assicurandomi un buon numero di commenti indignati (giustamente) per la celerità con la quale il cane da guardia del (neo) padrone scatta contro i cattivi di turno, solo che un commento arrivato ieri su questo spazio a proposito del caso Gabanelli-Barnard mi ha spinto ad affrontare di petto un certo tipo d'argomento tralasciando i facili consensi.
Donna Cannone ha detto...
"Ciao Russo, conoscevo la questione della manleva per i giornalisti, ma non questo caso. Se è vero ciò che scrive, la Gabanelli si rivela davvero meschina.
....
E venendo a te, a noi blogger, come dici, anche se uno solo legge quello che scriviamo, vale la pena di farlo. Stando come stanno le cose e la chiusura mediatica italiana, il cosiddetto "giornalismo diffuso" di noi blogger & company è uno dei pochi strumenti di resistenza e comunicazione che ci rimane. Ma ci pensi come sarebbe ora senza internet e senza blog????"
Ho iniziato a pensarci, perchè a questo servono i commenti che postiamo, a stimolare riflessioni, e non ho potuto fare a meno di rcordare una frase che ho letto in questi giorni da parte di D'Avanzo nel suo "scambio di opinioni" con Travaglio sul caso Schifani.
Ma andiamo con ordine, chi ha perso questo scambio epistolare dedichi dieci minuti del suo tempo leggendo tutti gli articoli da me linkati senza limitarsi ai principali passaggi che comunque riporterò, perchè qualche riflessione potrebbe indurvi a farla.
Il primo protagonista é il giornalista Giuseppe d'Avanzo, autore di autentici scoop come l'affaire telecom-servizi segreti, agente Betulla, Abu Omar e altri, che martedì scrive questo:
La lezione del caso Schifani da la Repubblica del 13/05/2008
"E' utile ragionare sul "caso Schifani". E - ancora una volta - sul giornalismo d'informazione, sulle "agenzie del risentimento", sull'antipolitica. Marco Travaglio sostiene, per dirne una, che fin "dagli anni Novanta, Renato Schifani ha intrattenuto rapporti con Nino Mandalà il futuro boss di Villabate" e protesta: "I fascistelli di destra, di sinistra e di centro che mi attaccano, ancora non hanno detto che cosa c'era di falso in quello che ho detto"... "I filosofi ( Bernard Williams, ad esempio) spiegano che la verità offre due differenti virtù: la sincerità e la precisione. La sincerità implica semplicemente che le persone dicano ciò che credono sia vero. Vale a dire, ciò che credono. La precisione implica cura, affidabilità, ricerca nello scovare la verità, nel credere a essa. Il "giornalismo dei fatti" ha un metodo condiviso per acquisire la verità possibile. Contesti, nessi rigorosi, fonti plurime e verificate e anche così, più che la verità, spesso, si riesce a capire soltanto dov'è la menzogna e, quando va bene, si può ripetere con Camus: "Non abbiamo mentito" (lo ha ricordato recentemente Claudio Magris)." "Nel "caso Schifani" non si può stare dalla parte di nessuno degli antagonisti."... "si può stare soltanto con i lettori/spettatori che meritano, a fronte delle miopie, opacità, errori, inadeguatezze della classe politica, un'informazione almeno esplicita nel metodo e trasparente nelle intenzioni."
Puntuale il giorno dopo arriva la replica del secondo protagonista, Marco Travaglio, che oltre alla propria partecipazione ad Anno Zero ed i suoi corsivi su l'Unità, scrive pure sulle pagine de la Repubblica Torino, il tutto in perfetto "Travaglio style".

Su Schifani ho raccontato solo i fatti da la Repubblica del 14/05/2008
"Caro direttore, ringrazio D'Avanzo per la lezione di giornalismo che mi ha impartito su Repubblica di ieri. Si impara sempre qualcosa, nella vita. Ma, per quanto mi riguarda, temo di essere ormai irrecuperabile, avendo lavorato per cattivi maestri come Montanelli, Biagi, Rinaldi, Furio Colombo e altri. I quali, evidentemente, non mi ritenevano un pubblico mentitore, un truccatore di carte che "bluffa", "avvelena il metabolismo sociale" e "indebolisce le istituzioni", un manipolatore di lettori "inconsapevoli", quale invece mi ritiene D'Avanzo."... "E mi sono limitato a rammentare un fatto vero a proposito di uno dei tanti politici citati nel libro".... "Che cosa c'entri tutto questo con le "agenzie del risentimento" e il "qualunquismo antipolitico" di cui parla D'Avanzo, mi sfugge." "Ora che - pare - Schifani ha deciso di querelarmi, un giudice deciderà se quel che ho detto è vero o non è vero. Almeno in tribunale, si bada ai fatti e le chiacchiere stanno a zero: o hai detto il vero o hai detto il falso. Io sono certo di avere detto il vero, e tra l'altro solo una minima parte. Oltretutto c'è già un precedente specifico: quando, per primo, Marco Lillo rivelò queste cose sull'Espresso nel 2002, Schifani lo denunciò. Ma la denuncia venne archiviata nel 2007 perché - scrive il giudice - "l'articolo si presenta sostanzialmente veritiero". Approfitto di questo spazio per ringraziare i tanti colleghi e lettori (anche di Repubblica) che in questi giorni difficili mi hanno testimoniato solidarietà. Tenterò, pur con tutti i miei limiti, di continuare a non deluderli."
Ed ecco (in parte) la conclusione di D'Avanzo, una serie di pugni nello stomaco.
Non sempre i fatti sono la realtà da la Repubblica del 14/05/2008
"Non so che cosa davvero pensassero dell'allievo gli eccellenti maestri di Marco Travaglio (però, che irriconoscenza trascurare le istruzioni del direttore de il Borghese).Il buon senso mi suggerisce, tuttavia, che almeno una volta Montanelli, Biagi, Rinaldi, forse addirittura Furio Colombo, gli abbiano raccomandato di maneggiare con cura il "vero" e il "falso": "qualifiche fluide e manipolabili" come insegna un altro maestro, Franco Cordero. Di questo si parla, infatti, cari lettori - che siate o meno ammiratori di Travaglio; che siate entusiasti, incazzatissimi contro ogni rilievo che gli si può opporre o soltanto curiosi di capire. Che cos'è un "fatto", dunque? Un "fatto" ci indica sempre una verità? O l'apparente evidenza di un "fatto" ci deve rendere guardinghi, più prudenti perché può indurci in errore? Non è questo l'esercizio indispensabile del giornalismo che, "piantato nel mezzo delle libere istituzioni", le può corrompere o, al contrario, proteggere? Ancora oggi Travaglio ("Io racconto solo fatti") si confonde e confonde i suoi lettori. Sostenere: "Ancora a metà degli anni 90, Schifani fu ingaggiato dal Comune di Villabate, retto da uomini legato al boss Mandalà di lì a poco sciolto due volte per mafia" indica una traccia di lavoro e non una conclusione."...
"Certo, nasce un interrogativo che dovrebbe convincere Travaglio ad abbandonare, per qualche tempo, le piazze del Vaffanculo, il salotto di Annozero, i teatri plaudenti e andarsene in Sicilia ad approfondire il solco già aperto pazientemente dalle inchieste di Repubblica (Bellavia, Palazzolo) e l'Espresso (Giustolisi, Lillo) e che, al di là di quel che è stato raccontato, non hanno offerto nel tempo ulteriori novità. ' l'impegno che Travaglio trascura. Il nostro amico sceglie un comodo, stortissimo espediente. Si disinteressa del "vero" e del "falso". Afferra un "fatto" controverso (ne è consapevole, perché non è fesso). Con la complicità della potenza della tv - e dell'impotenza della Rai, di un inerme Fazio - lo getta in faccia agli spettatori lasciandosi dietro una secrezione velenosa che lascia credere: "Anche la seconda carica dello Stato è un mafioso...". Basta leggere i blog per rendersene conto. Anche se Travaglio non l'ha mai detta, quella frase, è l'opinione che voleva creare. Se non fosse un tartufo, lo ammetterebbe. "Discutiamo di questo metodo, cari lettori.
Del "metodo Travaglio" e delle "agenzie del risentimento". Di una pratica giornalistica che, con "fatti" ambigui e dubbi, manipola cinicamente il lettore/spettatore. Ne alimenta la collera. Ne distorce la giustificatissima rabbia per la malapolitica."... "Farò un esempio che renderà, forse, più chiaro quanto può essere letale questo metodo. 8 agosto del 2002. Marco telefona a Pippo. Gli chiede di occuparsi dei "cuscini". Marco e Pippo sono in vacanza insieme, concludono per approssimazione gli investigatori di Palermo. Che, durante le indagini, trovano un'ambigua conferma di quella villeggiatura comune. Prova maligna perché intenzionale e non indipendente. Fonte, l'avvocato di Michele Aiello. Il legale dice di aver saputo dal suo assistito che, su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l'albergo a Marco. Forse, dicono gli investigatori, un residence nei dintorni di Trabia. Michele Aiello, ingegnere, fortunato impresario della sanità siciliana, protetto dal governatore Totò Cuffaro (che, per averlo aiutato, beccherà 5 anni in primo grado), è stato condannato a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso. Pippo è Giuseppe Ciuro, sottufficiale di polizia giudiziaria, condannato a 4 anni e 6 mesi per aver favorito Michele Aiello e aver rivelato segreti d'ufficio utili a favorire la latitanza di Bernardo Provenzano. Marco è Marco Travaglio. Ditemi ora chi può essere tanto grossolano o vile da attribuire all'integrità di Marco Travaglio un'ombra, una colpa, addirittura un accordo fraudolento con il mafioso e il suo complice? Davvero qualcuno, tra i suoi fiduciosi lettori o tra i suoi antipatizzanti, può credere che Travaglio debba delle spiegazioni soltanto perché ha avuto la malasorte di farsi piacere un tipo (Giuseppe Ciuro) che soltanto dopo si scoprirà essere un infedele manutengolo? Nessuno, che sia in buona fede, può farlo."... "Cari lettori, anche Travaglio può essere travolto dal "metodo Travaglio". Travaglio - temo - non ha alcun interesse a raccontarvelo (ecco la sua insincerità) e io penso (ripeto) che la sana, necessaria critica alla classe politico-istituzionale meriti onesto giornalismo e fiducia nel destino comune. Non un qualunquismo antipolitico alimentato, per interesse particolare, da un linciaggio continuo e irrefrenabile che può contaminare la credibilità di ogni istituzione e la rispettabilità di chiunque."

Ora, da che parte sta il Russo?
Ho apprezzato e apprezzo particolarmente il lavoro di Travaglio, fui uno dei pochi che comprò "L'odore dei soldi" PRIMA che andasse da Luttazzi, ma questa volta mi devo piegare al metodo D'Avanzo.
Innanzitutto D' Avanzo sa bene cosa vuol dire sbagliare imbastendo un pezzo senza verificare attentamente la notizia, ma soprattutto per il semplice motivo che é ora di piantarla di fare numeri del genere e sentirsi rampognare da un Facci qualsiasi, perchè una cosa é dire che Berlusconi si teneva in casa un mafioso (Mangano é provato che "esercitava" già in quel periodo) un'altra é avere forti indizi per supporre certe cose sul presidente del Senato ma, non avendo prove documentali, passare per mistificatori.
Perchè io capirei nella rissa del pre-elezioni ma, a differenza della destra, non si può fare opposizione solleticando gli istinti più bassi.
Siccome Noi siamo meglio di loro e odiamo il qualunquismo, é solo fornendo le necessarie prove documentate (così avvennero le dimissioni di Scajola, la scorta non c'era ma la registrazione che Biagi fosse un "rompicoglioni" sì: fora di bali ministro del g8!) e non sparando a raffica insinuando il dubbio senza provare la colpa.
Ma vi dirò di più, ierlaltro viaggiando in treno un tizio si siede all'altezza di Venezia Santa Lucia nel mio scompartimento, tira fuori "La deriva" di Stella ed inizia a leggere.
"Ah" penso fra me e me "un italiano che legge, un italiano che ha coscienza civile visto quello che sfoglia, un cittadino modello!".
Dopo dieci minuti di viaggio, fra lettura e torpore, il soggetto in questione chiede prima ad un vicino poi all'altro se abbiamo già passato la tal stazione e questi, colpevoli di essere stranieri, fanno capire di non comprendere. Il nostro "cittadino modello" alza gli occhi al cielo esclamando un "Eh si, domani..." visibilmente scocciato , glielo dico io, manco lo straccio d'un grazie.
Alla stazione successiva si presenta una signora con valigia reclamando il posto da lei prenotato dove il nostro "cittadino modello" si è indebitamente seduto. Lui prima simula un sonnecchiamento, al che il Russo lo richiama, poi inizia a sbuffare, ci mette una vita a raccogliere giacca e borsa e borbottando se ne va...
L'impressione che mi ha dato e che sempre più ho é questa: c'è un' Italia, di destra e di sinistra, che non vede l'ora di sottolineare, insinuare, vaffanculeggiare chiunque appellandosi ad una pretesa propria moralità superiore e rispetto delle regole che vale sino a che non tocca la propria persona.
Allora no, allora io dico basta: io mi ricordo che essere di sinistra voleva dire essere per una giustizia giusta, per l'equità nei diritti ma anche nei doveri, garantisti sino a prova contraria, difensori della libera stampa ma incazzosi verso chi scrive cose per solleticare gli istinti più bassi (ecco il perchè di certe mie prese di posizione su Libero e Giornale), portatori sani di democrazia ed esempi per gli altri, mi ricordo un bel manifesto elettorale degli anni '70 di un partito che non c'é più da quasi vent'anni che diceva: Noi abbiamo (avevamo?) le mani pulite. Chi può dire altrettanto?

Se vogliamo fare opposizione, anche a livello mediatico, é ora di smetterla di fare gli ultras (almeno chi il giornalista lo fa di professione) ma tornare a fare giornalismo d'inchiesta, cercando la Verità dimostrandola, come si é fatto per Genova, come si é fatto per Telekom Serbia (a differenza di ciò che ha fatto il Giornale con il conte Marini ecc.), perchè premia, mentre da questa vicenda Marco Travaglio, e un pò tutti noi che lo leggiamo e lo stimiamo, se ne uscirà con le ossa rotte.
Il Russo continuerà a combattere questo governo ed i suoi uomini, ma sempre con le prove in mano, perchè noi siamo meglio di loro.
Adesso, chi ha avuto la costanza di leggere tutto può iniziare a dire la sua!
Ma andiamo con ordine, chi ha perso questo scambio epistolare dedichi dieci minuti del suo tempo leggendo tutti gli articoli da me linkati senza limitarsi ai principali passaggi che comunque riporterò, perchè qualche riflessione potrebbe indurvi a farla.
Il primo protagonista é il giornalista Giuseppe d'Avanzo, autore di autentici scoop come l'affaire telecom-servizi segreti, agente Betulla, Abu Omar e altri, che martedì scrive questo:
La lezione del caso Schifani da la Repubblica del 13/05/2008
"E' utile ragionare sul "caso Schifani". E - ancora una volta - sul giornalismo d'informazione, sulle "agenzie del risentimento", sull'antipolitica. Marco Travaglio sostiene, per dirne una, che fin "dagli anni Novanta, Renato Schifani ha intrattenuto rapporti con Nino Mandalà il futuro boss di Villabate" e protesta: "I fascistelli di destra, di sinistra e di centro che mi attaccano, ancora non hanno detto che cosa c'era di falso in quello che ho detto"... "I filosofi ( Bernard Williams, ad esempio) spiegano che la verità offre due differenti virtù: la sincerità e la precisione. La sincerità implica semplicemente che le persone dicano ciò che credono sia vero. Vale a dire, ciò che credono. La precisione implica cura, affidabilità, ricerca nello scovare la verità, nel credere a essa. Il "giornalismo dei fatti" ha un metodo condiviso per acquisire la verità possibile. Contesti, nessi rigorosi, fonti plurime e verificate e anche così, più che la verità, spesso, si riesce a capire soltanto dov'è la menzogna e, quando va bene, si può ripetere con Camus: "Non abbiamo mentito" (lo ha ricordato recentemente Claudio Magris)." "Nel "caso Schifani" non si può stare dalla parte di nessuno degli antagonisti."... "si può stare soltanto con i lettori/spettatori che meritano, a fronte delle miopie, opacità, errori, inadeguatezze della classe politica, un'informazione almeno esplicita nel metodo e trasparente nelle intenzioni."
Puntuale il giorno dopo arriva la replica del secondo protagonista, Marco Travaglio, che oltre alla propria partecipazione ad Anno Zero ed i suoi corsivi su l'Unità, scrive pure sulle pagine de la Repubblica Torino, il tutto in perfetto "Travaglio style".
Su Schifani ho raccontato solo i fatti da la Repubblica del 14/05/2008
"Caro direttore, ringrazio D'Avanzo per la lezione di giornalismo che mi ha impartito su Repubblica di ieri. Si impara sempre qualcosa, nella vita. Ma, per quanto mi riguarda, temo di essere ormai irrecuperabile, avendo lavorato per cattivi maestri come Montanelli, Biagi, Rinaldi, Furio Colombo e altri. I quali, evidentemente, non mi ritenevano un pubblico mentitore, un truccatore di carte che "bluffa", "avvelena il metabolismo sociale" e "indebolisce le istituzioni", un manipolatore di lettori "inconsapevoli", quale invece mi ritiene D'Avanzo."... "E mi sono limitato a rammentare un fatto vero a proposito di uno dei tanti politici citati nel libro".... "Che cosa c'entri tutto questo con le "agenzie del risentimento" e il "qualunquismo antipolitico" di cui parla D'Avanzo, mi sfugge." "Ora che - pare - Schifani ha deciso di querelarmi, un giudice deciderà se quel che ho detto è vero o non è vero. Almeno in tribunale, si bada ai fatti e le chiacchiere stanno a zero: o hai detto il vero o hai detto il falso. Io sono certo di avere detto il vero, e tra l'altro solo una minima parte. Oltretutto c'è già un precedente specifico: quando, per primo, Marco Lillo rivelò queste cose sull'Espresso nel 2002, Schifani lo denunciò. Ma la denuncia venne archiviata nel 2007 perché - scrive il giudice - "l'articolo si presenta sostanzialmente veritiero". Approfitto di questo spazio per ringraziare i tanti colleghi e lettori (anche di Repubblica) che in questi giorni difficili mi hanno testimoniato solidarietà. Tenterò, pur con tutti i miei limiti, di continuare a non deluderli."
Ed ecco (in parte) la conclusione di D'Avanzo, una serie di pugni nello stomaco.
Non sempre i fatti sono la realtà da la Repubblica del 14/05/2008
"Non so che cosa davvero pensassero dell'allievo gli eccellenti maestri di Marco Travaglio (però, che irriconoscenza trascurare le istruzioni del direttore de il Borghese).Il buon senso mi suggerisce, tuttavia, che almeno una volta Montanelli, Biagi, Rinaldi, forse addirittura Furio Colombo, gli abbiano raccomandato di maneggiare con cura il "vero" e il "falso": "qualifiche fluide e manipolabili" come insegna un altro maestro, Franco Cordero. Di questo si parla, infatti, cari lettori - che siate o meno ammiratori di Travaglio; che siate entusiasti, incazzatissimi contro ogni rilievo che gli si può opporre o soltanto curiosi di capire. Che cos'è un "fatto", dunque? Un "fatto" ci indica sempre una verità? O l'apparente evidenza di un "fatto" ci deve rendere guardinghi, più prudenti perché può indurci in errore? Non è questo l'esercizio indispensabile del giornalismo che, "piantato nel mezzo delle libere istituzioni", le può corrompere o, al contrario, proteggere? Ancora oggi Travaglio ("Io racconto solo fatti") si confonde e confonde i suoi lettori. Sostenere: "Ancora a metà degli anni 90, Schifani fu ingaggiato dal Comune di Villabate, retto da uomini legato al boss Mandalà di lì a poco sciolto due volte per mafia" indica una traccia di lavoro e non una conclusione."...
"Certo, nasce un interrogativo che dovrebbe convincere Travaglio ad abbandonare, per qualche tempo, le piazze del Vaffanculo, il salotto di Annozero, i teatri plaudenti e andarsene in Sicilia ad approfondire il solco già aperto pazientemente dalle inchieste di Repubblica (Bellavia, Palazzolo) e l'Espresso (Giustolisi, Lillo) e che, al di là di quel che è stato raccontato, non hanno offerto nel tempo ulteriori novità. ' l'impegno che Travaglio trascura. Il nostro amico sceglie un comodo, stortissimo espediente. Si disinteressa del "vero" e del "falso". Afferra un "fatto" controverso (ne è consapevole, perché non è fesso). Con la complicità della potenza della tv - e dell'impotenza della Rai, di un inerme Fazio - lo getta in faccia agli spettatori lasciandosi dietro una secrezione velenosa che lascia credere: "Anche la seconda carica dello Stato è un mafioso...". Basta leggere i blog per rendersene conto. Anche se Travaglio non l'ha mai detta, quella frase, è l'opinione che voleva creare. Se non fosse un tartufo, lo ammetterebbe. "Discutiamo di questo metodo, cari lettori.
Del "metodo Travaglio" e delle "agenzie del risentimento". Di una pratica giornalistica che, con "fatti" ambigui e dubbi, manipola cinicamente il lettore/spettatore. Ne alimenta la collera. Ne distorce la giustificatissima rabbia per la malapolitica."... "Farò un esempio che renderà, forse, più chiaro quanto può essere letale questo metodo. 8 agosto del 2002. Marco telefona a Pippo. Gli chiede di occuparsi dei "cuscini". Marco e Pippo sono in vacanza insieme, concludono per approssimazione gli investigatori di Palermo. Che, durante le indagini, trovano un'ambigua conferma di quella villeggiatura comune. Prova maligna perché intenzionale e non indipendente. Fonte, l'avvocato di Michele Aiello. Il legale dice di aver saputo dal suo assistito che, su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l'albergo a Marco. Forse, dicono gli investigatori, un residence nei dintorni di Trabia. Michele Aiello, ingegnere, fortunato impresario della sanità siciliana, protetto dal governatore Totò Cuffaro (che, per averlo aiutato, beccherà 5 anni in primo grado), è stato condannato a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso. Pippo è Giuseppe Ciuro, sottufficiale di polizia giudiziaria, condannato a 4 anni e 6 mesi per aver favorito Michele Aiello e aver rivelato segreti d'ufficio utili a favorire la latitanza di Bernardo Provenzano. Marco è Marco Travaglio. Ditemi ora chi può essere tanto grossolano o vile da attribuire all'integrità di Marco Travaglio un'ombra, una colpa, addirittura un accordo fraudolento con il mafioso e il suo complice? Davvero qualcuno, tra i suoi fiduciosi lettori o tra i suoi antipatizzanti, può credere che Travaglio debba delle spiegazioni soltanto perché ha avuto la malasorte di farsi piacere un tipo (Giuseppe Ciuro) che soltanto dopo si scoprirà essere un infedele manutengolo? Nessuno, che sia in buona fede, può farlo."... "Cari lettori, anche Travaglio può essere travolto dal "metodo Travaglio". Travaglio - temo - non ha alcun interesse a raccontarvelo (ecco la sua insincerità) e io penso (ripeto) che la sana, necessaria critica alla classe politico-istituzionale meriti onesto giornalismo e fiducia nel destino comune. Non un qualunquismo antipolitico alimentato, per interesse particolare, da un linciaggio continuo e irrefrenabile che può contaminare la credibilità di ogni istituzione e la rispettabilità di chiunque."

Ora, da che parte sta il Russo?
Ho apprezzato e apprezzo particolarmente il lavoro di Travaglio, fui uno dei pochi che comprò "L'odore dei soldi" PRIMA che andasse da Luttazzi, ma questa volta mi devo piegare al metodo D'Avanzo.
Innanzitutto D' Avanzo sa bene cosa vuol dire sbagliare imbastendo un pezzo senza verificare attentamente la notizia, ma soprattutto per il semplice motivo che é ora di piantarla di fare numeri del genere e sentirsi rampognare da un Facci qualsiasi, perchè una cosa é dire che Berlusconi si teneva in casa un mafioso (Mangano é provato che "esercitava" già in quel periodo) un'altra é avere forti indizi per supporre certe cose sul presidente del Senato ma, non avendo prove documentali, passare per mistificatori.
Perchè io capirei nella rissa del pre-elezioni ma, a differenza della destra, non si può fare opposizione solleticando gli istinti più bassi.
Siccome Noi siamo meglio di loro e odiamo il qualunquismo, é solo fornendo le necessarie prove documentate (così avvennero le dimissioni di Scajola, la scorta non c'era ma la registrazione che Biagi fosse un "rompicoglioni" sì: fora di bali ministro del g8!) e non sparando a raffica insinuando il dubbio senza provare la colpa.
Ma vi dirò di più, ierlaltro viaggiando in treno un tizio si siede all'altezza di Venezia Santa Lucia nel mio scompartimento, tira fuori "La deriva" di Stella ed inizia a leggere.
"Ah" penso fra me e me "un italiano che legge, un italiano che ha coscienza civile visto quello che sfoglia, un cittadino modello!".
Dopo dieci minuti di viaggio, fra lettura e torpore, il soggetto in questione chiede prima ad un vicino poi all'altro se abbiamo già passato la tal stazione e questi, colpevoli di essere stranieri, fanno capire di non comprendere. Il nostro "cittadino modello" alza gli occhi al cielo esclamando un "Eh si, domani..." visibilmente scocciato , glielo dico io, manco lo straccio d'un grazie.
Alla stazione successiva si presenta una signora con valigia reclamando il posto da lei prenotato dove il nostro "cittadino modello" si è indebitamente seduto. Lui prima simula un sonnecchiamento, al che il Russo lo richiama, poi inizia a sbuffare, ci mette una vita a raccogliere giacca e borsa e borbottando se ne va...
L'impressione che mi ha dato e che sempre più ho é questa: c'è un' Italia, di destra e di sinistra, che non vede l'ora di sottolineare, insinuare, vaffanculeggiare chiunque appellandosi ad una pretesa propria moralità superiore e rispetto delle regole che vale sino a che non tocca la propria persona.
Allora no, allora io dico basta: io mi ricordo che essere di sinistra voleva dire essere per una giustizia giusta, per l'equità nei diritti ma anche nei doveri, garantisti sino a prova contraria, difensori della libera stampa ma incazzosi verso chi scrive cose per solleticare gli istinti più bassi (ecco il perchè di certe mie prese di posizione su Libero e Giornale), portatori sani di democrazia ed esempi per gli altri, mi ricordo un bel manifesto elettorale degli anni '70 di un partito che non c'é più da quasi vent'anni che diceva: Noi abbiamo (avevamo?) le mani pulite. Chi può dire altrettanto?
Se vogliamo fare opposizione, anche a livello mediatico, é ora di smetterla di fare gli ultras (almeno chi il giornalista lo fa di professione) ma tornare a fare giornalismo d'inchiesta, cercando la Verità dimostrandola, come si é fatto per Genova, come si é fatto per Telekom Serbia (a differenza di ciò che ha fatto il Giornale con il conte Marini ecc.), perchè premia, mentre da questa vicenda Marco Travaglio, e un pò tutti noi che lo leggiamo e lo stimiamo, se ne uscirà con le ossa rotte.
Il Russo continuerà a combattere questo governo ed i suoi uomini, ma sempre con le prove in mano, perchè noi siamo meglio di loro.
Adesso, chi ha avuto la costanza di leggere tutto può iniziare a dire la sua!
21 commenti:
russo, il discorso è semplice: quanti italiani sapevano delle frequentazioni del neo presidente del senato? è un fatto di interesse pubblico o meno? coloro che non ne erano a conoscienza, sarebbero mai venuti a saperlo (se non tramite questo polverone mediatico)?
Poi D'Avanzo può fare tutte le considerazioni che ritiene più opportune in merito ai modi, alla forma del "travaglio style". Io mi occupo invece della sostanza. Con ciò non intendo minimamente accusare il sig Schifani: ho già puntualizzato di essere un garantista. Gradirei però alcuni chiarimenti.
premesso che Travaglio in linea di massima mi è sempre piaciuto devo però dire che in questa occasione non ho condiviso quello che lui ha detto in quanto mancava il contraddittorio. Lui avrebbe a mio avviso potuto dire tutto quello che voleva, ma doveva essere presente anche Schifani. E' troppo facile parlare senza avere di fronti chi controbbatte.
Wasp ti invito a leggere tutto, lo so che é lungo, ma se avessi letto tutti e tre i pezzi (i due di D'Avanzo e quello di Travaglio) non avresti fatto queste considerazioni, perchè Travaglio non espone fatti, ci induce a fare collegamenti...
p.s. Io, sarà che sono abbonato all'Espresso e leggo tra gli altri anche Repubblica, ste cose le sapevo proprio grazie a D'Avanzo, con la differenza che ad un certo punto indagando sul campo non aveva più trovato sbocchi. Ribadisco, per quanto possa apparire lungo leggete TUTTO, allora vi si porrà un problema del quale mi piacerebbe discutere.
riflessione sull'ultima parte del post: negli ultimi anni, per via di molte cause, l'italiano di sinistra ha iniziato ha pensare esclusivamente ai cazzi suoi, e non c'è più il rispetto per gli altri o delle regole. ogni giorno vedo gente che passa dalle preferenziali perchè c'è coda, che ti incula appena ti volti (figurativo). l'italiano medio di sinistra si sta abbrutendo.. noi eravamo migliori, ora non so.
ps: schifani è mafioso a prescindere dai fatti, basta guardarlo! (e non è il solo) :P
apparte gli scherzi, apsetto la fine della vicenda per farmi un'idea, travaglio ultimamente ha preso il puzzo di grillo, che spara accuse a caso colpendo qualcuno..
Russo! Mi sei piaciuto!
Io ho una mia opinione sulla politica attuale! Semplicemente non si fa più!
La casta ad esempio è stao il libro più venduto, e la maggior aprte dei lettori sono i "cittadini modello" che hai descritto tu! Sono quelli che dicono che i politici son tutti uguali, son tutti mafiosi e quindi si sentono quasi giustificati a comportarsi male, a evadere le tasse, a fare i furbi. Perchè tanto ,lo fanno anche i politici!
Giusto far capire alla gente che in questo attuale gocerno ci sono persone cha sono immischiate con la mafia! Giustissimo!
Ma possibile che stimiamo Di Pietro solo perchè ha avuto il coraggio di dire del mafioso a Berlusconi? Ma vogliamo parlare del suo programma politico? Vogliamo capire che lui è di DESTRA?
Quel manifesto del Pc è molto bello, a pensare che aveva un programma alternativo e poteva vantarsi di essere pulito! pPoteva vantarsi di porre la questione morale! Ma ora?
Ora che sono finite le idee forti, è finita anche l'onestà di quelle persone!
Ripeto fino alla nausea, qui non si fa più politica! Si sta sfociando in un qualunquismo molto pericoloso. Ricordiamo che il fascismo è nato durante un periodo di sfiducia nella politica e recessione economica...attenzione ai populisti!
Caro Russo
per me le questioni sono tre: il metodo Travaglio, la censura, la situazione politica.
Per quanto riguarda il "metodo Travaglio" quello che ho letto nel tuo post non fa altro che confermare la sensazione che ho sempre avuto: Travaglio parte da alcuni fatti reali e ci costruisce sopra il suo personaggio. Quello che non mi piace di lui è che non sempre il suo lavoro risulta onesto. Ultimamente due cose mi hanno fatto riflettere. La prima è che, sul blog del suo amico Grillo, c'era una polemica sul fatto che, dall'elenco dei candidati alle elezioni che hanno o hanno avuto problemi con la giustizia Travaglio aveva omesso alcuni nomi giudicando che il reato di questi fosse meno grave o comunque più giustificato di quello di altri (casualmente erano soltanto nomi della lista di Di Pietro!). Crede veramente Travaglio che la gente non sia in grado di giudicare da sola?! La seconda cosa che ha contribuito a costruire la mia opinione su di lui è stata la presentazione del suo libro alla quale ho assistito in campagna elettorale e alla fine della quale la folla acclamante a chiesto a "Marco" per chi dovesse votare e lui ha risposto "Di Pietro!". A me fa schifo la folla acclamante e non capisco come faccia Travaglio a consigliare di votare Di Pietro!!!
Il secondo tema del tuo post è: a prescindere dal fatto che Travaglio sia più o meno valido come giornalista o abbia più o meno offeso personalmente qualcuno, è giusto mettere sotto accusa intere trasmissioni fino ad arrivare, addirittura, a pensare di chiuderle?? Naturalmente io penso che non sia giusto e spero che non si torni ai tempi dell'editto bulgaro o peggio.
La terza riflessione riguarda la situazione politica e su questa sono totalmente d'accordo con la tua analisi. Anzi devo dire che non avrei saputo esprimere in maniera migliore la sensazione che ho quando mi guardo intorno. Ti prego aiutiamoci, facciamo qualcosa.
concordo con le motivazioni di D'Avanzo.
Non ho mai amato il metodo Travaglio,da tempo.Il giornalista ha scritto bene quello che non riuscivo a mettere in forma scritta io.
Credo che si debba essere onesti con i lettori,ad esempio nel mio piccolissimo:io non faccio informazione sul mio blog,prendo dei fatti ,delle considerazioni e le commento,aprendo il dibattito con gli altri
Il confine con il blogger e un giornalista è questo,parlo in generale non dei blogger giornalisti
Per questo essere sinceri,riportare il tutto a un dibattito popolare.
Travaglio non mi ha mai convinto,penso che abbia un personaggio per il pubblico giustizialista e populista,ma ad esempio...Metteranno mano sulla Legge Gozzini,la quale pur avendo dei limiti è utilissima,i carcerati meritano di essere recuperati.Non si può pensare che un delinquente lo rimango sempre-valutando ovviamente caso x caso-
oltretutto la situazione dei carceri è drammatica:persone che aspettano di essere giudicate chiuse in cella,ecc..
Ecco si dovrebbe fare una bella inchiesta:Riccardo Bocca,ne ha fatto una bellissima sull'Espresso.
Questo è giornalismo di inchiesta,valutare un problema profondamente
Non fare il Savonarola dei pezzenti!
ciao,davide
La trasmissione di Fazio non l'ho vista anche se poi ho visto alcuni spezzoni di video: non mi è piaciuto l'atteggiamento servile di Fabio e non mi sembra che Travaglio abbia detto cose nuove rispetto ai libri che ha scritto. Il conduttore ha fatto una domanda e lui ha risposto. E chi è Travaglio si sa fin da quando lo si invita...
Trovo ridicola la posizione di chi (Finocchiaro compresa) ha parlato di contraddittorio. In una intervista non c'è contraddittorio. Chi si è sentito offeso può chiedere uno spazio per replicare o può querelare. Finito qui.
D'altronde Travaglio ormai ci ha fatto l'abitudine...
Belli, belli, belli.
Tutti i commenti sopra entrano nel merito, mostrano persone che documentatesi hanno sviluppato una propria opinione e la tirano fuori, sanno vedere il buono ed il cattivo senza farsi accecare da partigianeria pro o contro qualcuno.
Credo che sia questa la strada per costruire un progetto, un'idea, un qualcosa che potrà un domani diventare cultura dominante da (non di) governo democratico.
Concordo con Paolo Rossi che stamane in un'intervista dice che nei politici di sinistra tutti vede solo molta mediocrità, aggiungo che quelli che scrivono qua (qualsiasi sia la forza che hanno votato)sono molto più maturi ed onesti intellettualmente di ciò che crede chi li rappresenta.
Il mio non è populismo o qualunquismo d'accatto, il mio é sano realismo comprovato dagli scritti che appaiono su questo e la stragrande maggioranza dei miei blog amici.
condivido in toto il pensiero di franca. L'esposizione di un fatto, in quanto tale, non necessita di alcun contraddittorio, al contrario delle opinioni, idee o comunque punti di vista soggettivi. Russo, se provassi a leggere bene, magari concluderesti che lo stesso D'Avanzo induce a fare collegamenti. Non m'importa una mazza delle associazioni che si potrebbero trarre dall'esposizione di un fatto, una vicenda. A me interessa il fatto in sè. Se una persona che ascolta Travaglio ha l'encefalo bacato, e conclude che Schifani è un mafioso, questo è affar suo.
Wasp wasp...
ma quale "encefalo bacato". Se uno capisce che Schifani è un mafioso è perchè Travaglio è questo che voleva dire. Nessuno vuole negare a Travaglio di dire quello che pensa e sa ma non facciamo gli ingenui!
Io non voglio puntare il dito sull'impreparazione di Fazio, che gioca a fare il giornalista intervistando uno scrittore ma non essendo sufficientemente informato sui fatti dibattuti ne esce malissimo, o il fatto che non c'era contradditorio che secondo me é cosa che non merita manco d'esser dibattuta, bensì sul metodo empirico con il quale D'Avanzo sbagascia in un sol colpo anni di metodo Travaglio, a mio giudizio è un colpo ferale alla credibilità del metodo stesso per chiunque ragioni e approfondisca a sinistra come (purtroppo o per fortuna) a destra, i fedayn pro Silvio o colpevolisti a prescindere continueranno a scannarsi come nulla fosse accaduto (alle due parti in causa non interessa vincere con il sudore meritando, bensì stravincere contro il nemico)...
Se non torniamo a far cultura, a ragionare e ad argomentare perderemo in eterno, perchè semplificando avranno sempre gioco facile loro.
Sabato sera Travaglio in televisione ha detto che se non hai il guinzaglio, in televisione non ci vai. Come mai allora è ormai un appuntamento fisso? Secondo il mio modestissimo parere, ha raggiunto un'esposizione mediatica che può interferire con la sua libertà di espressione. Quando si arriva a quel punto, il rischio maggiore è quello di specchiarsi nel proprio successo. L' assoluta verità, può passare in secono piano rispetto alla volontà, di mantenere quella posizione di privilegio perchè ricattabile. Poi considero questo aizzare le folle contro qualcuno, un voler creare una situazione per mantenere questa sua importanza.Infatti, più che continuare ad elencare le cose che non vanno, sarebbe ora di dire alla gente: La colpa per come vanno le cose è anche vostra. Ognuno deve essere il giornalista della propria vita alla ricerca della verità assoluta. Senza bisogno di guide, perchè solo le pecore hanno bisogno di un pastore. Il suo lavoro deve essere il lavoro di uno dei tanti, che vuole un paese migliore e non, un idolo come lo stanno dipingendo.
Caro Russo, ho letto fino all'ultima tua sillaba alternando dolore e rammarico. Il metodo Travaglio è l'unico possibile per un'informazione-opposizione rigorosa e credibile, ammesso che gli sia ancora dato modo di applicarlo da qualche parte...
Ho appena ascoltato il discorso sulla fiducia...la Finocchiaro mi ha fatto cadere le braccia. Mi sa che l'era dialogante seria si trasferirà tutta sui blog. Altri spazi non ne vedo proprio più...
x Lucia: ma come fa uno che, a tuo parere, fa "una informazione-opposizione rigorosa e credibile" a votare Di Pietro? Di Pietro non si è candidato per fare il duro e puro contro Berlusconi, si è candidato per vincere con Veltroni e tutti gli esponenti di quella "casta" che Travaglio e i suoi amici disprezzano tanto.
ciao ancora russo.
per correttezza d'informazione, potresti riportare anche la replica di Travaglio a D'Avanzo? la trovi sul suo blog. grazie
Ciao, lo farei molto volentieri ma qual'è l'indirizzo? L'unico blog che trovo é quello non ufficiale dove si parla di una causa persa da Travaglio contro Confalonieri pubblicata con acrobat al contrario...
Fammi sapere!
ti ho risposto sul mio blog. rinnovo i saluti
russo anch'io ho parlato di questa vicenda. L'informazione in Italia è troppo vaga in molti casi e alcune notizie che vengono date per certe poi si rivelano infondate del tutto o parzialmente. Oppure sono riciclate ma sventolate in modo da ricreare un certo clima. Anch'io sono d'accordo con d'avanzo.
E credo anche che quando una persona è assente non debba essere chiamata in causa per delle accuse così gravi. Bisogna fargliele in faccia e dare spazio alla replica.
A parte che un presidente del senato dovrebbe essere pulito e specchiato, ma credo che questo sia un altro discorso.
concordo con te che come obiettivo principale in questo momento ci sia il darsi da fare per combattere questo schifosissimo governo
Ma insomma Travaglio è l'unico che in Italia si occupa di certe faccende su cui tutti tacciono per pigrizia , quieto vivere, servilismo e connivenza.
Se una volta o due ha esagerato, dobbiamo crocifiggerlo?
Certi atteggiamenti mi sembra siano troppo pelosi. Riusciamo ad essere ipercritici e poco tolleranti anche con chi sta più o meno dalla nostra parte.
Auguri
Ciao Pellescura, faccio altrettanto!
Pellescura non é la volta o due che ha esagerato, come ho già scritto io Travaglio lo seguo da una vita e ribadisco che ciò che all'inizio scambiavo per pura e semplice schiena dritta é sfociato in un ego straripante.
Ancora ieri sera ad Anno Zero, nonostante un paio di felicissime battute su Castelli, é stato colto in fallo da due politici mediocri tipo Castelli e Tosi: il primo non é stato condannato da un tribunale come invece affermato dal Travaglio (bensì ha ricevuto ingiunzione di rimborsare fondi spesi per non giusta causa) , il secondo é stato rimandato in appello dopo che in cassazione si era respinto il caso di xenofobia al contrario di ciò che il giornalista lasciava intendere (non affermava, e qua c'è tutto il discorso fatto), ossia che la condanna era arrivata in via definitiva.
Ora, io credo che per le prese di posizione di Tosi una condanna in base alla lege Mancino non gliela dovrebbe togliere nessuno e che Castelli sia stato il peggior ministro della giustizia dell'Italia repubblicana, ma se io prendendo per oro colato Travaglio avessi accusato delle cose da lui scritte pubblicamente sti due, mi facevo delle figure di merda e mi beccavo pure delle querele.
Capisci perchè é ora che Travaglio freni la sua irruenza e tari meglio il suo modo di fare giornalismo anche per onestà intellettuale nei confronti di noi suoi lettori?
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