lunedì 21 luglio 2008

Tutti a vedere: "Al lavoro - Genova chiama"


Per chi può c'è ancora tempo oggi e domani, andate: ne vale veramente la pena!
Chi non può andare clicchi sulle foto, il Russo la mostra ve la porta a casa.


Al lavoro - Genova chiama
15-22 luglio, Munizioniere di Palazzo Ducale
Una mostra multimediale sui diritti negati dei lavoratori del nostro tempo.
Sicurezza, precarietà, immigrazione raccontati con video, fotografie, installazioni, dati.
In apertura, la memoria di Genova 2001 e la situazione dei processi.


Nel settimo anniversario del G8 genovese, prende vita a Genova dal 15 al 22 luglio 2008 una mostra sulle
problematiche del lavoro e della sicurezza, Al lavoro – Genova chiama, realizzata da Progetto
Comunicazione e dal comitato Piazza Carlo Giuliani. Lo spazio espositivo è il Munizioniere di Palazzo Ducale.


Dal 2001, quando Genova fu teatro della cancellazione di ogni diritto, ogni anno Progetto Comunicazione e il comitato Piazza Carlo Giuliani presentano in luglio a Genova una nuova mostra dedicata ai diritti negati. Sono stati affrontati i temi della giustizia, della menzogna nell’informazione, dei pericoli per la Costituzione, di tortura, di guerra, di acqua.


Quest’anno si parla di lavoro, pensando che un buon modo per fotografare la nostra società sia capire come paga chi lavora, quali condizioni gli impone, quali diritti gli riconosce, quanti lavoratori uccisi è disposta a tollerare.
In Italia di lavoro si muore ogni giorno, per infortunio e per malattia. L’Italia è il paradiso della
precarietà, senza sicurezza del posto di lavoro e del reddito. A chi viene da altri Paesi per cercare lavoro, l’Italia offre schiavitù e illegalità.


In questa mostra il lavoro prende parola per raccontare la precarietà, la morte, la fatica. Prende parola a Genova, memoria del 2001, tempo e luogo da non dimenticare: quando e dove sicurezza, legalità, progetto politico hanno subito un attacco violento e profondo.
E alla memoria del luglio 2001 è dedicato il tratto iniziale della mostra Al lavoro - Genova chiama, con documenti di allora e di oggi: testi, fotografie e monitor sui quali scorrono i materiali audiovisivi raccolti per testimoniare i fatti di Genova 2001, per tornare a parlare delle violenze di quei giorni, delle troppe questioni irrisolte, del nuovo rischio di cancellazione dei processi.


Il vasto percorso espositivo dedicato al lavoro inizia con le immagini del rogo alla ThyssenKrupp e con l’enorme problematica della sicurezza sul lavoro. Si va dalle morti nei cantieri alle situazioni a rischio dei lavoratori clandestini, dalle difficoltà dei precari agli specifici problemi delle lavoratrici, senza dimenticare il problema degli infortuni delle casalinghe tra le mura domestiche.
Un’interminabile striscia di carta riporta la cronaca delle centinaia di morti sul lavoro in questi mesi. Un approfondimento è dedicato all’avvelenamento da amianto, raccontato con testi, fotografie e videointerviste realizzate a Casale Monferrato.
Questo punto della mostra mi ha particolarmente toccato ed ho ringraziato particolarmente Haidi Giuliani (che mi ha pure rimbrottato dicendo di filare immediatamente a ringraziare gli organizzatori, lo farò alla fine di questo pezzo!), come sapete questo blog certe tematiche le ha già toccate con molto coinvolgimento.










La sezione sul lavoro precario di Al lavoro - Genova chiama riporta videostorie e reportage fotografici, con testimonianze raccolte nei cantieri, nel porto, nel commercio e nel terziario avanzato.
L’area dedicata ai migranti inizia con le fotografie sul lavoro minorile nel mondo, presenta le nuove rotte della migrazione e le testimonianze di lavoratori stranieri in Italia, tra la tirannia del caporalato, i rischi sul lavoro, il problema della cittadinanza.
La mostra Al lavoro - Genova chiama è accompagnata da un catalogo.


Art director di Al lavoro - Genova chiama è Federico Mininni. Alla realizzazione della mostra hanno contribuito registi, fotografi, videomaker e giornalisti. Alcuni nomi:
Giornalisti e scrittori: Alessandra Fava, Fabrizio Gatti, Carlo Riva, Marco Rovelli. Fotografi: Lucio Cavicchioni, Elio Colavolpe, Fabio Fiorani, Dino Fracchia, Fausto Giaccone, Eros Mauroner, Fernando Moleres, Samuele Pellecchia. Artisti: Raffaella La Vena, Winfried Loeschburg, Sara Poli.


E un grazie a Carlo e a tutti quelli che come lui otto anni fa si opposero anche contro certe ingiustizie.

9 commenti:

♥gabrybabelle♥♥ ha detto...

bellissima esposizione d'immagini.Quella che piu mi fa riflettere è la foro con le mascherine antismog messe in vasi di fiori,sembrava di guardare un quadro post-futurista sulle anime che si sono immolate per un lavoro al soldo di padroni senza scrupoli,ciao Russo gabrybabelle

stellastale ha detto...

sarebbe bello
che Al lavoro Genova chiama diventaqsse Al lavoro Napoli chiama e Roma e Torino e Palermo e Bari e Milano e insomma tutta Italia... sarebbe possibile secondo te?

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Una mostra che ancora non ho visto. Vedo di andarci in questi giorni. che restano.

Genova in questo periodo estivo è molto viva ed attiva... Genova, i genovesi assai meno purtroppo...

articolo21 ha detto...

mi piacerebbe...

Crocco1830 ha detto...

davvero ottima iniziativa. Praticamente un racconto in immagini di quanto sia dura la lotta per l'affermazione dei diritti, anche per i più elementari.

Lucia Cirillo ha detto...

Bella l'occasione di partecipare ad una mostra con gli occhi di chi la "vede" come me ;)
Grazie :)

carloge ha detto...

Russoooooooo, belin vieni alla mostra e non ti fai vedere???
P.s. ma come mai non riesco più a loggarmi come una volta, con splinder?
Carlo
http://humanrights.splinder.com/

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Sei un grande Russo. Grazie per le belle immagini.

elettroman ha detto...

Ciao Russo certo che mi fa piacere linkarmi vorrei pero chiderti una cosa anzi no due la prima vorrei sapere come posso creare un banner come il tuo in modo da scambiarlo con gli altri e se poi mi puoi mandare il codice del tuo tramite la mia casella mail ( elettoman@gmail.com) la seconda cosa perchè non ti fai una casella mail nel profilo è molto più comoda almeno per me che vado sempre di fretta

P.s ma si un collega SILTAL tu

saluti ciao