nome, esse hanno cercato di accreditarsi alle Madri di Plaza de Mayo, ma quest'ultime, per bocca di Hebe de Bonafini, hanno replicato così:

"Las llamadas Damas de Blanco defienden el terrorismo de Estados Unidos y las Madres de la Plaza de Mayo simbolizamos el amor a nuestros hijos asesinados por tiranos impuestos por Estados Unidos".

Chiaro? In parole povere, le ritengono "Affini ai criminali responsabili della sparizione dei loro figli e nipoti in Argentina".
Ora, perchè tutti e dico tutti gli organi di stampa occidentali mostrano solidarietà senza indugi, come è giusto che sia, a chi chiede che le prorpie opinioni non vengano soffocate nel silenzio e poi omette di divulgare le autorevoli opinioni di un'associazione come quella delle Madri dei desaparecidos della dittatura argentina?

domenica 30 marzo 2008

La domenica del Russo - Il conto delle spigole è proprio Speciale...


Si festeggia con onore e poi si viaggia,
in montagna si, ma con portate da spiaggia!
Ma le spigole si sa, costan tanto, costan caro
il problema è di chi è il conto: è salato, è da sparo!
Dice l'un: "Noi sei degno!", replican gli altri: "Sei Speciale!"
Al fin noi paghiam e Silvio fa campagna elettorale...


L' 8 marzo continua: firmiamo contro l'ingerenza del Vaticano e di Ferrara

Nel silenzio dei media l'appello "Liberadonna" lanciato un mese fa da Micromega ha superato le 58.000 adesioni, continuare a diffonderlo e firmarlo è un dovere di tutti quelli che credono nella laicità dello Stato, nei diritti delle donne e combattono contro i fanatismi teocratici.





Ecco il testo dell'appello:

Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti,
ora basta!
L'offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.
Con l'oscena proposta di moratoria dell'aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere “cose”, terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere.
Lo scorso 24 novembre centomila donne – completamente autorganizzate – hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l’arroganza ipocrita di “difendere la vita”. Perciò non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi – da qualunque pulpito provengano – di mettere a rischio l'autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.
Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l'obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l'accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l'insegnamento dell'educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro).
Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi.

PRIME FIRMATARIE:

Simona Argentieri
Natalia Aspesi
Adriana Cavarero
Isabella Ferrari
Sabina Guzzanti
Margherita Hack
Fiorella Mannoia
Dacia Maraini
Alda Merini
Valeria Parrella
Lidia Ravera
Elisabetta Visalberghi

Vai qua subito a firmare: www.firmiamo.it/liberadonna

E mi raccomando:


sabato 29 marzo 2008

Gino Donè Paro, l'uomo che fece due volte la Resistenza

Ad una settimana dalla morte di Gino Donè Paro, mi piace ricordare un uomo che fece due volte la Resistenza.
Se molti nel secolo scorso, come il compianto Pesce, combatterono prima in Spagna a fianco dei democratici repubblicani poi in Italia contro il regime fascista, Gino dopo aver fatto la Resistenza in Italia fu l'unico italiano a bordo del Granma, membro di quell'equipaggio ormai entrato nella mitopoiesi che combattè contro il regime di Batista.
Al di là di ogni giudizio personale politico, la storia dell'uomo ha fatto il giro del mondo, e non sarebbe potuto essere altrimenti.



A Cuba, nell’archivio storico delle FAR (Forze Armate Rivoluzionarie) c’è un dossier su Gino Donè Paro, l’unico europeo partecipante al “Desembarco del Granma” del 1956. Di due anni più vecchio di Fidel Castro, Gino è nato da genitori braccianti il 18 maggio 1924 a Monastier di Treviso, vicino a Venezia. Dopo le scuole va nei militari, e l’ 8 settembre 1943 è a Pola. Torna a casa e diventa partigiano con la Missione Nelson e con il Comandante Guido, un ingegnere milanese italo-americano operante nell’area della laguna veneziana. Gino a fine guerra riceve un encomio dal Generale Alexander, e poi emigra a Cuba passando dal Canada. Nel 1951 lavora all' Avana come carpentiere nella grande Plaza Civica : l’attuale Plaza de la Revoluciòn. Nel 1952 Gino si fidanza con Olga Norma Turino Guerra, giovane rivoluzionaria di ricca famiglia cubana, abitante nella città coloniale di Trinidad, amica di Aleida March di Santa Clara, futura 2.a moglie del Che. Con esse due anni dopo Gino entrerà nel “Movimento 26 Luglio”, chiamato con la sigla “M-26-7”, dalla data dell’assalto dei castristi (26 Luglio 1953) a caserme di Bayamo e Santiago de Cuba. Nel 1954 Gino si sposa. Poi nel 1955 e nel 1956, diventato tesoriere del “M-26-7” di Santa Clara, viene incaricato dal dirigente Faustino Perez di portare dollari in Messico, dove lo attende Fidel che deve comperare il battello Granma. Gino qui diventa molto amico del Tenente Medico (asmatico) Ernesto Che Guevara, il quale gli confida che se non avesse incontrato Fidel egli sarebbe emigrato in Italia per specializzarsi in “anti-asma” a Bologna. Gino diventa amico anche di Fidel e di Raul e, in quanto ex partigiano, collabora agli addestramenti militari. Quindi il 25 novembre 1956 egli parte dal porto messicano di Tuxpan tra gli 82 patrioti del battello Granma. A bordo il suo grado è quello di Tenente del Terzo Plotone comandato dal Capitano Raúl, fratello di Fidel. Gli 82 sul Granma erano: 78 cubani, più un argentino (Che), più un messicano (Alfonso), più un domenicano (Ramon), più Gino (detto El Italiano). Sul passaporto italiano c’è scritto Gino Donè, ma all’anagrafe cubana, quando si è sposato, è stato registrato col nome di Gino Donè Paro, cioè anche con il cognome materno. Dopo lo sbarco del 2 dicembre 1956, ai piedi della Sierra Maestra, e dopo il massacro di Alegria de Pio (dove circa la metà degli 82 vengono catturati e assassinati dai batistiani) Gino torna a Santa Clara, dove durante le festività natalizie partecipa ad alcune azioni di sabotaggio assieme alla guerrigliera Aleida March. Ma nel gennaio 1957 riceve l’ordine dal “M-26-7” di andare all’estero salpando con una barca da Trinidad. Dopo mezzo secolo Gino ha rilasciato un’intervista al giornale italiano Liberazione, pubblicata il 5 ott. 2006, dove egli ha detto che: “Dopo il Desembarco del Granma, noi superstiti abbiamo fatto quello che abbiamo potuto, chi in una forma e chi in un’altra. Io che ero straniero ero il più indicato per starmene lontano e fare ciò che nella Sierra non avrei potuto fare. C’era bisogno di collegamenti, notizie, informazioni, soldi, armi, e di molte altre cose ancora. Così, chi con armi e chi senza armi ha fatto quello che doveva fare. E anch’io”. ….......



Nel maggio 1996, alla Fiera Turistica di Varadero, a Cuba, il Comandante Jesús Montané Oropésa, “moncadista-granmista” da sempre assistente di Fidel, durante una breve intervista con Gianfranco Ginestri, disse di lui: "Gino era il più adulto, il più serio, il più disciplinato; e dopo la nostra vittoria non ha mai cercato privilegi; e ogni tanto ci telefoniamo". L’ultima volta che Gino è andato ospite a casa di Montanè è stato in occasione del 40° del Desembarco, nel novembre-dicembre 1996. Poi Montanè è morto all’Avana nel 1999. .......... Nel 2003 (senza figli e vedovo due volte: della cubana Olga Norma e della portoricana Tony Antonia) Gino è andato a vivere a Noventa di Piave, vicino a San Donà, in provincia di Venezia, dalla nipote Silvana. All’Avana è in contatto con il suo amico granmista Arsenio Garcia Davila, con il quale è andato alla sfilata del 1° Maggio 2004 (dov’è stato decorato) : poi il 18 maggio è tornato a Venezia dov’è stato festeggiato il suo 80° compleanno dai Circoli Italia-Cuba del Veneto, da diverse organizzazioni amiche di Cuba, e dall’Anpi. Per il suo 81° compleanno, nel 2005, è stato ospite a Firenze della Fondazione Italiana Ernesto Guevara. Per l’ 82° compleanno, nel 2006 a Bologna, è diventato socio onorario del locale circolo dell’Ass-Italia-Cuba.
Nel 2006 si è recato spesso a Cuba, per partecipare alle celebrazioni del 50° del Desembarco del Granma.
Gino si è spento sabato scorso in una Casa di cura di S.Dona' dove era ricoverato per alcuni esami all'età di 83 anni.

Campania atto finale: la mia maledizione.

"Si muore di una peste silenziosa che ti nasce in corpo dove vivi e ti porta a finire nei reparti oncologici di mezza Italia. Gli ultimi dati pubblicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%."

Roberto Saviano è l'autore di Gomorra, il best-seller che racconta un viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra

Basta, non accetto più la presunta "difesa" di un Patrimonio nazionale come la Campania tutta, non accetto più la falsa indignazione, non accetto più i Masanielli di turno, vomito sugli sciacalli che fanno speculazione politica sul dramma campano come se il problema esistesse da due anni, sono incazzato con i campani che a differenza di Saviano hanno preferito voltarsi dall'altra parte, se non addirittura avallare il tutto, salvo stracciarsi le vesti ora che siamo al disastro.
La costiera amalfitana è cementificata, la spazzatura invade Napoli, le discariche abusive di materiali cangerogeni provenienti dal nord italia sommergono la regione, i prodotti alimentari tipici vengono progressivamente boicottati per la loro tossicità dalla UE fino al Giappone, i giovani scappano in cerca di lavoro e legalità, scrittori come Saviano viaggiano sotto scorta mentre gaglioffi si candidano alle prossime politiche come moralizzatori, capolavori di neorealismo come "Biutiful Cauntri" finiscono nell'indifferenza più totale mentre la gente si rincoglionisce davanti all'ultima soap opera.
Non vi perdonerò MAI e vi maledico, per aver ucciso la Campania, per aver alimentato i luoghi comuni più bassi, per non esservi suicidati mentre uccidevate una terra così bella.

venerdì 28 marzo 2008

Amianto: i morti di Casale Monferrato (e non solo) gridano vendetta.

Io sono una persona sfortunata, mio figlio sarà una persona sfortunata. Perchè? A te che leggi questo post chiedo 10 minuti in tutto, cinque per guardare questo filmato tratto dalla trasmissione "Reality" andata in onda su la 7 il 30 dicembre 2007:


e altri cinque per guardarvi anche questo:


Sono una persona sfortunata perchè non so se mi ammalerò fra cinque, dieci, vent' anni oppure, se sarò più fortunato di altri casalesi, mai di mesotelioma.
Mio figlio sarà una persona sfortunata perchè, sebbene non lavorerà mai all' Eternit e la stessa fabbrica abbia chiuso dal 1986, lui stesso rischierà di respirare le fibre delle quali la città è e sarà piena, rischiando di ritrovarsi a distanza di cento anni da quando la contrasse il suo bisnonno con la stessa malattia, l'asbestosi, o peggio ancora con un mesotelioma pleurico che non dà scampo.
Fra un mese esatto, il 28 aprile, verrà celebrata la giornata mondiale delle vittime dell'amianto e questo blog, spero non da solo, ricorderà tutto ciò.
Per il momento tu, gentile lettore di questo piccolo blog, non dimenticarti dei morti passati e futuri di Casale Monferrato, vittime innocenti di un "effetto collaterale del progresso"...

giovedì 27 marzo 2008

Buone Notizie - Mumia Abu Jamal


Un tribunale d'appello federale ha annullato oggi la condanna a morte contro Mumia Abu Jamal
condannato alla pena capitale nel 1982 per l'uccisione di un poliziotto, è sempre più diffusa l'opinione però- da Amnesty International all'arcivescovo Desmond Tutu - che Mumia abbia subito un processo ingiusto e razzista.
Un passato da giornalista radiofonico, militante delle Black Panthers, Abu Jamal - oggi cinquantatreenne - è nel braccio della morte da 26 anni. La decisione odierna della Corte d'appello di Philadelphia significa che l'accusa dovrà presentare nuovamente il proprio caso davanti ad una giuria per chiedere nuovamente la pena di morte entro 180 giorni, altrimenti la pena per Abu Jamal verrà automaticamente commutata in ergastolo. Secondo il Philadelphia Inquirer, è quasi certo che lo Stato ricorrerà in appello.
La corte ha tuttavia respinto la richiesta di annullare la condanna per omicidio di primo grado presentata da Mumia Abu Jamal, che aveva chiesto di avere un nuovo processo per poter provare la propria innocenza.

Magdi Allam: prima se lo pigliano, poi se ne vergognano...

Prima la brillante idea di celebrare tutto ciò in un giorno a caso....


...casualmente la notizia fa giro del mondo, ma la cosa non era voluta, noooooo: e chi lo vorrà mai lo "scontro di civiltà"? Chi, all'atto della conversione di una qualunque persona (e Magdi Allam non lo era), non tira su un circo del genere?


Il problema è che questo inizia a " esternare" perle di ecumenismo del tipo:

"Non ho paura della morte, sono convinto che si debba andare avanti. Tutti noi dobbiamo proseguire sulla strada della verità, della libertà e dell'affermazione della vita".

"Non intendo cedere - assicura - né farmi intimidire in alcun modo. So di essere nel giusto".

"Sono fiero di essere stato battezzato pubblicamente dal Papa. Quello che voglio testimoniare è che la libertà religiosa è un diritto sacrosanto da sbandierare con orgoglio. Ho definitivamente rotto i ponti con l'Islam e con ciò che costituisce, esso é fisiologicamente violento e storicamente conflittuale".

Logicamente è finito tutto in farsa finale, ma io mi domando geni della comunicazione del Vaticano: ma non sapevate che "uomo immagine" vi eravate scelti? La prossima volta pigliamo Olindo per la giornata mondiale del fanciullo?


AI em piddì o come a star dietro al Silvio anche il Vuolter si rincoglionisce...

CORREZIONE APPORTATA IL 28/03/2008: COME TUTTE LE COSE CHE POSSONO DAR FASTIDIO ANCHE LONTANAMENTE AL BUON SILVIO IL VIDEO DEL PD E' STATO FATTO RITIRARE DA CHI RAPPRESENTA I VILLAGE PEOPLE IN ITALIA, DA DOMANI LI BOICOTTO, MI HANNO TOLTO UNA DELLE COSE PIU' TRASH DELLA CAMPAGNA ELETTORALE!


Credevo di aver toccato il fondo dopo aver visto e ascoltato sta roba:



Io sono sempre stato un cultore del trash, ma questo raggiungeva livelli mai toccati prima. E subito si poneva il quesito politico: come si puù combattere un'idiozia del genere? Semplice, con la ventata di novità dei Veltroni boisssss...



Ora, oltre ad essere andato immediatamente sul mulo a cercarne la versione in MP3, mi domando: è vero, è completamente idiota come idea e raffigurazione, ma vuoi mettere quel "SE MASTELLA NON C'E'"? Mi sa che solo quello fa guadagnare 500.000 voti. Vuoi vedere che il nano ha trovato uno che riesce a superarlo nell'arte della boiata e quindi a disinnescarlo?

Aiiiii em piddì, la la ra la la la, aiiiii emm piddì..... Cacchio, funziona davvero sta boiata!

mercoledì 26 marzo 2008

(Anch'io) Odio Studio Aperto

Non ne posso piuuuuuuuuu!



Sapete benissimo di cosa sto parlando, è un autentico incubo.
Credo che la definizione migliore di tutto ciò la dia il bellissimo blog "Odio Studio Aperto" scrivendo così il 31 luglio 2006, data di nascita del blog stesso:

E' da molto tempo che guardo questa "cosa" chiamata ironicamente telegiornale e come sempre viene da chiedermi "Ma che cazzo è Studio Aperto?". Ho creato questo blog quasi per disperazione; sono stanco dei servizi stupidi dell'edizione delle 12.30 ripetuti anche nell'edizione delle 18.30, che propinano sempre le stesse cose: calendari, meteo e michelle hunziker. Voi mi direte anche "ma che cazzo te lo guardi allora?" beh io vi rispondo che mangiando alla mezza purtroppo non ho altro da guardare. Colgo al volo l'occasione: da oggi metterò su questo blog tutte le minchiate che questo pseudo-Tg mi scaglia addosso durante il pranzo. Se c'è altra gente nel web che odia studio aperto, è ben accetta ed è invitata a collaborare con me: perciò se volete commentare un servizio inutile scrivete il vostro post nei commenti e io lo pubblicherò. Grazie e a presto.

Forse uno potrebbe accontentarsi della geniale definizione data da nonciclopedia.wikia.com....



Anche se sapete tutti di cosa sto parlando vi dò un "assaggino" grazie a you tube di quello che tale prodotto (io a chiamarlo telegiornale non ci riesco proprio...) riesce a darvi...



Insomma, non è più tollerabile vedere una cosa fatta da immagini tratte da Google Earth definirsi tg, filmati tratti dal sito degli odiatissimi giornalisti de "la Repubblica" (un organo di stampa televisivo che deve approfittare delle immagini tratte dal sito di un organo di stampa cartaceo, argh!)i blog come questo devono affidarsi a riprese di you tube, non telegiornali nazionali!
Non è più tollerabile andare avanti per mesi con Cogne, Perugia, Garlasco ecc.
Non è possibile che dopo la dipartita di tale Giordano (ora "promosso" alla direzione de "il Giornale", quello che apriva le riunioni di redazione al grido di "Gnocca, gnocca e ancora gnocca!") la gnocca continua a imperversare e le immagini di repertorio della Ferilli con il backstage del calendario (di quanti lustri fa?) continuino ad andare in onda ogni due per tre, come gli imperdibili servizi su tutte le letterine, prezzemoline e zucculine possibili e immaginabili.
Non è accettabile vedere persone che fanno "servizi giornalistici" dalla tal città e si sente la loro voce dal telefonino senza uno straccio di ripresa (che se ne siano stati a casa a leggere il televideo e poi abbiano telefonato in redazione?).
Ma il capolavoro arriva quando si parla di obiettività nei confronti del padron... ehm, editore che accidentalmente è anche candidato per la 325° volta negli ultimi vent'anni alla guida di questo splendido Paese....


Lo strumento è talmente devastante da far impallidire il buon vecchio Fede, dunque: da un anno e mezzo (prima si stava da DIO in questo paese!) la gente non riesce più a uscire di casa la sera, ogni commerciante ha subito quantomeno 16 rapine e 12 furti ngli ultimi due anni, non si riesce più manco ad arrivare alla seconda settimana mentre due anni fa eravamo tutti alle Maldive solo che non ce lo ricordiamo, un cumulo incredibile di monnezza ha invaso Napoli nel giro di 15 mesi (nove anni fa certi appalti li dava il governatore della Campania di An, dal 2001 al 2006 chi ha governato? Secondo Studio Strano però Bassolino è lì da 173 anni...), l'Alitalia va a pezzi per colpa di Prodi (salvo il fatto che siano 10 anni che si prova a privatizzarla ma non si riesce mai), Veltroni che ha passato da poco la cinquantina è il vecchio, Berlusconi a 72 anni è il nuovo, le interviste a Veltroni sono sempre di sbieco e l'audio è mediocre, Berlusconi ha un'inviata di Studio Aperto che lo intervista in sala damascata con mega simbolo del partito ale spalle del duce di Arcore, i servizi sulla coalizione democratica parlano perennemente dei dissidi interni, a destra si fa all'ammore tutto il giorno, la sinistra viene usata come spauracchio perennemente (radicale, estrema, ecc.) salvo essere beatificata e incensata quando corre sola, e può quindi portare via voti ai Democratici, o quando si tratta di spingerla a fare cadere un Governo, e così via....
Ora, perchè in un paese civile tutto ciò è permesso? Ma soprattutto, la domanda che arrovella il sottoscritto è la seguente: come fa una giornalista che ha prestato i suoi servigi al "Raggio Verde" con Santoro e a Report della Gabanelli come la Anzolin, lavorare a Studio Aperto e nel contempo riuscire a guardarsi allo specchio quando arriva a casa la sera senza sputarsi in faccia?
Io la risposta non ce l'ho, forse apprezza il modo serio di fare informazione che ci ricorda il video sotto ripreso da you tube...

martedì 25 marzo 2008

Peppino Impastato: facciamo che 30 anni non siano passati invano!

a trent’anni dall’assassinio di

Peppino Impastato


9 Maggio 1978 – 9 Maggio 2008

Cinisi

Appello per una Manifestazione nazionale contro la mafia

in occasione del Forum sociale antimafia 2008

a 30 anni dall’assassinio di Peppino Impastato


Sono passati ormai trent’anni dall’assassinio politico-mafioso di Peppino Impastato e 29 dalla manifestazione nazionale contro la mafia che abbiamo organizzato a Cinisi in occasione del primo anniversario della sua morte.
Non possiamo dire che da allora nulla sia cambiato; abbiamo raggiunto obiettivi importanti con il nostro impegno e con la lotta quotidiana che abbiamo condotto io, mia madre, i compagni di Peppino, Umberto Santino e Anna Puglisi fondatori del Centro siciliano di documentazione di Palermo, successivamente dedicato a Peppino, seguiti da una parte della sinistra e dei movimenti legati alla nostra storia e alla nostra lotta.
Abbiamo affrontato un lungo percorso di fatica e di sofferenza che ci ha portato anche a sperimentare l’amarezza e la rabbia quando abbiamo toccato con mano le collusioni tra la politica, le istituzioni e la mafia.
Il lavoro di memoria e le attività portati avanti in questi anni sono stati difficili, ma non certo inutili: hanno contribuito a sviluppare una coscienza antimafiosa nelle nuove generazioni che hanno recepito positivamente il nostro messaggio.
Il pensiero, le idee di Peppino e la sua esperienza di militante comunista che guardava tutte le sfaccettature della realtà lo conducevano a partire dal basso, riprendendo la linea delle lotte contadine, anticipando i tempi e accelerando un processo di crescita e di presa di coscienza rispetto al pericolo costituito dalla mafia, fino ad allora volutamente sottovalutato: la sua era una vera e propria lotta di classe contro un sistema criminale basato sullo sfruttamento e sulla sopraffazione.
Non è stato facile per lui, così come non è stato facile per noi: abbiamo raccolto la sua eredità e siamo andati avanti, cercando di continuare giorno dopo giorno per costruire un progetto di antimafia sociale che partisse dall’esperienza di Peppino, dalle sue lotte nel territorio contro la speculazione edilizia, contro la disoccupazione, a fianco dei contadini di Punta Raisi che venivano affamati dall’esproprio delle proprie terre.
Peppino era in prima fila a Palermo nelle lotte studentesche del 1968 e nei movimenti del 1977, sempre alla ricerca di metodi innovativi, sfruttando al meglio con la sua fantasia e la sua passione i poveri mezzi di comunicazione che aveva a disposizione.
Facendo tesoro delle sue scelte e del suo percorso nel 1979 abbiamo sfilato per le troppo silenziose strade di Cinisi nella prima manifestazione nazionale contro la mafia, organizzata da Radio Aut, dal Centro di documentazione di Palermo, assieme ai compagni di Democrazia Proletaria e a quella parte di movimento che era rimasta profondamente colpita dall’uccisione di Peppino. Eravamo in duemila: persone che venivano da ogni parte d’Italia, con un misto di rabbia, dolore, determinazione ed entusiasmo per i nuovi contenuti che portavamo in piazza.
La mafia non era più un fenomeno locale, circoscritto alla Sicilia, ma un fenomeno che aveva invaso pericolosamente tutto il territorio nazionale, coniugandosi con ogni forma di speculazione, di corruzione, di collusione con le istituzioni e con il potere politico ed economico, accumulando grandi masse di capitale con il traffico di droga che provocava migliaia di morti per overdose.
Siamo stati poi catapultati in una situazione pesante; ci siamo scontrati con una realtà drammatica: la mafia aveva alzato il tiro uccidendo chiunque tentasse di ostacolare il suo processo di espansione. Giudici, poliziotti, politici, militanti della sinistra, giornalisti, tutti ammazzati uno dopo l’altro in una mattanza che è durata molti anni, troppi, ed è culminata con la strategia dello stragismo.
Abbiamo vissuto tutto questo sulla nostra pelle mentre eravamo impegnati nella ricerca della verità e non solo riguardo l’omicidio di Peppino, denunciando e mettendo in evidenza gli ostacoli più turpi, quelli più dilanianti, quelli causati dalla collusione mafiosa con una parte delle istituzioni.
Le vicende giudiziarie riguardo il “caso Impastato” lo dimostrano: forze dell’ordine, magistrati, politici hanno tentato in tutti i modi di non farci arrivare alla giustizia, orchestrando un depistaggio vergognoso e tacciando Peppino di essere un terrorista-suicida. Non ci sono riusciti.
Parlare di legalità oggi significa anche riportare alla luce la versione veritiera di quanto è accaduto a Peppino e più in generale dal dopoguerra in poi, da quei grandi movimenti di liberazione che furono la Resistenza antifascista e il Movimento contadino. Le stragi di stato e le trame nere hanno insanguinato il nostro paese: Portella della Ginestra, le bombe nelle camere del lavoro, l’eliminazione di circa 40 sindacalisti e militanti della sinistra, il piano Solo, Piazza Fontana, il golpe Borghese, Piazzale della Loggia, l’Italicus, il sequestro Moro, il ruolo di Gladio, la stazione di Bologna, il Rapido 904 ed altri eventi sono tappe fondamentali nel nostro vissuto, nel vissuto di un paese costretto con la violenza a rispettare gli equilibri e gli accordi internazionali e bloccato nel suo processo di rinnovamento.
La repressione del sistema è scattata costantemente e in maniera scientifica ogni qualvolta si è cercato di apportare dei cambiamenti nel sistema sociale e ogni qualvolta il regime democristiano è stato messo in crisi. L’intolleranza rispetto ad una vittoria delle sinistre alle elezioni e alla loro avanzata ha scatenato la violenza del potere reazionario e dei gruppi fascisti contro ogni tutela democratica.
Non parliamo di vicende remote e lontane nel tempo: ancora oggi pesano le impunità delle azioni criminali fasciste dovute alle coperture e complicità istituzionali, ed è per questo che è necessario insegnare l’antifascismo nelle scuole come uno dei pilastri fondamentali della nostra Costituzione.
Negli ultimi anni la violenza di Stato ha attaccato i movimenti di lotta sociale, come è accaduto a Napoli e a Genova in occasione del G8, riapplicando lo stesso schema e le stesse strategie repressive che hanno coinvolto istituzioni, gruppi dell’estrema destra, servizi segreti e mafia.
Ecco perché bisogna gettare luce anche su alcuni lati oscuri dell’omicidio di Peppino: dai processi è venuta fuori solo una verità parziale, anche se fondamentale, una grande vittoria, ma non le motivazioni che hanno condotto al depistaggio. La Relazione della Commissione parlamentare antimafia sul “caso Impastato” ha ricostruito le dinamiche e le responsabilità del depistaggio, ma i responsabili sono rimasti impuniti.
Oggi, a distanza di tanti anni da quei fatti, viviamo una realtà che non si è affatto riassestata. Il sistema mafioso prolifera e i conflitti sociali non si sono mai assopiti: per far fronte alle degenerazioni della società, da cui scaturiscono le fortune politiche di personaggi come Berlusconi e di tanti altri, i movimenti continuano a mettere in pratica l’impegno dal basso ricoprendo un ruolo centrale nel mantenere viva l’autodeterminazione dei cittadini. È arrivato, però, il momento che acquisiscano una maggiore consapevolezza sulla centralità dell’impegno nella lotta alla mafia.
Bisogna rendesi conto che dopo il crollo del cosiddetto “socialismo reale” viviamo in una sistema di globalizzazione capitalistica, poco importa se la definizione più giusta sia imperialista o imperiale, che ricicla anche le forme più primitive di schiavitù, rilancia la guerra come forma di imposizione del dominio, rinfocola fanatismi e terrorismi, impone la dittatura del mercato e vuole cancellare le conquiste del movimento operaio, approfondisce squilibri territoriali e divari sociali, emarginando la stragrande maggioranza della popolazione mondiale, esalta la finanziarizzazione speculativa. In questo quadro le mafie si moltiplicano, con fatturati del cosiddetto “crimine transnazionale” che raggiungono più di mille miliardi di dollari, e con la formazione di veri e propri Stati-mafia.
Le analisi condotte in questi anni dal Centro Impastato di Palermo, da La borghesia mafiosa a Mafie e globalizzazione, si sono dimostrate le più aderenti alla realtà.
I movimenti noglobal degli ultimi anni rappresentano una forma di resistenza al neoliberismo e al pensiero unico ma non hanno sviluppato un’analisi adeguata del ruolo delle mafie nel contesto attuale.
Nel nostro Paese le mobilitazioni di questi ultimi mesi che hanno visto centinaia di migliaia di persone scendere in piazza per chiedere di rispettare il programma di governo, per pretendere giustizia e verità sui fatti di Genova, per difendere i diritti delle donne hanno mostrato che è presente nei cittadini la volontà di cambiare lo stato di cose. In questa prospettiva di mutamento la lotta alla mafia è uno dei terreni decisivi della lotta per il soddisfacimento dei bisogni e per la democrazia.
Ecco perché è importante che tutte le realtà impegnate nella lotta dal basso (No GLOBAL, No TAV, No PONTE, No TRIV, No al DAL MOLIN, e gli altri) garantiscano la loro presenza a Cinisi il 9 maggio 2008 in occasione del trentennale dell’omicidio di Peppino, per iniziare un nuovo percorso, per costruire e dare la spinta ad un movimento di lotta alla mafia che segua un programma rivoluzionario, non astratto e sloganistico, ma concreto e praticabile, e che si ponga l’obiettivo di battere definitivamente il fenomeno mafioso.
Non possiamo continuare ad aspettare, abbiamo perso troppo tempo.
Se non riusciamo a costruire un progetto e a trasmettere un messaggio di fiducia e di speranza alle nuove generazioni, bombardate da una strategia della diseducazione che indica come esempi da seguire personaggi di successo cinici e sfrontati, politici e rappresentanti delle istituzioni spesso sotto processo o condannati per mafia, come Dell’Utri e Cuffaro, difficilmente riusciremo a far crescere in loro una coscienza democratica e antimafiosa.
E non possiamo rimanere inerti al cospetto dei più di 1300 morti l’anno sul lavoro, un’autentica vergogna nazionale, delle migliaia di morti per l’amianto, delle vittime della malasanità, delle vittime dei soprusi e delle violenze nei paesi emarginati.
Non possiamo rimanere inerti rispetto alle devastazioni dell’ambiente e della natura che stanno letteralmente distruggendo il nostro pianeta.
Non si può sorvolare sulla necessità della laicità dello Stato come forma di garanzia per l’uguaglianza sociale e giuridica di tutti, al bando delle differenze sessuali, etniche e religiose.
Facciamo appello a tutte le associazioni che lottano per una legalità non retorica e formale, sparse sul territorio nazionale, affinché ci diano il loro contributo di idee e di azioni per lo svolgimento della manifestazione del prossimo 9 maggio.
Qualcosa comincia a muoversi: i movimenti anti-pizzo hanno ottenuto i primi risultati, promuovendo il consumo critico e l’associazionismo, i senzacasa di Palermo chiedono e ottengono le case confiscate ai mafiosi, le scuole si impegnano in prima linea, una parte del mondo religioso ha mostrato di volersi impegnare.
Facciamo appello all’informazione democratica e ai mezzi di comunicazione liberi affinché ci sostengano e sviluppino una conoscenza reale delle mafie e dell’antimafia, mentre troppo spesso assistiamo a trasmissioni e servizi che danno un’immagine suggestiva di feroci criminali e riducono l’antimafia alle iniziative più spettacolari.
Chiediamo il loro contributo agli artisti che si dichiareranno disponibili affinché con la musica, il cinema, il teatro e lo sport si cominci un’opera di sensibilizzazione e di educazione adeguate.
È importante che anche i Comuni che hanno intitolato una strada a Peppino partecipino al trentennale, così come gli iscritti alle sedi dei partiti della sinistra a lui dedicate.
Facciamo appello alle scuole, agli insegnanti e agli studenti, affinché siano al nostro fianco in questo difficile percorso.
Facciamo appello alle donne, ancora imbrigliate dai comportamenti maschilisti della nostra società, affinché partecipino numerose per rinnovare la rottura di mia madre Felicia rispetto all’immobilismo culturale, bigotto e reazionario, e per ripercorrere i passi delle tante donne, madri, figlie, sorelle, che hanno fatto dell’impegno antimafia la loro ragione di vita.
Anche i sindacati devono assumersi le proprie responsabilità, mettendo al centro i problemi del lavoro nero, precario, ultraflessibile, riprendendo le battaglie che furono di Peppino e dei suoi compagni. E chiediamo alle forze politiche che si dicono democratiche di operare un taglio netto con mafie e corruzione.
Si parla tanto di criminalità, di riciclaggio, di lavoro nero, di immigrazione clandestina, di sfruttamento minorile, di violenza sulle donne, di violenza razziale e di altre problematiche che non ci danno respiro: troppe volte ci si ferma alle parole o si adottano strategie più deleterie degli stessi problemi che dovrebbero risolvere, come i cosiddetti “provvedimenti per la sicurezza dei cittadini” che finiscono per annullare diritti umani fondamentali..
Esistono percorsi ben più sostenibili e compatibili con il benessere e il rispetto di tutti, che vengono però esclusi perché non fanno gli interessi dei soliti noti.
Aspettiamo ancora il perfezionamento della legge sulla confisca dei beni mafiosi, la legge 109 del ’96, proposta da Libera di Don Ciotti con una petizione popolare che ha raccolto un milione di firme sull’onda emotiva delle stragi di Capaci e via D’Amelio. L’intento era di avviare un nuovo percorso di sviluppo economico antimafioso, ma si è arenato negli scogli della burocrazia, del lasciar correre e degli interessi mafiosi.
Il 9 maggio a Cinisi, nell’ambito delle iniziative del Forum antimafia “Peppino e Felicia Impastato”, sarà un’occasione per riflettere su tutte queste tematiche, per far sentire la propria voce, per ribellarsi: siamo convinti che costruire un mondo senza mafia è possibile. Non solo, è necessario: un mondo senza questa “montagna di merda” che ci
travolge. Il luogo scelto per la nuova Manifestazione Nazionale Contro la Mafia è Cinisi, non solo perché è lì che Peppino è nato ed ha svolto le sue attività, ma anche perché è da sempre una roccaforte dell’organizzazione mafiosa; lo fu ai tempi di Cesare Manzella prima e di Tano Badalamenti poi.
Ma tuttora il nostro paese è un pilastro del controllo mafioso: i clan locali sono rappresentati nella “commissione regionale” ed hanno un rapporto diretto con i capimafia; così è stato con Provenzano e con Lo Piccolo fino a poco fa.
È ora di attivarsi: dal 9 maggio in poi vogliamo cominciare a respirare aria pura, intrisa di libertà; vogliamo iniziare a vivere la gioia della bellezza.
Peppino, con il suo sacrificio, ci ha dato tanto. Non basta ricordarlo. Bisogna raccogliere quanto ci ha lasciato e continuare; dare nuova vita al suo pensiero e alla sua azione di uomo libero, ma soprattutto di siciliano libero.

Giovanni Impastato

Per informazioni, adesioni e contatti:

Associazione Peppino Impastato-Casa Memoria
C.so Umberto 220 90045 Cinisi (Pa)
Tel. 0918666233-3341689181
email: giovannimapstato@gmail.com - web: www.peppinoimpastato.com

Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato"
Via Villa Sperlinga, 15 - Palermo
Tel. 0916259789-Fax 091348997
email: csdgi@tin.it - web: www.centroimpastato.it

Mi Rifiuto! (Alla faccia di chi sulla munnezza di Napoli ci specula...)

Tanti soloni stanno cercando di costruirsi un minimo di visibilità pre-elettorale sull' immonda situazione di Napoli e dei sui rifiuti, se Biutiful Cauntri è il film da andare tassativamente a vedere, se Saviano è per voi oramai storia letteraria, prendete carta e penna e segnatevi sto titolo:


MI RIFIUTO !

Le lotte in difesa della salute e dell'ambiente in Campania


di Antonio Musella


con i contributi di : Pietro Rinaldi, Rete Nazionale Rifiuti Zero, Rete Campana Salute e Ambiente, Uniriot Napoli


Edizioni Sensibili alle Foglie

ISBN 978-88-89883-20-4

Euro 13,00 iva inclusa

Questo libro nasce dal desiderio di raccontare cio' che sta accadendo in Campania rispetto alla cosiddetta "emergeza rifiuti". Di far conoscere i luoghi devastati dalle discariche a Pianura, Napoli, Giugliano, Acerra, ma anche le lotte e la partecipazione popolare che si e' sviluppata negli ultimi anni in queste terre. Un lavoro che inserisce questo vasto processo sociale nel contesto metropolitano descrivendone le dinamiche politiche ed economiche come pure la continua contaminazione tra economia legale ed illegale. Uno sguardo rigoroso, non giornalistico e soprattutto in presa diretta, che mentre documenta le motivazioni dei "no", fa sottilmente emergere i tanti "Per" che puntano ad un nuovo piano rifiuti per la regione. E proietta le lotte in difesa della salute e dell'ambiente in un piu' ampio scenario che si estende ai nuovi movimenti di lotta in difesa dei beni comuni nel nostro paese ed in Europa. Le lotte dei comitati campani contro il piano rifiuti viste da dentro, dalle piazze, dalle barricate, dalle discariche presidiate. Pianura, Acerra, Giugliano, un istant book, in presa diretta su cio' che sta avvenendo in Campania. Le ragioni dei comitati, le alternative, la voce di quelli che si battono per la difesa della salute e dell'ambiente.



"Non era la gioia gia’ vista altrove, ed anche in Campania, che ti da la lotta, lo stare insieme, il costruire qualcosa di importante per la collettivita’, ma e’ stato il ridere con il riso di chi gli ordini li ignora, la felicita’ di vedere la polizia scappare, ritirarsi dalla zona della discarica, l’imbarazzo del Ministro degli Interni davanti all’impossibilita’ di reprimere la rivolta, il sentirsi invincibili, pur coscienti che non era cosi’, il sentirsi importanti nella difesa della propria terra, seppur coscienti che una volta finito tutto istituzioni e camorra si rimpossesseranno del controllo della quotidianeita’. "


Andate in una libreria, una di quelle vere (ancora ne esistono fidatevi!), ordinatelo al vostro libraro e se fa storie chiedetegli qual'è allora la differenza fra lui ed un Centro Commerciale del bigolo, date un'occhiata a sto libro e poi venite dal Russo e ditemi se è un punto di vista (condivisibile o meno) che avevate già sentito...

lunedì 24 marzo 2008

Yo Yo Mundi alla conquista della perfida Albione (e non solo!)

Il Russo riceve e volentieri pubblica:


Cari tutti,
perdonateci per il messaggio mail cumulativo, ma poiché fervono i preparativi per il tour...
in allegato cartolina promo del tour YYM in Inghilterra e qui nella mail seguono brevi comunicati bilingue (se avete amici e contatti in Inghilterra fateci il piacere di diffonderli il più possibile!!!).
In Italia - per ora - l'unica replica di Chang si terrà ad Alessandria, martedì 8 aprile al Cinema Ambra (Rassegna "I martedì dell'Ambra", Cinema Ambra, Viale Brigata Ravenna, 8).
Sul sito www.yoyomundi.it troverete tutte le date (Resistenza il 19 aprile a Corsico e il 25 Aprile a Torino, Sciopero il 6 maggio a Roma etc.) e tutte le notizie sull'attività YYM e Sciopero Records (è in preparazione il nuovo disco di canzoni...).
Grazie per l'attenzione, un abbraccio grande e resistente per voi!
Impazienza e YYM
Yo Yo Mundi "Chang, la Giungla Misteriosa" live in Inghilterra


Per presentare l'album “Chang” gli Yo Yo Mundi tornano in Inghilterra dove, dopo il tour di Sciopero - Strike del 2006, sono considerati: "Italian masters of silent film soundtracks".
Tra le date inglesi spicca quella del Barbican Center a Londra (“Chang” inaugurerà qui la rassegna “Into the Wild”).

Lunedì 31 marzo ore 21.00 Brighton, The Duke of York's

Martedì 01 aprile ore 18.00 Sheffield, Showroom Cinema

Mercoledì 02 aprile ore 20.30 Birmingham, The Electric Cinema

Giovedì 03 aprile ore 19.30 Londra, Barbican Cinema 1

L'abum Yo Yo Mundi "Chang, la Giungla Misteriosa" disponibile on line (a prezzo davvero politico) su http://stores.ebay.it/SCIOPERO-CD-MUSIC-STORE , è un estratto della sonorizzazione di “Chang: A Drama of the Wilderness” film del 1927 opera dei creatori di “King Kong”: Ernest B. Schoedsack e Merian C. Cooper.

Partecipate e diffondete, grazie e buona vita!

www.myspace.com/yoyomundi - www.yoyomundi.com



Yo Yo Mundi "Chang: A Drama of the Wilderness" live in England

Italian masters of silent film soundtracks Yo Yo Mundi return to England in 2008 for a four dates tour which will see the band perform at some of the oldest English cinemas and will end at the Barbican, the home of Silent Cinema in London. They will soundtrack "Chang: A Drama of the Wilderness"(1927).

Monday 31 march h 9pm Brighton, The Duke of York's
Tuesday 01 april h 6pm Sheffield, Showroom Cinema
Wednesday 02 april h 8.30pm Birmingham, The Electric Cinema
Thursday 03 april h 7.30pm London, Barbican Cinema 1

An extract of this exciting new live accompaniment has been recorded into a live CD available through the ebay
http://stores.ebay.it/SCIOPERO-CD-MUSIC-STORE

Don't miss Yo Yo Mundi live in concert and spread the word!

domenica 23 marzo 2008

La domenica del Russo - Chi di rivoluzione colpisce....

Era il nostro Masaniello:
"Son diverso, mi ribello!".
Arringava tutta quanta la popolazione,
"Mai col potere: viva la rivoluzione!"
Poi l'ebbrezza di un seggio al Parlamento,
e finì con gli ex compagni a torte contro il mento...

Gli auguri pasquali di Vuolter: vai coi cus.....


Ci hanno provato coi Pacs, sono stati sbaragliati da Ruini con i Dico.... hanno deciso di suicidarsi a tre settimane dalle elezioni con i CUS....
Ma Vuolter, ragazzo mio, ma non l'hai ancora capito chi comanda in Italia? Primo viene il denaro (e quindi ci sono dentro tutti da Silvio allo Ior, dalla Fiat a Mediobanca tranne te), poi la Fede (e quindi andiamo da quella cattolica a quella in Silvio, da quella Ultras a quella di Emilio, ma nella politica chi ce crede ancora?), infine le leggi dello stato ed eventualmente i diritti dei cittadini.
E tu, alla vigilia di Pasqua e della scalata dell'Alitalia da parte di Silvio per i suoi figli, ti metti a parlare di diritti delle coppie di fatto? Ma allora la lezione di Prodi non l'hai mica capita!
Guarda che morto un Mastella se ne fa un'altro in cinque minuti, quindi vedi di farti passare ste fregole e vedi di andare a fare il baciamano a Ruini o a provare a stringere accordi con Forza Italia "indispensabile per fare le riforme", che sennò al 13 aprile manco ti ci fanno arrivare....

sabato 22 marzo 2008

Buona Pasqua 2008 agli omofobi di idiota volontà...


Ora, che fossimo in un Paese sempre più fascistizzato (grazie a partiti e movimenti razzisti ) e omofobico (grazie ad una gerarchia vaticana sempre più ottusa e retrograda) si sapeva, ma arrivare a tutto ciò...
In breve: il sig. Coveri, giovane rampollo milanese nipote del più famoso zio stilista deceduto nel '90, decide con la propria compagna di cambiare alloggio e trovarne uno più spazioso a Milano in centro.
Lo trova, 200 metri quadri a 12.000 euro al mese (e già qui mi viene da vomitare, ma questi sono i prezzi di mercato...), il problema è che alla domanda dell'agente immobiliare sulla di lui professione il Coveri specifica di essere stilista: apriti cielo! Nella bacata mente del venditore depositario dei valori cattolici e del buon gusto, stilista è sinonimo di frocio, culo, checca ecc. ecc., indi per cui niente contratto d'affitto.
Indipendentemente dal fatto che il sig. Coveri omossessuale non lo sia, resta sconcertante questo episodio di pregiudizio e razzismo, se "ragionassi" come il fenomeno in questione dopo un fatto come questo potrei pensare che tutti i venditori di case sono razzisti , per fortuna ho un qu.i. nella media e così non è.
Sembrerebbe di essere tornati ai "favolosi anni '60" (ma per chi?), quando a Torino si vedevano aberrazioni sotto forma di cartelli vicino agli appartamenti del tipo "Qui non si affitta ai meridionali!".
Buona Pasqua 2008 a chi ci crede allora, il Russo in una resurrezione ci spera si, in quella dell'intelligenza che in Italia sembra essere morta da mò....

Corsi e ricorsi tevisivi...

Tanto scalpore ha fatto l'incontro scontro fra l'aspirante erede di Cuffaro in Sicilia ed il regista Placido in quel di Tetris...

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Non lo so, ma mentre lo guardavo ho avuto una fortissima impressione di dejà vu...
Sono andato a spulciare nel mio archivio video ed ecco cos'ho trovato, ognuno giudichi da sè...


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venerdì 21 marzo 2008

Scoprite la differenza (ovvero dei termoconvertitori e delle nuove ideologie)

Nuove formazioni politiche, nuovi liderssss, ecco un "volto nuovo" della politica italiota...

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Al di là dell'imperdibile chicca sui "termoconvertitori", pure un letterato come Di Pietro riesce a prendere in fallo sta signora, guardate ora il video che segue:

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Trovato le differenze? No? Lo immaginavo, se non che il primo filmato riesce forse a far più ridere del secondo (e non ho postato quello in cui esalta i "giovvvani della fiamma" che assaltano la casa del Grande Fratello).
Ci siamo liberati del marito di Lady Mastella? Mò ci tocca lady mascella....

Volare, oh oh

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Anni e anni di assistenzialismo statale, lottizzata, sfruttata, spremuta, asfissiata dalle consorterie politiche, depredata da liquidazioni mega da amministratori incapaci: Alitalia.
A forza di rifiutarci di "svendere" la compagnia di Stato, essa si trova ora ad avere ancora tre mesi di autonomia dopodichè sarà fallimento, l'unica alternativa è la svendita ad Air France per evitare la catastrofe.
Quando oramai si sta per staccare la spina al malato terminale chi è che arriva?


I figli??? Cordata con banca Intesa??? E per tutti sti mesi dove sono stati? Infatti nel giro di poche ore...

Eccoci qua, solita figura e'mmerd. Vabbè, l'uomo come ne verrà fuori?


Ah, ecco, volevo ben dire.... Vediamo nei prossimi giorni cosa ci combinerà l'ometto...

giovedì 20 marzo 2008

C'è investitore e investitore...

Dopo la notizia delle due giovani irlandesi investite ed uccise l'altra notte a Roma, ha fatto molto rumore questo video:

http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=18494

Logicamente si è andati a intervistare la famiglia dell'investitore italiano, il cui padre ex vigile ed ora candidato della formazione neofascista la Destra si è mostrato prima sgomento poi ha condannato il gesto del figlio che, ubriaco, dopo aver ucciso le due ragazze ed averlo constatato scendendo dall'auto si è dato alla fuga. Le famiglie ed il dolore delle due straniere? Non pervenuto...



Il caso più eclatante negli ultimi tempi risale al 2007 ed è relativo alla tragedia di Appignano dove l'investitore, anch'esso ubriaco ma con la colpa di essere extracomunitario, investì ed uccise quattro ragazzi che in scooter affiancati l'uno all'altro furono falciati dal furgoncino del Rom.
Fu massacrato sin dall'inizio dagli organi di stampa conservatori e dalle televisioni berlusconiane che non esitarono a dedicare servizi su servizi ogni giorno per i più svariati motivi: l'iniziale regime di arresti domiciliari (come il caso sopra descritto e quello sotto, ma quelli sono italiani...), il fatto che negli arresti domiciliari osasse stare su una sdraio (forse avrebbe dovuto suicidarsi?) ecc. Insomma, incitando i pruriti più bassi dei razzisti medi tanto che si esibirono squadracce al di fuori del tribunale dove il processo venne celebrato con botto finale: una pena ben superiore a quella richiesta dal PM, in tempi di televisione spettacolo chi comanda è la tivù...



Ed eccoci al caso di Ardea: Batute Oueslati ragazzina tredicenne figlia di extracomunitari viene uccisa dall'auto condotta dalla ventisettenne Iocoangeli che fugge terrorizzata dopo l'omicidio, il bello è che la giovane ragazzina la conosceva pure. Appena rintracciata ha ammesso la propria colpevolezza ed è stata sottoposta al durissimo regime dell'obbligo di firma, tranne un paio di servizi di Studio Aperto sulle lacrime dei famigliari di Batute, per il resto tutto ok, giustizia è fatta no?
Allora, ricapitoliamo: per il rom linciaggio di piazza, richiesta che rasentava la pena di morte, scandalo per l'applicazione della legge.
Per i due casi italiani folklore sul video di myspace e a casa dopo due ore con il padre a dover invocare la galera per il primo,e immagini da quadretto volemose bene nonostante le differenze etniche al funerale della ragazzina, obbligo di firma e via nell'oblio per la seconda.
Giusto per completezza d'informazione: ricordate le prime pagine dei quotidiani più reazionari quando qualche extracomunitario delinque o investe qualcuno? Quella che segue è la prima di Libero del 19/03/2008, un giorno dopo l'investimento delle due irlandesi, che notizia manca in prima pagina?


mercoledì 19 marzo 2008

L'opinione pubblica? Chiusa per ferie (da sette anni...)

In questi giorni, con l'avvicinarsi delle sentenze sul processo in corso a Genova per i fatti avvenuti a Bolzaneto durante il G8 del 2001, appaiono articoli su alcuni giornali, si intervistano persone come Marco Poggi (l'infermiere penitenziario in servizio proprio a Bolzaneto in quei giorni che si è guadagnato la nomea di "infame" per la semplice colpa di aver testimoniato ciò che accadde là dentro), vorrei porvi una domanda facendovi vedere prima queste foto...


...poi invitandovi a dare un'occhiata a questo dossier dal sito del Comitato Verità e Giustizia.


Infine riportandovi queste testimonianze rese dai fermati durante il dibattimento:

"Non pensavo che degli esseri umani avessero il potere di farmi quello che mi hanno fatto, ed essere legittimati."

Federico M.

"Oggi quando ho a che fare con le forze dell'ordine la prima domanda che mi viene è: 'Ma questo qui sarà stato a Genova? Sarà un fascista incazzato che appena può mi mena?'"
Brando B.

"Dopo il G8 volevo vedere tantissimi film, perchè non riuscivo più a concentrarmi sulla realtà. E non potevo stare con la gente, non mangiavo più."
Fabienne B.

"Quando sono tornato a casa, per settimane ho cercato solo di dormire e di lavarmi: per togliermi di dosso non solo lo sporco fisico, ma anche un peso che mi sentivo addosso."
Massimiliano S.

"Non riuscivo a salire sui mezzi pubblici affollati. Ho avuto problemi per molto tempo a restare nudo, e degli attacchi d'ansia quando vedevo delle piastrelle. E per diversi mesi anche problemi con la sessualità."
Valentin S.

"Il trauma vero è che per quattro giorni i miei bambini non sapevano dove mi trovavo, se ero viva o morta. Lo hanno scoperto andando a comprare il pane, vedendo una locandina di giornale con la loro mamma. E avevo paura a spogliarmi davanti a un medico, per mostrargli le mie ferite."
Valérie V.

"Ho sempre paura a ricordare, a raccontare. E mio padre continua a non credere che tutto questo sia potuto accadere."
Andreas S.

Ora, potrei andare avanti con svariati filmati su you tube ricchi di testimonianze, foto, articoli ecc. ecc., ma penso possa bastare.
Potrei dare il mio giudizio su un Paese (poco) civile, dove il reato di tortura non viene previsto cosicché chi si è macchiato di tali efferatezze sta per approdare tranquillamente alla prescrizione, ma sarebbe troppo lunga.
Mi piacerebbe sentirmi spiegare dagli esponenti del fu governo Prodi sul perchè, nonostante fosse uno degli otto miliardi di punti del programma votato dagli italiani, quando ne hanno avuto l'occasione hanno fatto fallire la Commissione sui fatti del G8, ma tralascio per carità di patria...
Quello che ci tengo a sapere è: ALLA LUCE DI TUTTI QUESTI MATERIALI CHE DOCUMENTANO LA BARBARIE CHE CI FU A BOLZANETO, COS'ALTRO HA BISOGNO L'OPINIONE PUBBLICA PER PROVARE COMPATTAMENTE UN PO' DI SANO SDEGNO?
Poi ho trovato questo bel monologo di Ascanio Celestini, ed ho capito tutto....


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