lunedì 19 maggio 2008

Gomorra, il film



Paolo D'Agostini (la Repubblica)

Il libro di Roberto Saviano ci ha spiegato che la parola "camorra" è un ferro vecchio, non la usa più nessuno tra i diretti interessati e non significa niente. Ci ha fatto gelare il sangue parlandoci, con la competenza e la conoscenza di chi ha visto le cose da vicino, di qualcosa che è molto più che un gravissimo, esteso, radicato, impunito e duraturo fenomeno criminale, ma è un "sistema" aziendale che guida e governa l´economia e la vita di interi quartieri, intere città e province, intere regioni d´Italia. Il film di Matteo Garrone, anche se sceglie solo alcune tracce del libro e circoscrive il suo percorso a cinque storie, ricalca del libro l´andatura a quadri slegati e indipendenti gli uni dagli altri.

Paolo Mereghetti (Il corriere della sera)

A volte la verità è più sconvolgente ancora, a volte il film diventa il mezzo con cui una realtà «irraccontabile » prende forma. Una forma che il regista usa con un rigore e una moralità dello sguardo davvero encomiabile. Come i veri grandi sanno fare.

Lietta Tornabuoni (La Stampa)

(...) è magnifico e terribile. (...) gran film sulla camorra (...) recitato da interpreti molto bravi (...). (...) Si era detto che Gomorra fosse somigliante ai film di Rosi, di Inarritu, di Sergio Leone, ma non somiglia a nessuno: perché è la prima volta che i personaggi sono così privi di moralità e di aspirazioni. (...)



Fabio Ferzetti (Il Messaggero)

Chissà cosa privilegerà la platea di Cannes in questa babele di gerghi, di accenti, di vite e di codici criminali. Una cosa è certa: proprio perché costringe a stabilire nessi e a collegare sfondi, indizi, episodi, lo sguardo “fenomenologico” di Garrone non lascia indifferenti. Per scoprire l’Italia di oggi e il suo cinema, si passa per forza da qui.

Alberto Crespi (l'Unità)

(...) Matteo Garrone ha fatto un grande film, e non era scontato (...). (...) Saviano vedendo il film proverà un pizzico di invidia (...) Vedetelo, ma sappiate che uscirete dal film come da sotto un treno: Gomorra racconta un'Italia senza speranza (...).

Nanni Moretti (direttore Torino Film Festival)

E' politico, per il regista, anche selezionare per il concorso a Cannes due film come Gomorra e Il Divo. "La polemica sui panni sporchi che si lavano in casa è montata dai giornali - commenta - sono però due film che aspetto e su cui punto con speranza e con fiducia e lo dico sinceramente. Gomorra me lo volevo vedere appena uscito, purtroppo dovevo partire e non ho potuto, ma ci andrò lunedì". Parole che poco dopo ha ripetuto allo scrittore Roberto Saviano, apparso nel locale sulla spiaggia dove era in corso il party del festival di Moretti. Con due uomini a scortarlo e l'attore Toni Servillo, Saviano si è intrattenuto a lungo col regista, ricevendo i complimenti per i suoi interventi in televisione.


Roberto Saviano

"Ci sono stati in trenta anni oltre 10 mila morti ammazzati dalla crimininalità. Molti di più di quelli della Striscia di Gaza. La camorra fattura 150 milioni di euro l'anno, siamo di fronte a dei veri imprenditori. Questo film può dare ancora più strumenti, fa parte del mio progetto di far sapere, di raccontare, perché le cose cambino".

12 commenti:

Lucia Cirillo ha detto...

Come ho già avuto modo di re, vedendolo non l'ho trovato un capolavoro. Però è di sicuro un film terribile: per le immagini crudissime, per la presenza costante di ragazzini addestrati al male, per le ambientazioni lugubri, per il senso di impotenza che piomba addosso dal primo minuto.
Ecco, per tutti questi motivi, è un film che merita di essere visto.
PS:Grazie di cuore per il tuo commento da me.

Anonimo ha detto...

In qualsiasi parte della penisola chi esce dalla sala dopo aver visto il film,respira e si disintossica dalla violenza appena vista,qui dopo averlo visto,esci e ti ritrovi ancora nel film,con quelle facce,l'odore acre della "monnezza"appena bruciata,quelle scene, ma che ve lo dico a fà!! potete solo immaginarlo.

tonino

davide ha detto...

sono due film che sicuramente vedrò,visto che amo la grande tradizione italiana del cinema di impegno sociale e politico.
Garrone , poi ,è tra i miei registi preferiti

Franca ha detto...

Un film sicuramente da vedere

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Saviano sta facendo qualcosa davvero di importante. Ed il film tratto dal suo libro può aiutare ancora di più.

WiWo ha detto...

a proposito del fatturato segnalo che mi sembra abbia parlato di 150 miliardi, non milioni. ;-)

gian ha detto...

L'ho visto ieri sera e sono stato proprio male.
I miei sentimenti alla fine erano divisi in tre.
Il sollievo:
Che bello non abitare lì, chiudere gli occhi e poi riaprirli e vedere la pulita, grassa ed ordinata pianura emiliana dove ho sempre vissuto e la mia casettina nuova ed accogliente...
L'indignazione:
non è possibile non è possibile non è possibile non è possibile non è possibile...
La paura:
E' più probabile che quel mondo travalichi i suoi confini ed esca influenzando la vita di tutti noi italiani facendoci diventare così, piuttosto che la nostra (parvenza di) civiltà possa mettere fine a questo disastro
Aiuto.

il Russo ha detto...

Io ho ripotato l'intervista paro paro da dove l'ho presa ma penso che la cifra data da wiwo sia quella corretta, tirare su tutto l'ambaradam che fa il Sistema per soli 300 miliardi delle vecchie lire l'anno non ne vale manco la pena!

franco cuomo ha detto...

Perché dico che il film GOMORRA non è un bel film, tenterò di spiegarlo, altrimenti sembrerebbe quasi una dichiarazione per puro spirito di contraddizione e tenterò di dire anche perché del suo successo: Intanto GOMORRA non è un bel film perché rappresenta un universo orrendo, quello della camorra e del malaffare. Vorrei partire da Aristotele, che relativamente alle cose dell’arte, fa una premessa che a me sembra fondamentale, in un tempo come il nostro che ha perso ogni riferimento immaginativo rispetto al fare arte. Ho sentito da più parti dire che questo film è un film realistico:ovvero che racconta le cose così come stanno e proprio per questo in tanti lo trovano bello.Va da sé che uno pensa che è bello solo ciò che è realistico: una deformazione percettiva che finisce con l’escludere tutto quello che invece è altro dalla realtà, un segno inquietante della nostra deriva verso società autoritarie, se vogliamo dar credito - e io gliene do - a Ernest Cassirer della Filosofia delle forme simboliche. Allora bisogna cominciare col dire che questo è un modo non corretto di avvicinarsi a qualsiasi opera d’arte, sia essa cinema, arte figurativa, musica ecc. Se così fosse, noi dovremmo dire che è bella solo quell’arte che imita la realtà e qui, cito Aristotele: “Da ciò che si è detto è chiaro che il compito dell’arte non è di dire le cose avvenute o che avvengono, ma quali possono avvenire, cioè quelle possibili […] perché esiste una differenza tra lo storico e colui che produce arte: l’uno dice le cose avvenute, l’altro quali possono avvenire”.Il film ha sequenze e piani narrativi, quasi documentaristici, sembrerebbe un film neorealista e forse lo è, ma che senso ha il neorealismo oggi, quando c’è già stato un documentario di denuncia sociale su argomenti simili che si chiama Biutiful Cauntri e quando trasmissioni televisive come Report ci hanno mostrato i termini inquietanti di questa realtà, ma non come racconto filmico? Il mio punto di vista è che se Matteo Garrone facesse lo storico e non il regista come invece è, per ritornare ad Aristotele, con l’operazione che ha fatto finirebbe col tradire pure l’oggettività storica, perché i personaggi romanzati, finiscono col diventare drammaticamente epici suscitando nello spettatore anche una pietas: penso ai due balordi ( sembravano presi da un film di Pasolini) che vogliono imitare Scarface e si mettono contro il clan dei Casalesi, ma anche al ragazzino piccolo che alla fine per non tradire la banda fa uccidere Maria.Tutto il film più che sembrare una denuncia sociale, sembra un épos del male:i personaggi finiscono col sembrare eroi tragici e manca il momento neorealista, laddove il neorealismo in un momento storico in cui non esisteva un giornalismo d’inchiesta, aveva un compito ben preciso. I giornali francesi lo osannano, forse proprio per questo, anche se io credo che ormai così come viene rappresentata Napoli è diventata un esotismo, e questo è il motivo che non me lo fa piacere ed è lo stesso per cui non mi è piaciuto il libro. Oggi che il conformismo culturale è dilagante fa sembrare un film del genere come un film di denuncia sociale, ma in realtà non lo è, anzi questo film è quasi un film apologetico, ed è tutta l’operazione che è discutibile. Incuriosito dal polverone che si è formato intorno al best seller, e non amando quel genere di lettura, ho deciso di vedere il film. Da napoletano a volte ho stentato a capire cosa dicessero gli attori del film (che, per dare un tocco di credibilità in più sono stati selezionati dalla zona in questione, o da quelle limitrofe. Si voleva forse imitare Visconti in "La Terra Trema"? Encomiabile certo ma quel film aveva un senso allora!), certe volte sono ricorso ai sottotitoli pure io. Tutto il film è una semplice messa in scena documentata della zona più orrenda di Napoli, ma ormai lo sanno tutti che c'è la camorra. Questo film a mio avviso ne finisce col fare l’apologia soprattutto per come si chiude, mentre troppo didascaliche appaiono essere le scritte finali che scorrono col sottofondo musicale dei Massive Attak, e che nessuno legge. E la creatività di immaginare qualcosa di possibile o semplicemente diverso da tutto questo come insegnava il buon Aristotele? Questo film piace agli stranieri proprio perché ricolloca tutta Napoli in un altro cliché, quello di città della malavita e delle emozioni forti. Se questo è cinema, non è il cinema che preferisco, ma soprattutto mi allarma il conformismo culturale, anche da parte dei critici, che evidentemente non sanno più leggere un’opera d’arte .

il Russo ha detto...

Franco, la tua critica non solo ha diritto di cittadinanza da queste parti ma può dare spunto ad altre riflessioni.
Di mio solo due domande, la prima: hai idea biutiful cauntry in una media città del nord se e come é passato nelle varie multisale? Te lo dico io: ZERO. Meno male che arriva Gomorra col suo battage pubblicitario che tu tanto disprezzi, sennò la scelta sarebbe fra Harrison Ford che a 851 anni fà ancora Indiana Jones oppure Ultimi della classe con l'inarrivabile Sara Tommasi dall'Isola dei famosi che fa il verso alla Fenech dei mitici anni '70...
La seconda: forse a Napoli la cosa é trita e ritrita e sta anche bene che il Sistema controlli TUTTO (vedi in questi giorni i sommovimenti contro rom e spazzatura), magari qua al nord qualche anticorpo nella popolazione per provare ad arginare qualcosina (vedi racket, controllo sulla spazzatura, balcanizzazione dei quartieri di famiglie della stessa città per il controllo del traffico degli stupefacenti, collocamento non ufficiale per i disoccupati ecc.)c'è ancora, se voi a torto o a ragione giudicate certe cose superflue e oramai inutili e quella una causa persa bè, non potete pretendere che anche noi ci si rassegni, anche perchè dalle nostre parti la risposta spontanea del cittadino medio a certe schifezze é la Lega, vedi tu fra che fuochi siamo: l'illegalità ed il manganello...
Napoli ne esce male, in preda alla malavita organizzata, a volte macchiettistica?
Napoli E' messa male, E' in preda alla malavita organizzata, E' macchiettistica quando mi tocca vedere la moglie di un camorrista intervistata dal tg2 che inneggia alla rivolta contro i rom.
Io amo la Campania e amo Napoli, la mia non é retorica, ma suona come una bestemmia Franco se mi permetto di far notare che, se neanche più voi riuscite a "usare" l'effetto Saviano come strumento per creare cultura anti-sistema, forse lì la guerra é perduta?

franco cuomo ha detto...

Caro, Il Russo, ti prego di non pensare a me come uno snob:ho 57 anni e troppe esperienze sul groppone,per arricciare il naso.Il fatto è che io quando sono uscito dalla sala stavo a GOMORRA, anzi il pubblico intorno a me era GOMORRA ( se leggi un mio post prima di questo).Forse servirà al nord il libro di Saviano, forse servirà il film, ma io credo che proprio in quanto prodotti culturali, né l'uno nè l'altro sortiranno la presa di coscienza della quale tutti parlano.Tano Grasso, proprio oggi, sul Corriere della Sera, metteva in guardia contro il "gomorrismo" come retorica buna a lavarsi la coscienza.% giorni fa a castelvolturno,il luogo dove nel film vengono ammazzati i due balordi, è stato ucciso per davvero con una pistolettata alla testa,Domenico Noviello, un imprenditore che aveva osato denunciare otto anna fa tre Casalesi:l'omicidio è passato nel silenzio dei media, proprio mentre erano tutti presi a celebrare il film.Come vedi ho ben ragione ad avere le perplessità che ho.Ciao

il Russo ha detto...

Guara Franco che la tua analisi non la campo alle ortiche affatto, dico solo che (Magari) gomorra può sortire l'effetto e l'indignazione che altri film (la Piovra per la criminalità, The day after durante la guerra fredda per fare un paio d'esempi) riuscirono a sortire in altri anni su una popolazione addormentata.
Ma forse hai ragione tu, quella era un'altra Italia ed un altro mondo e qualche speranza c'era ancora , forse il mezzo televisivo e cinematografico oggi non fa più presa nelle coscienze ormai abbruttite ed assuefatte ad ogni schifezza (in fondo in fondo per le immagini di Abu Ghraib nessuno che contava ha pagato negli States, e un ministro che diede del rompicoglioni 5 anni fa ad un giurislavorista ammazzato dalle br oggi é nuovamente ministro) ....